· Città del Vaticano ·

Viaggio al centro delle periferie

Particolare da una tavola di Alekos Reize (Tor Bella Monaca, Roma)

Inchiesta a fumetti su cinque città italiane

15 maggio 2020

Al di là di stereotipi e luoghi comuni, come sono veramente le più chiacchierate periferie d’Italia? Un tentativo di risposta lo offre Quartieri. Viaggio al centro delle periferie italiane (Padova, Becco Giallo 2019, pagine 127, euro 18), inchiesta giornalistica a fumetti curata da Adriano Cancellieri e Giada Peterle.

Il libro è il risultato di un lavoro collettivo costruito da stili narrativi e grafici diversi, frutto della collaborazione tra fumettisti, sociologi, urbanisti, antropologi e geografi di diversi atenei italiani. Estremamente varia, l’antologia restituisce con immediatezza il lavoro di ascolto e di condivisione delle storie di coloro che vi abitano e vi lavorano, e di coloro che questi quartieri li studiano. Una narrazione capace di farci entrare da protagonisti nella vita quotidiana di zone di cui sentiamo parlare nelle pagine di cronaca solo o prevalentemente in termini negativi, zone molto chiacchierate ma raramente ascoltate. Cinque quartieri di cinque città italiane disseminate lungo la penisola, da Nord a Sud: la dimensione di confine tra terra dei ricchi e terra popolare di San Siro a Milano, il nuovo orgoglio dell’Arcella a Padova, la memoria del passato operaio della Bolognina a Bologna, le mille contraddizioni di Tor Bella Monaca a Roma, lo stigma subìto dagli abitanti dello Zen a Palermo.

Un percorso questo che viene ricostruito rappresentando innanzitutto la normalità di vite quotidiane con sogni e bisogni, desideri e problemi che sono quelli di tutti, al di là della toponomastica. Confermando come le cosiddette “periferie” — figlie di progetti urbani incompleti (quando va bene) o inconsistenti — sono prima e soprattutto spazi resi distanti e distinti dallo stigma che subiscono. Ovviamente, però, le cinque storie del libro presentano anche le difficoltà legate a marginalità e spaesamento, la durezza riconducibile alle condizioni strutturali in cui si trovano i protagonisti, discriminati soprattutto per provenienza e motivazioni socio-economiche. Non manca però nelle storie del libro anche il desiderio di leggerezza, di riposo e, perché no, di fuga.

Sono due, tra gli altri, gli aspetti che colpiscono leggendo questa inchiesta a fumetti. Innanzitutto l’estrema complessità dei quartieri rappresentati, la varietà delle trame che li compongono. Dall’antologia, infatti, emergono luoghi densi e pulsanti, vitali e mediamente più giovani del resto delle città in cui sono inseriti. Luoghi marginalizzati dalla carenza di servizi, dal disinteresse o dall’inerzia delle istituzioni, ma anche spazi relazionali iper connessi con altri luoghi, Paesi e continenti. Il risultato è un quadro che presenta ambienti resilienti, capaci di inventarsi, ma al contempo fragili. Non per debolezza, ma per la loro natura di laboratori quotidiani per la costruzione e l’evoluzione delle città del futuro.

Il secondo aspetto è che, pur nella varietà dei casi — per cui la vita a San Siro è ben diversa da quella di Tor Bella Monaca, o lo Zen appare ancor più distante dalla Bolognina dei chilometri che effettivamente li separano —, vi siano dei ricorrenti ritrovi-chiave. La scuola, innanzitutto, vero luogo ponte tra interno ed esterno, tra culture, tra vissuti geograficamente vicini eppure spesso incapaci di incontrarsi, così ricca di seconde generazioni da divenire autentiche fabbriche di cittadinanza. Ma anche le parrocchie, riferimenti imprescindibili per rovesciare la paura e suggellare la ricostruzione. Quelli descritti sono anche i quartieri dell’attivismo sociale, delle associazioni, delle cooperative, dei corsi d’italiano per le donne immigrate e dei laboratori di sartoria.

Come un’autentica mappa, Quartieri, pur nella sua inevitabile incompletezza, incrementa la voglia di scoprire. Conoscere ed esplorare.

di Silvia Gusmano