· Città del Vaticano ·

A difesa di una scelta

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Al via negli Stati Uniti la Settimana della libertà religiosa

20 giugno 2020

Un evento nazionale per ribadire ancora una volta l’importanza di tutelare la scelta confessionale di ognuno e agire in tale direzione: è quello proposto dalla Conferenza episcopale statunitense con la Settimana della libertà religiosa in programma dal 22 al 29 giugno, date che rivestono un particolare significato; il 22 giugno ricorre infatti la memoria liturgica dei santi Giovanni Fisher e Tommaso More, martirizzati per essersi rifiutati di riconoscere la rivendicazione del re Enrico VIII di farsi capo supremo della Chiesa d’Inghilterra, mentre il 29 si celebrano i santi patroni di Roma Pietro e Paolo. Il programma prevede diverse intenzioni di preghiera che i vescovi americani hanno elaborato stabilendone una per ogni giorno della manifestazione: per la libertà nell’assistenza sanitaria, nella pratica di culto, per il rispetto delle minoranze religiose, per gli orfani, per le Chiese di confine, per quelle cattoliche, per la pace nella Repubblica Centrafricana e per la tutela della dignità umana.

Il primo giorno è dedicato a «tutti i cristiani che si prendono cura dei malati e delle persone vulnerabili» e, in particolare, agli ospedali cattolici impegnati in numerose cause legali intentate da quanti pretendono «procedure dannose, come la sterilizzazione o l’aborto. È impensabile — sottolineano i presuli — che si possa compromettere la missione di guarigione della Chiesa distruggendo vite innocenti e danneggiando le persone di cui siamo chiamati a prenderci cura».

L’appuntamento del 23 giugno è con la preghiera rivolta alle persone di tutte le fedi, affinché «siano libere di praticare il loro culto senza paura di attacchi e molestie». L’inquietante aumento degli assalti contro i luoghi di culto, osserva l’episcopato statunitense, rappresenta «un attacco alla libertà religiosa», ricordando le chiese profanate in Europa e nel Nord America, gli attentati contro sinagoghe e moschee, i tanti sacerdoti uccisi nel mondo mentre celebravano la liturgia: «Attacchi all'immagine di Dio che non possono essere tollerati». I fedeli e le minoranze religiose in Cina sono invece al centro del programma del giorno seguente, quando si pregherà affinché queste comunità possano «praticare la propria religione indipendentemente dal controllo dello Stato». Quanto agli orfani, al centro delle orazioni del 25 giugno, i vescovi statunitensi ricordano che «la cura dei bambini è un precetto evangelico» ed esortano a sostenere tutte le istituzioni cattoliche di settore che si trovano a dover lottare contro organizzazioni promotrici dell’identità di genere o contrarie alla religione, in quanto i più piccoli vanno sempre messi «al primo posto».

Le Chiese poste al confine meridionale degli Stati Uniti, dove si vuole costruire un muro anti-immigrazione, sono al centro delle riflessioni del 26 giugno in cui si sostiene come la «libertà della Chiesa significa che essa non può essere ostacolata dalle autorità civili nella sua missione, che include anche il ministero verso coloro che fuggono dalla violenza e dalla povertà». Ampio spazio è dato, nella giornata successiva, alle preghiere per le scuole cattoliche, affinché sia garantita la loro libertà di «insegnare la verità su Dio e sulla sua creazione. L’educazione è fondamentale per la missione della Chiesa — precisano i vescovi — e le scuole cattoliche sono istituzioni importanti di riferimento in molti quartieri, a beneficio anche di chi non ne è studente. Un’America senza di esse è inimmaginabile».

È dedicato alla Repubblica Centrafricana il penultimo appuntamento dell’evento, con un’intenzione di preghiera affinché lo Stato «trovi la via della pace e della riconciliazione». Oltre a essere «uno dei Paesi più poveri del mondo», viene puntualizzato, è stato infatti anche devastato da anni di guerra civile che ha visto fronteggiarsi i gruppi ribelli seleka, provenienti dal nord prevalentemente musulmano, e le milizie di autodifesa anti-balaka, rafforzate dalle comunità rurali non musulmane. Il conflitto ha visto inoltre la nascita di un movimento interreligioso che ha unito cattolici, evangelici e musulmani in favore della ricostruzione sociale nazionale.

La Settimana della libertà religiosa si concluderà con un’invocazione a Dio al fine di «donarci la grazia di ricordare la dignità di tutti». Oggi, infatti, soprattutto in politica, si assiste a un confronto «al vetriolo», portato avanti con «un linguaggio molto duro in cui nessuno vince. Ciò di cui abbiamo bisogno invece — concludono i vescovi — è un dialogo onesto e civile. Ciò significa che dobbiamo trattare tutti come degni del nostro rispetto e degni di essere ascoltati».