· Città del Vaticano ·

Crescere leader di pace

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Il metodo Rondine al servizio dei giovani del mondo

25 giugno 2020

Sorge nel cuore della Toscana quello che, da oltre 20 anni, è un punto di riferimento internazionale per i giovani di tutto il mondo che investono il proprio futuro nella risoluzione dei conflitti e nel dialogo tra i popoli, soprattutto, nelle zone di guerra o di ex conflitto bellico. Proprio grazie al lavoro svolto a fianco dei ragazzi provenienti da tali regioni, Rondine Cittadella della Pace ha avviato nei giorni scorsi l’iniziativa Rondine World Room, un ciclo di incontri, (dedicati ad Americhe, Mediterraneo, Europa, Africa) teso a istaurare un dialogo on line — attraverso le più comuni piattaforme digitali — tra studenti e futuri leader con gli ambasciatori delle diverse regioni del mondo.

Un progetto di digital diplomacy che, con metodo e linguaggio innovativi, si inquadra nell’ambito della tradizionale missione di formazione di Rondine, che intende porre il problema della leadership giovanile alla luce delle nuove conflittualità sociali e politiche che si stanno delineando. Come crescere leaders di pace? Come identificare figure-guida in politica, economia e cultura per le comunità che si andranno a delineare? Come generare valori socialmente condivisi? Si tratta di sfide impegnative per le nuove generazioni, governance «in potenza» di ogni nazionalità, ancora più alla luce di una fase post-pandemica globale, i cui contorni possiamo, ad ora, solo intravedere, e per la quale è necessario condividere strumenti e risorse. Con questo obiettivo è stata lanciata la campagna Leaders for Peace, rivolta a tutti i 193 stati membri dell’Onu, ai quali si chiede di investire in una nuova giovane leadership di pace — sostenendo i giovani più promettenti con borse di studio — e, allo stesso tempo, di integrare i programmi scolastici nazionali con l’insegnamento dei diritti umani, in collaborazione con l’organizzazione di Rondine stessa, il supporto ufficiale del governo italiano e quello morale del presidente della Repubblica italiana e di Papa Francesco. Partire dalle Americhe — a cui è stata dedicata la Rondine World Room n.1 con protagonisti Gloria Isabel Ramírez Ríos, ambasciatore della Repubblica di Colombia in Italia, e Carlos Eugenio García De Alba Zepeda, ambasciatore degli Stati Uniti messicani in Italia, a dialogo con gli studenti della World House di Rondine — non è casuale. A quattro anni dall’assegnazione del Nobel per la pace all’allora presidente Santos, la Colombia rappresenta un caso di grande interesse per i processi di pace, vista la peculiare situazione politica interna: «Il nostro giovane presidente — ha affermato Gloria Isabel Ramírez Ríos, prima donna ambasciatore della Repubblica di Colombia in Italia — è molto sensibile alle problematiche che toccano giovani e donne: in particolare, si sta spendendo per una maggiore rappresentanza femminile in politica, ma, anche per le questioni di genere, la parola chiave è eduzione. Per questo, è importante che al progetto di Rondine partecipino tante giovani colombiane». Ed è proprio una studentessa, Yanine, a fornire uno spaccato sul nuovo fermento che sta percorrendo la nuova generazione: «Noi giovani colombiani siamo cresciuti in un momento davvero difficile per il nostro Paese e, forse per questo, l’esperienza vissuta quotidianamente rende noi stessi il cambiamento che vorremmo portare nel mondo». Al dibattito sull’esperienza colombiana si è affiancato quello sul Messico, in cui quasi tre quarti della popolazione ha un’età compresa tra 15 e 34 anni. Il grande paese nordamericano, partner strategico della grande area di libero scambio nordamericana Nafta, ha ospitato, lo scorso settembre, l’ultimo World Summit of Nobel Peace Laureates, facendosi quindi cornice di un proficuo dialogo centrato sulla costruzione della pace. Il paese è protagonista anche di un secondo percorso di grande interesse, il «Piano della Chiesa cattolica per la costruzione della pace», promosso dalla Conferenza episcopale messicana (Cem) nell’ambito del rinnovamento pastorale avviato in seguito alla visita di Papa Francesco del 2016. «Spero che tanti giovani messicani colgano l’invito di Rondine a spendersi per il dialogo tra i popoli — ha affermato Carlos Eugenio García De Alba Zepeda — per parte nostra, sostenendo convintamente la campagna Leaders for Peace, intendiamo spronare i nostri ragazzi a cogliere questa straordinaria opportunità». L’iniziativa di Rondine, del resto, concentra i propri sforzi laddove le differenti leadership mondiali si arrestano o si sono tragicamente infrante in processi sempre più accelerati, complessi e conflittuali: ovvero, laddove il dialogo e la cooperazione si sono arenati. Dalle crisi belliche e ambientali, dalle vecchie e nuove ingiustizie, dalla negazione dei diritti umani potrebbe generarsi la comune volontà di ricercare e far crescere figure di leader preparate alla sfida della nuova epoca, come testimoniato dall’intervento di Tony Kamara, ex studente di Rondine, oggi docente di economia all’Università di Makeni: «In Sierra Leone abbiamo creato un’associazione volta a potenziare il ruolo dei giovani in Africa, ispirandoci proprio al metodo e al modello della Cittadella della Pace: non può esistere cambiamento senza partecipazione, del resto». Un metodo — quello di Rondine — che insegna come dalle sconfitte e dai fallimenti umani possono fiorire — attraverso una profonda riflessione — una visione e una pratica di leadership umanizzante. Lo ricorda un ex studente georgiano, Alexandre: «La collaborazione tra gli Stati è un tema critico, soprattutto in questo momento, ma è inevitabile che, nel prossimo futuro, avanzi la necessità di un diverso e più attento approccio alla cooperazione». Con programmi di formazione pianificati e coordinati a livello internazionale, il processo di rinnovamento, teso a portare ai vertici dei governi locali e globali leader capaci di porsi come guide lungimiranti e illuminate, sarà certamente agevolato. L’aspettativa è alta: «La nostra sfida è sviluppare un vaccino di pace che ci renda immuni da conflitti e guerre, attraverso i valori dell’apertura e dell’incontro — afferma Franco Vaccari, presidente di Rondine — i nostri anticorpi sono l’educazione e la formazione». Infine, Vaccari ha voluto rilanciare l’appello Leaders for Peace: «Con la Global Leaders School, insieme agli Stati, mettiamo il metodo Rondine a servizio del mondo, con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso, una ricerca comune che elabori, formi e proponga nuovi modelli di leadership e, nello stesso tempo, incontri il sostegno dei governi ad investire, a lor volta, nell’educazione alla pace delle future governance».

di Silvia Camisasca