· Città del Vaticano ·

Degas e il dito in bocca

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Dettagli capaci di descrivere un mondo

25 giugno 2020

Quando decise di abbandonare i temi storici per abbracciare la dimensione del realismo, Edgar Degas sapeva di dover essere guardingo per non scadere, a suo dire, in una «osservazione scarna e gretta» della vita che aveva intorno. Occorreva dunque un compromesso: lo trovò mettendo nella rappresentazione della quotidianità la cura che aveva prodigato, fino a quel momento, nello studio dei grandi classici della pittura. Quando approda alla tecnica del pastello — che richiede una maggiore precisione nell’esecuzione rispetto all’olio perché non consente di rifare un’opera coprendo un’immagine con un’altra — l’artista francese è in grado di rendere degli effetti i quali esigono una straordinaria bravura. Testimonianza di questo talento è Donne in un caffè. Con tratto fermo e sicuro, Degas definisce le quattro donne che conversano sedute in un bar cittadino. Una caratteristica costante dell’artista consiste nel denunciare senza veli l’inconsistenza spirituale e la fatuità etica dei personaggi da lui promossi a protagonisti dei suoi quadri: in tale opera, il tocco di genio rivelatore è dato dalla donna che, infrangendo il protocollo delle buone maniere, si mette un dito in bocca senza curarsi minimamente di dissimulare il gesto certamente poco urbano. In più di un’occasione Degas si era configurato come un critico sferzante degli ozi cittadini: attraverso quel gesto l’artista ritorna a biasimare il carattere stagnante di una atmosfera cittadina irretita dall’apatia. Sullo sfondo del quadro si intravedono persone, o meglio sagome in dissolvenza che si disperdono gradualmente nel boulevard. Come ebbe a scrivere il critico d’arte Georges Rivière, il quadro rappresenta «una pagina di storia veramente straordinaria».

di Gabriele Nicolò