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Amazzonia, le vere custodi della foresta

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Questo mese tribuna

27 giugno 2020

Il 9 luglio 2009, lo scrittore Eduardo Galeano, uno dei più importanti pensatori contemporanei dell’America Latina, è stato insignito dell’Ordine di Maggio della Repubblica Argentina. Come ringraziamento per il premio ricevuto, lo scrittore ha composto una bella poesia intitolata «Le mappe dell’anima non hanno frontiere», in cui ha riportato i molteplici significati del termine “frontiera” che ne sottolineano concezioni diverse. Quando si parla di “spingersi più avanti”, di “espansione”, di “pioniere”, non si sta necessariamente indicando la “linea di frontiera” o i “limiti” tra paesi, dentro “strisce di confine”.

Se riflettiamo su alcuni aspetti dell’esperienza del Sinodo speciale per l’Amazzonia, possiamo dire che il processo sinodale è stato un’opportunità per confermare che veramente «le mappe dell’anima non hanno frontiere». E che le frontiere che separano, dividono, umiliano, violentano e uccidono, perdono il loro significato quando riconosciamo di abitare nella stessa “casa comune”.

Il processo sinodale che, chiaramente, è passato per le mani, la ragione e il cuore delle donne, è stata un’occasione di avvicinamento, dialogo, incontro e celebrazione per tutta la Chiesa dei nove paesi che compongono la Pan-Amazzonia, con una nota comune che ha riaffermato la lotta in difesa dell’Amazzonia e dei suoi popoli.

Alla luce dell’enciclica Laudato si’ è stato ribadito che «tutto è interconnesso in questa casa comune», dall’evangelizzazione dei popoli alle possibilità di un’ecologia integrale e alle lezioni di convivenza e di cura del creato che i Popoli Indigeni impartiscono a tutto il pianeta. In particolare, le donne, vere custodi della foresta, delle acque e dei territori, insegnano come prendersi cura, con amore e con responsabilità, di questa grande casa comune che non conosce frontiere, ma solo l’orizzonte che lo sguardo raggiunge.

Il processo sinodale ha mostrato una “Chiesa dal volto amazzonico”, capace di celebrare e vivere la Parola di Dio, con una spiritualità propria, con la sua devozione e religiosità; ha riconosciuto l’identità e il grido del popolo di Dio in Pan-Amazzonia, in particolare dei Popoli Indigeni; ha contribuito a rivelare al mondo la ricchezza della biodiversità del territorio e a conoscere meglio il suo bioma per poter difendere la regione con le sue foreste, le sue acque e i suoi popoli contraddistinti dalla diversità socioculturale, politica, economica e religiosa.

L’intensa partecipazione delle donne a tutto il processo sinodale non fa che confermare questa caratteristica riconosciuta sia nel Documento finale dell’Assemblea sinodale (2019) sia nell’Esortazione post-sinodale Querida Amazonia di Papa Francesco (2020), ossia che in questa regione esiste “una Chiesa con volto di donna”.

L’Assemblea sinodale ha riconosciuto il protagonismo delle donne nelle comunità, nelle pastorali, nei movimenti sociali e nell’insieme della missione della Chiesa in Pan-Amazzonia. Allo stesso modo, riconosce che la loro partecipazione e la loro rappresentatività nel mondo della politica, nei movimenti sociali, nelle organizzazioni di donne nere, quilombalas, indigene, contadine e migranti transfrontaliere, sono innegabili.

Ciononostante, i paesi della Panamazzonia hanno in comune un contesto caratterizzato dalla violenza contro le donne, con un alto tasso di femminicidio. È una violenza storica che è cominciatanella regione con i processi di colonizzazione e che deve essere affrontata con serietà dalla Chiesa, dagli Stati nazionali e da tutta la società.

Tuttavia, anche situazioni di violenza, è innegabile il ruolo delle donne nella lotta per superare ogni forma di oppressione, di maschilismo, di misoginia e di discriminazione, eredità del patriarcato che perdura ancora persino nelle frontiere della Chiesa.

Nell’Assemblea sinodale i partecipanti si sono impegnati a «identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica». Fondata sull’esperienza della Chiesa primitiva, «quando rispondeva alle sue necessità creando ministeri appropriati», la Chiesa in Panamazzonica riconosce «la presenza e l’ora delle donne», evidenziandone i carismi, i talenti e lo spazio che storicamente occupano nella società. Perciò ammette che la loro voce venga ascoltata, che siano consultate e partecipino alle decisioni e ai ministeri pastorali ed ecclesiali.

Infine, l’Assemblea sinodale ha sottolineato che «la saggezza dei popoli ancestrali afferma che la madre terra ha un volto femminile», fondamento di una eco-teologia femminista che riconosce che l’azione delle donne è fondamentale per la formazione e la continuità delle culture, della spiritualità, dei cambiamenti che trasformano le strutture ingiuste in una società fraterna e solidale, senza frontiere che separano e limitano.

di Márcia Maria de Oliveira
Rete Ecclesiale Panamazzonica–Repam, Universidade Federal de Roraima - Ufrr