· Città del Vaticano ·

Autobiografia di una famiglia

Dalla copertina del libro: l’immagine (appartenente a una collezione privata) riproduce il bozzetto dell’affresco nel duomo di Treviso raffigurante Pio X e personaggi del suo pontificatotra cui il Presidente dell’Unione Popolare Giuseppe Dalla Torre (il secondo a destra guardando il Papa)

Un secolo di servizio alla Santa Sede: i Dalla Torre

03 giugno 2020

Dal Veneto a Roma


Tre generazioni di una antica famiglia veneta, poi trasferitasi a Roma, hanno a diverso titolo lavorato al servizio della Santa Sede, potendo così avere rapporti di vicinanza, talora di familiarità, con otto Pontefici. In libreria dal 4 giugno,
Papi di famiglia. Un secolo di servizio alla Santa Sede (Venezia, Marcianum Press, 2020, pagine 168, euro 16, prefazione del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin) di Giuseppe Dalla Torre, narra da una prospettiva inusuale tali rapporti, dando modo di arricchire la conoscenza dei diversi Papi anche in aspetti meno conosciuti della loro personalità. Tutta l’opera è tenuta insieme da un fil rouge che si dipana dalle aperture di Leone XIII, che introduce la Chiesa nella modernità e le cui indicazioni magisteriali costituiscono, in sostanza, ragione e spirito di un impegno di quattro generazioni di fedeli laici nell’animazione cristiana dell’ordine temporale. Pubblichiamo la prefazione del segretario di Stato.

Le pagine che seguono si prestano a varie letture. La prima, più evidente e immediata, è quella che si potrebbe definire come l’«autobiografia di una famiglia», scesa dal Veneto a Roma, dove ha svolto per oltre un secolo, sia pure con differenti responsabilità e in differenti ambiti, un servizio alla Santa Sede. Uno è il soggetto narrante, ma in realtà tre sono i protagonisti di un’azione che si svolge tra la fine del XIX secolo ed il primo ventennio del XXI. Ad essi va aggiunto un quarto, che viene prima di tutti, il quale in qualche modo ha posto le basi per le vicende a venire. Si tratta di un racconto, a tratti dai toni molto personali, che mette in evidenza il fattore ideale che tiene insieme le varie generazioni pur nella diversità di tempo e di situazioni: la devozione al Papato, che è nota distintiva del cattolicesimo.

Da questo punto di vista la composizione non si allontana dai modelli della memorialistica, anche se la tematica è singolare, come particolari sono personaggi ed ambienti. Si tratta di ricordi che toccano in sostanza quel mondo vaticano, circondato da un alone di riservatezza, che esercita sempre nell’immaginario individuale e collettivo un grande fascino, suscitando palpabile interesse e talora fantasiose ricostruzioni.

Ad un secondo livello di lettura il libro fa intravvedere, per spunti e frammenti, il divenire della storia ecclesiastica e civile. Non è questa l’intenzione dell’autore, la cui attenzione si concentra sui protagonisti del volume e sul loro agire nel tempo; ma inevitabilmente la rievocazione di persone, fatti, ambienti, luoghi, si inserisce all’interno di una cornice storica: non poteva non essere così. Sono quindi evocate, sullo sfondo, le immagini delle due guerre mondiali, dell’età del fascismo, della rinascita democratica, dello sviluppo politico e sociale dell’Italia, come le vicende di una Chiesa che sulle difensive dinnanzi ad una modernità ostile che avanza, dinnanzi ad una secolarizzazione che morde, trova infine la forza di uscire dall’isolamento e di riprendere un dialogo aperto, costruttivo, solidale col mondo.

Più specificamente scorre sullo sfondo della narrazione un secolo di storia della Santa Sede, che dalle difficoltà interne ed internazionali che segnano gli ultimi decenni dell’Ottocento, ascende progressivamente ad un protagonismo prima sconosciuto grazie all’azione lungimirante dei Pontefici. Si tratta di Papi molto diversi come origini, formazione, esperienze maturate, ma in definitiva tutti accomunati dalla medesima preoccupazione di traghettare la Chiesa — dopo gli arresti subìti tra Settecento e Ottocento, dopo le pur comprensibili diffidenze nei confronti delle res novae che il divenire della storia recava con sé — nella modernità e, finalmente, nella post-modernità; una Chiesa amica del nuovo mondo che via via emerge, di cui, insieme alle tristezze e alle angosce, condivide — secondo il bellissimo incipit della Costituzione conciliare Gaudium et spes — le gioie e le speranze.

