· Città del Vaticano ·

Tra emergenza e opportunità

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Il dossier della Fidae sulla didattica a distanza

25 maggio 2020

Una sfida per educatori, studenti e genitori in una rinnovata alleanza tra il mondo della scuola e le famiglie. Le misure restrittive introdotte per il contenimento del contagio da covid-19 hanno improvvisamente fatto chiudere i cancelli e proiettato gli istituti scolastici in un isolamento non soltanto fisico. Nel disorientamento iniziale di studenti, insegnanti e genitori. Ma spente le luci delle aule scolastiche ecco accendersi computer e tablet. Le nuove tecnologie come ponti (riscoperti) di comunicazione e formazione in una rincorsa che, giorno dopo giorno, ha ordinato in metodo la pratica quotidiana delle dirette on line. Ma cosa imparare dall’esperienza di prova vissuta e come valutare l’insieme di azioni promosse in favore degli studenti? Per tentare di trasformare gli ostacoli in opportunità la Federazione delle scuole cattoliche primarie e secondarie (Fidae) ha realizzato il primo dossier sulla didattica a distanza nelle scuole paritarie.

Duecentocinquantanove gli istituti della federazione coinvolti nella ricerca nazionale. Il 56 per cento appartenenti alla scuola primaria, il 29 alla secondaria di primo grado e il 15 di secondo grado. Secondo l’indagine, tra le esperienze prese in esame, un istituto su tre ha applicato il livello più evoluto di didattica a distanza.

Aggiungendo il dato più alto pari al 37 per cento, si evince come il 70 per cento abbia dimostrato durante la pandemia un uso avanzato degli strumenti tecnologici e soltanto il 30 proposto iniziative con una interattività formativa minore. L’adozione di piattaforme di teamworking, l’utilizzo del registro on line, l’organizzazione di incontri in videoconferenza. Ma anche, nelle lezioni in streaming, l’attenzione della trasmissione di informazioni e contenuti senza tralasciare il mantenimento della dinamica partecipativa relazionale. Cinque le direttrici lungo le quali si articola il dossier di prossima pubblicazione: didattica a distanza tra gestione dell’emergenza e opportunità educativa; gestione scolastica da parte degli enti gestori ecclesiastici; rapporto con i dipendenti; relazione con le famiglie e con gli organi dello Stato.

Dal giorno seguente il provvedimento del governo italiano di chiusura degli istituti scolastici, è stata attivata «con urgenza un’azione coordinata e continua di monitoraggio, studio, approfondimento, ma soprattutto di vicinanza a tutte le scuole associate con azioni concrete di supporto». La scelta è quella di essere «un organismo vivo e interconnesso ad altre realtà, nella lucida consapevolezza che nessun uomo è un’isola, che nessuno basta a sé stesso o si salva da solo».

Dal contatto diretto con tutte le scuole della federazione è stata istituita una task force. Quarantasei docenti esperti, di cui 18 della Scuola primaria, 28 della Scuola secondaria di primo e secondo grado. Tra i sei ambiti di lavoro: la verifica della trasmissione delle competenze, la relazione educativa e l’attenzione verso gli studenti disabili e allievi con problemi di apprendimento.

Nella convinzione che «la scuola non si ferma» sul sito della federazione fondata a Roma nel 1945 sono state raccolte buone pratiche «in un campo che almeno all’inizio era ancora tutto da esplorare e in un momento in cui, in modo emergenziale, tutti gli attori erano e sono ancora chiamati a misurarsi con le criticità delle restrizioni». Così l’esperienza della Scuola Audiofonetica di Brescia che, presentando una percentuale molto elevata di bambini disabili, in particolare sordi, ha sperimentato la produzione di contenuti multimediali proposti con giochi, laboratori e ricette di dolci. L’istituto Barbarigo di Padova ha invece attivato il ricevimento on line dei genitori e l’animatore spirituale è stato coinvolto nella pubblicazione regolare di video su internet. Strategie per motivare gli studenti dal Liceo Maria Ausiliatrice di Roma con attività “a bassa tensione” formulate per introdurre la lezione a distanza offrendo occasioni di gioco per far pratica con gli argomenti trattati prima di passare ai livelli successivi più complessi.

L’indagine ha coinvolto gli istituti scolastici distribuiti per il 63 per cento al nord, il 19 al centro e 18 al sud. L’attenzione continuerà nelle evoluzioni del rapporto anche sulle povertà educative e l’inclusione delle famiglie in contesti di origine esclusi dalle tecnologie necessarie per l’accesso all’apprendimento. Per la presidente di Fidae Virginia Kaladich: «Abbiamo cercato di vivere la nuova “ordinarietà” senza affanni, cercando di infondere serenità e, se i tempi ci hanno costretto a rallentare i nostri ritmi, abbiamo provato a trasformare il “limite” in opportunità». Guardando al nuovo anno scolastico, la sfida passa ora dalla gestione dell’emergenza alle possibili nuove opportunità educative.

di Fabio Bolzetta