· Città del Vaticano ·

Sul diaconato femminile

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Spunti di riflessione

09 maggio 2020

Pochi giorni prima di Pasqua Papa Francesco ha istituito una seconda commissione di studio sul diaconato femminile, per proseguire i lavori a partire dal punto a cui era giunta la prima creata nel 2016.

Tale prima commissione, in effetti, pur avendo lavorato, per riconoscimento dello stesso Papa Francesco, molto bene, non era, tuttavia, giunta a risultati dirimenti condivisi da tutti i suoi componenti e, di conseguenza, il Pontefice ha ritenuto necessario un ulteriore approfondimento.

Secondo il mio parere il compito della seconda commissione si articola su due livelli tra loro strettamente connessi, ma distinti e dotati di un peso differente.

Il primo livello è quello di un’accurata ricostruzione storica capace di documentare quella che, riguardo al diaconato delle donne, era la reale situazione delle prime comunità cristiane, situazione che, come ormai è risaputo, non era omogenea e presentava prassi distinte a seconda dei contesti.

Vi è oggi ampio accordo nel riconoscere che in molte delle comunità primitive vi fossero donne che esercitavano, soprattutto nei confronti delle altre, compiti che in alcuni aspetti erano coincidenti con quelli dei diaconi di sesso maschile, ma il problema si pone, come ha affermato lo stesso Papa Francesco, riguardo alla modalità di conferimento del loro mandato: era una formula sacramentale, oppure una semplice benedizione?

Si innesta qui il secondo livello del compito della commissione, poiché la ricerca storica, pur importantissima, non è, però, fine a se stessa e deve condurre fino all’ultimo fondamento che è il dato originario e immodificabile della Rivelazione: essa, cioè, non muta, ma si sviluppa perché, rimanendo immutabile, è, tuttavia, sempre meglio compresa e approfondita e quello che cambia è, appunto, la nostra comprensione della fede, non la fede stessa.

L’indagine teologica, quindi, avvalendosi dei risultati di quella storica, può compiere l’ulteriore, decisivo passo che è quello del discernimento che consente di progredire e andare avanti, ma sempre nella fedeltà al dato originario della Rivelazione. Considerata, quindi, la priorità dei dati storici e della loro lettura teologica, si deve poi volgere lo sguardo al presente per leggerne i segni peculiari, sempre nella fedeltà alla Rivelazione e alla sua normatività.

Oggi intorno al tema del diaconato femminile si registrano accesi dibattiti che vanno dalle posizioni di chi lo ritiene pregiudizialmente impossibile a quelle di coloro che lo considerano come un indilazionabile riconoscimento della specificità e della pari dignità delle donne nella Chiesa.

In realtà il discorso è molto più complesso e non può essere affrontato isolatamente, prescindendo da altre questioni con le quali è intimamente connesso. In primo luogo, tale discorso non può non tener conto del più ampio ripensamento e della valorizzazione del diaconato maschile, come grado permanente, che sono adesso in atto e che incidono profondamente sul tema di quello femminile nel momento in cui si pensa, o si nega, che esso possa essere praticabile.

In seconda istanza, poi, la questione del diaconato femminile non può essere affrontata senza considerare quella più ampia della situazione delle donne nella Chiesa e qui si inserisce il tema della natura del riconoscimento che esse devono avere.

Anche su questo punto si sono registrati numerosi, inequivocabili interventi di Papa Francesco e la questione è se tale riconoscimento debba essere solo “funzionale”, cioè relativo esclusivamente alle funzioni e ai ruoli a esse attribuibili, o, più profondamente, debba riguardare la loro specificità e i carismi dei quali sono portatrici.

In questo quadro, diviene, a mio parere, meglio comprensibile l’importanza del lavoro della seconda commissione chiamata a impegnarsi con spirito di creativa inventività e al tempo stesso a inserirsi nel solco della Tradizione per svilupparla, alla luce della storia e dell’economia della salvezza, nel senso di una continuità capace di recepire i segni dei tempi.

Il percorso, come si vede, è, in ogni caso, lungo e richiede una sincera volontà di incamminarsi nella direzione di una sempre più piena soggettualità delle donne nella Chiesa, non per rispondere a eventuali richieste di stampo rivendicativo, ma per realizzare in modo pieno e inclusivo una vera comunità di discepoli e di discepole uniti nella comunione dello stesso battesimo.

di Giorgia Salatiello