· Città del Vaticano ·

Assieme alla moglie Jeanne-Claude ha inventato la Land art

È morto l’artista Christo

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01 giugno 2020

«Ricordando l’artista Christo e l’incontro intenso e cordiale avuto con lui ad Assisi, davanti a una serie di splendide raffigurazioni delle sue opere, legate a un messaggio da “scoprire” sotto i veli che le avvolgevano»: così, in un tweet, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha salutato Christo Vladimirov Javacheff, morto a New York a 84 anni. Famoso per avere “impacchettato” i monumenti di mezzo mondo, incluse le Mura Aureliane a Roma, nel 2016 ha realizzato il suo ultimo lavoro in Italia con con la passerella sul lago di Iseo, The Floating Piers. Ha lavorato per tutta la vita assieme alla moglie Jeanne-Claude, morta nel 2009. Nati nello stesso giorno, il 13 giugno 1935, i due si sono incontrati a Parigi nel 1958 e si sono rivelati negli anni un duo di artisti eccezionale. Assieme sono stati gli artefici della Land art, ovvero dell’arte di intervenire sul paesaggio e modificarlo. E proprio nella capitale francese è attesa l’ultima creazione di Christo, L’arco di Trionfo impacchettato. Un’idea alla quale lavorava da anni. Un sogno coltivato da quando aveva realizzato un simile progetto al Pont Neuf, e che avrebbe dovuto vedere la luce nel 2020. La crisi seguita alla pandemia mondiale dovuta al coronavirus ha però costretto a rinviare il lavoro di un anno e così l’opera, che sarà comunque realizzata, non nascerà sotto gli occhi del suo creatore. Fra le sue creazioni più famose del mondo c’è il Reichstag di Berlino, avvolto da tessuto argentato, e The Gates, il lungo percorso all’interno di Centrale Park, a New York, realizzato con materiale arancione. Anche Porta Pinciana a Roma è stata imballata da Christo e Jeanne-Claude, mentre a Milano è toccato alla statua di Leonardo da Vinci in piazza della Scala. Ma l’idea che ha avuto maggior impatto è stata l’imponente creazione sul lago di Iseo, la più estesa delle sue trasformazioni di ambienti naturali o cittadini. L’opera oltre al poter essere ammirata poteva essere provata, camminando sopra il ponte galleggiante e divenendo parte attiva dell’installazione. «Lo sapete che non ho alcuna opera esistente? Tutte scompaiono quando sono finite. Ho solo gli schizzi e questo rende in qualche modo il mio lavoro leggendario», sottolineava lo stesso Christo in un’intervista rilasciata al «New York Times» negli anni Novanta. «Ritengo che ci voglia più coraggio a creare cose che poi se ne vanno, che a creare cose che restano», concludeva.