· Città del Vaticano ·

Sulla stessa traiettoria umana

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È venuto il momento di tornare ai fondamenti che legano gli individui

22 maggio 2020

Il 14 maggio si sarebbe dovuto svolgere l’evento mondiale del Global Compact on Education, l’incontro promosso da Papa Francesco per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni. La pandemia di covid-19 ha costretto la Congregazione per l’educazione cattolica, a cui l’evento è affidato, a rinviarlo al 15 ottobre, assieme alle iniziative a esso collegate (dapprima previste dal 10 al 17 maggio, avranno luogo tra l’11 e il 18 ottobre). Per il 14 maggio doveva essere disponibile anche il volume Il villaggio dell’educazione. Un incontro tra i figli di Abramo sull’uomo creatura di Dio (Assisi, Cittadella editrice, pagine 339), a cura di Giovanni Emidio Palaia, ma, mentre era in stampa proprio per essere pronto in coincidenza con l’evento inaugurale del “patto educativo globale”, il mondo si è fermato a causa del coronavirus. «Durante questo particolare e drammatico tempo, bisognosi dello sguardo di Dio, sperimentiamo — osserva Palaia — la nostra fragilità e la necessità di sentirci fratelli nell’unica famiglia umana, sentiamo che la “rivoluzione educativa” non può aspettare. Se “fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze” questo tempo è diventato il tempo del giudizio, come ammonisce Papa Francesco, quindi ora di discernimento e di scelta». Questo libro, dunque, «vuole essere oggi un piccolo segno di speranza in un futuro migliore».

Palaia, vicario parrocchiale, dopo aver insegnato filosofia, storia e religione nei licei, è attualmente ricercatore di Etica politica e docente di Teologia morale alla Lumsa di Roma, nonché autore di numerose pubblicazioni. «In questo volume — scrive nell’introduzione — abbiamo riflettuto sull’identità delle nostre tradizioni religiose, incontrando con coraggio la bellezza, la diversità e la verità􀁪 dell’alterità, volendo infine donare con sincera amicizia a tutti gli uomini del nostro pianeta il nostro lavoro comune».

Il patto globale — tanto auspicato da Papa Francesco per prendere coscienza della responsabilità di tutti nei confronti dell’educazione al fine di alimentare lo spirito di incontro tra generazioni, religioni e culture così come tra uomo e ambiente — non si limita alle istituzioni scolastiche e accademiche. Nella convinzione che l’impegno educativo debba essere condiviso da ciascuno, coinvolge anche i rappresentanti delle religioni, degli organismi internazionali e delle diverse istituzioni umanitarie, del mondo accademico, economico, politico e culturale. In quest’ottica, sottolinea un comunicato della Congregazione per l’educazione cattolica, «si comprende come la più estesa e variegata partecipazione voluta da Papa Francesco non sia una dimensione accessoria al Global Compact on Education ma costituisca la premessa e il fine di una siffatta alleanza».

Dal volume — bilingue, inglese e italiano — pubblichiamo la prefazione a firma dell’arcivescovo segretario della Congregazione per l’educazione cattolica.

Negli ultimi decenni il mondo si è fatto più piccolo, tanto che si parla sovente di “villaggio globale”. Alla riduzione delle distanze, a ogni modo, non è corrisposta una pari diminuzione delle disparità e delle ingiustizie. Queste ultime, in alcuni casi, sono addirittura aumentate. Per questa ragione, Papa Francesco rivolge al mondo un appello al fine di collaborare tutti insieme per dare maggiori opportunità di crescita e di sviluppo. Attraverso il patto educativo globale si vogliono colmare quelle fratture sociali, economiche e intergenerazionali che tanto contraddistinguono la nostra epoca, ricca di scoperte tecnologiche ma povera di senso. Nel villaggio dell’educazione ci si incontra faccia a faccia e ognuno apporta la sua personale esperienza nel nome di un’umanità fraterna legata a un comune destino. Dal nostro villaggio si avviano processi di cambiamento e si stravolgono i paradigmi finora in auge. Si pone, di nuovo, al centro la persona nonostante tutte le sue fragilità. Non è un compito facile perché si tratta di una trasformazione in primo luogo personale.

Nella Laudato si’, di cui celebriamo il quinto anniversario, si legge chiaramente che «manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione» (202).

Giorno dopo giorno si passa da un freddo soliloquio a un dialogo costruttivo, fondato sulla comunione e sulla responsabilità. È compito, infatti, dell’educazione «promuovere libertà responsabili, che nei punti di incrocio sappiano scegliere con buon senso e intelligenza; persone che comprendano senza riserve che la loro vita e quella della loro comunità è nelle loro mani e che questa libertà è un dono immenso» (Amoris laetitia, 262).

Di fronte ai tanti problemi sociali e all’acutizzarsi di sentimenti di contrapposizione, appare necessario un ritorno ai fondamenti e proporre un avvicinamento umile e paziente tra gli individui, le comunità e i popoli rafforzando la reciproca fiducia e il mutuo riconoscimento nella compartecipazione alla stessa traiettoria umana. Un’educazione integrale, inclusiva e aperta permette di avvicinarsi agli altri «in punta di piedi senza alzare la polvere che annebbia la vista» (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica, Città del Vaticano, Sala Clementina, 24 gennaio 2015). In questo modo, si propone un’ermeneutica del dialogo e una pedagogia dell’incontro che pone ogni persona, stupita e attonita, di fronte all’uomo nudo e «all’eterno bifronte suo viso» in cui appaiono «la miseria e la grandezza […], il suo male profondo, innegabile, da sé stesso inguaribile, ed il suo bene superstite, sempre segnato di arcana bellezza e di invitta sovranità» (Paolo VI, Allocuzione al termine del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965).

Questo libro, dal significativo titolo The Village of Education / Il villaggio dell’educazione, curato da un giovane professore e sacerdote cattolico, Giovanni Emidio Palaia, con i contributi dell’amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, del rabbino Giuseppe Momigliano, della teologa musulmana Shahrzad Houshmand Zadeh, si propone — attraverso un percorso profondo e articolato — di rimettere al centro la domanda sull’uomo creatura di Dio, sulla fraternità umana e sulla sua relazione con la natura.

Mi è gradito vedere che più volte nel testo si fa puntuale riferimento non solo alla sacra Scrittura, ai testi sacri, alla patristica, alla scolastica, all’arte di Michelangelo Buonarroti e al magistero pontificio ma, in primo luogo, all’insegnamento del Poverello di Assisi, san Francesco (la cui santità, fondata sull’essere stato amico di Dio, fratello degli uomini e di “Madre Terra”, unisce idealmente le tre religioni monoteiste), aprendoci con la forza dell’umiltà le porte del Mistero.

di Angelo Vincenzo Zani