In questa rievocazione si affollano i personaggi che in primo piano, o sullo sfondo, hanno avuto un ruolo nelle vicende che intessono più di un secolo. Ma ricorrono anche persone sconosciute, persone comuni, che però hanno costituito il reticolo di rapporti nei quali i protagonisti della vicenda narrata si sono trovati in concreto calati.

Un terzo livello di lettura introduce ad una migliore conoscenza della personalità, innanzitutto umana, per dir così più recondita, di coloro che sono stati via via chiamati a succedere all’apostolo Pietro. Sono narrati alcuni episodi che mettono in evidenza i Papi nel loro privato, talora nella tempesta dei sentimenti, nelle emozioni che pure toccano la loro umana esperienza, nel loro intimo, al di là della freddezza dei protocolli ufficiali, del distacco formale, dell’algore dei cerimoniali, della lontananza che richiama alla mente gli arcana imperii.

E nello scorrere del tempo si nota in sostanza il mutare dell’immagine che il Pontificato offre di sé: da quella, quasi disincarnata che si afferma dopo le vessazioni subìte ad opera della rivoluzione francese ed a seguito della epopea napoleonica, di cui Pio XII costituisce l’estrema, inarrivabile traduzione, fino alla immediatezza e prossimità che segna la stagione aperta da san Giovanni XXIII e che giunge sino a Papa Francesco.

Ma sopra di tutto c’è un fil rouge che lega l’intera narrazione e che unisce le diversità personali, di tempo e di ambiti, dei protagonisti rievocati.

Il racconto sviluppato nelle pagine del libro, infatti, vuole mettere in evidenza il ruolo avuto dall’impegno del laicato cattolico, ed in particolare di quel laicato formato in seno all’Azione cattolica, nell’animazione della Chiesa e della società. Al di là delle varianti formule organizzative e configurazioni giuridiche, è l’idea stessa di azione cattolica che marca il divenire della esperienza cristiana nella modernità; che costituisce davvero il discrimine fondamentale dell’essere della Chiesa nel mondo, dopo la caduta dei modelli e delle esperienze che avevano segnato i tempi dell’ancien régime.

L’idea che sorregge le esperienze di Azione cattolica forgia identità personali, affina sentimenti, induce ad una vita religiosa non intimistica, chiusa in sé, ma aperta all’impegno attivo di evangelizzazione e di promozione umana.

L’impegno dei cattolici democratici e sociali che contraddistingue, a partire dal nord Europa, buona parte del secolo diciannovesimo, viene al tramonto di questo apprezzato, approvato, eretto a modello e quindi sollecitato come obbiettivo da perseguire nel tempo da Leone XIII. In fondo la tesi soggiacente a tutta l’opera che si presenta è che il magistero leoniano si distende nel tempo, esercita il suo influsso per tutto il Novecento; un magistero raccolto e rilanciato, con riferimento al nuovo emergente nel divenire della storia, dal concilio Vaticano II con i suoi insegnamenti sulla Chiesa come popolo di Dio che entra ad animare i popoli di questa terra.

Riguardata sotto questa prospettiva la memoria del passato — un passato personale e familiare, qual è quello immediatamente evocato dal libro, ma un passato di più ampie dimensioni che traluce dalle pagine dello stesso — può essere intesa come un buon punto di partenza in un momento, qual è l’attuale, che come ama dire Papa Francesco segna un passaggio epocale e richiede una Chiesa in uscita. Un momento che postula una ripresa, con rinnovato vigore e ricco di fantasia novativa, dell’azione del laicato nel mondo. È tempo di tornare alla scuola del Vaticano II; del resto, i concili sono fatti non per i decenni, ma per i tempi lunghi.

di Pietro Parolin