· Città del Vaticano ·

Solidarietà come carbone e acciaio

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Appello all’Europa di organizzazioni di laici cristiani in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman

08 maggio 2020

Guardare oltre l’attuale crisi e impostare un quadro di cooperazione globale socialmente ed ecologicamente sostenibile: si rivolgono all’Europa — in occasione del settantesimo anniversario della Dichiarazione Schuman (il 9 maggio) — alcune organizzazioni di laici cristiani che in un appello sollecitano un nuovo patto di solidarietà che coinvolga tutti i paesi. Al fine di superare le ferite della seconda guerra mondiale, uno dei padri fondatori dell’Europa, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman, affermò tra l’altro che «la pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano». Schuman si basava su una «solidarietà di fatto», partendo da «realizzazioni concrete», e, com’è noto, puntava a quella Comunità europea del carbone e dell’acciaio che si sarebbe realizzata un anno dopo anche grazie alla Germania di Adenauer e all’Italia di De Gasperi. Oggi, in piena emergenza da covid-19, «convinti dei valori che noi e l’Unione europea sosteniamo, come movimenti laici cristiani dobbiamo trarre le giuste conclusioni dalla situazione attuale. Siamo convinti delle capacità della comunità degli Stati europei, che si sono uniti nella solidarietà e nella libera scelta di assicurare pace e prosperità nel nostro continente e al di là di esso».

Il testo, intitolato La solidarietà in Europa e nel mondo, è firmato tra gli altri da Settimane sociali di Francia, Comitato centrale dei cattolici tedeschi e Federazione europea delle organizzazioni femminili cattoliche.

Nel documento si ricorda che a Pasqua, nel messaggio Urbi et Orbi, Papa Francesco, rivolgendo uno speciale pensiero all’Europa, ha sottolineato che dopo la seconda guerra mondiale il continente è potuto risorgere grazie a «un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato»; ed «è quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda». Dal Pontefice un preciso auspicio: «Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative». Ed è proprio da qui che prende le mosse il gruppo di organizzazioni cristiane: «La diffusione del virus mostra quanto siamo strettamente legati in Europa e nel mondo. Non conosce frontiere. I singoli piani di aiuto da soli non costituiscono la soluzione. Accogliamo con favore le misure già prese a livello nazionale ed europeo per stimolare la cooperazione sanitaria transnazionale. Lo stesso vale per le altre principali sfide del nostro tempo, in particolare il flusso mondiale di migranti e il cambiamento climatico in corso, che dovrebbero ricevere una risposta collettiva da parte dei paesi europei. Ciò include, innanzitutto, l’assistenza reciproca e la solidarietà gli uni verso gli altri».

La crisi insegna che l’azione globale e il cambiamento dei comportamenti individuali sono collegati. Tale cambiamento deve condurre a una trasformazione ecologica e a un’altra forma di globalizzazione che non soddisfi solo le esigenze europee: «La salvaguardia del creato e la tutela dello spazio di vita comune non sono in conflitto con gli interessi economici. Al contrario, ispirati dalla Laudato si’, possiamo lavorare insieme nello spirito dell’etica sociale cristiana per garantire sia il rispetto e la protezione di ogni essere umano, in particolare i poveri, sia la promozione del bene comune».

Tre i livelli di solidarietà attesi: interpersonale, europeo, mondiale. Nella prossimità, la solidarietà si manifesta attraverso la carità concreta, la considerazione e l’attenzione reciproca. Le organizzazioni laicali ricordano il sostegno alle categorie più vulnerabili (anziani, disabili, malati) nonché l’aiuto economico, a tutti coloro che hanno perso il lavoro, o psicologico, perché si trovano in una situazione senza speranza. Come cristiani, «dobbiamo sostenere questa cultura, della quale le famiglie sono il crogiuolo». Ma gli standard di vita e la situazione economica di partenza differiscono notevolmente da paese a paese, così che l’attuale crisi potrebbe persino allargare tali discrepanze. «Le istituzioni europee — è l’auspicio — dovrebbero essere ispirate da questo nuovo slancio di solidarietà interpersonale. Le invitiamo a sostenerne il peso in maniera solidale e congiunta. L’Ue ha ora bisogno di un nuovo e solido programma di rilancio che stimoli in modo efficace e sostenibile i consumi e la domanda e corrobori l’economia e le società europee rispettando i requisiti ecologici. Un ambizioso quadro di bilancio pluriennale dovrebbe essere la sua forza trainante». L’appello considera la trasformazione digitale ed ecologica «elementi essenziali di un possibile rilancio dell’Unione europea». Al riguardo, «in nessun caso gli obiettivi inizialmente fissati dal “patto verde” europeo possono essere attenuati. Nel fare ciò, dobbiamo garantire un rapido ritorno alle libertà fondamentali del mercato interno, che si manifesta, per esempio, con l’apertura delle frontiere».

Di pari passo, la speranza è che la libertà di circolazione e altri diritti fondamentali dell’individuo, oggi limitati dalla pandemia, possano ritrovare presto il loro completo svolgimento. Le misure, si legge nella nota, «non possono essere che temporanee» e «devono essere regolarmente riesaminate nella loro necessità e adeguatezza». Soprattutto, «è importante ricevere informazioni affidabili e non restringere il diritto alla libertà di espressione. I diritti fondamentali devono essere preservati anche in tempi di crisi e garantire il funzionamento delle strutture democratiche».

Ma l’Europa non esiste per se stessa. Attorno c’è il resto del mondo e «la nostra solidarietà deve tradursi in migliori prospettive per le popolazioni» di tutta la Terra. In molte regioni, le persone sono minacciate dal virus ma anche dalla povertà, dalla fame, dall’aumento delle catastrofi naturali. Hanno bisogno di condizioni propizie che consentano uno sviluppo sostenibile nei loro paesi d’origine. L’Europa è chiamata ad assicurare «condizioni commerciali eque e le basi di un’economia giusta. Siamo favorevoli — scrivono le organizzazioni di laici — a una moratoria del debito al fine di evitare che i paesi del sud cadano in una nuova trappola, non per colpa loro ma della crisi economica». La responsabilità dell’Europa si applica anche agli individui che si trovano alle frontiere esterne: «Dobbiamo accogliere i rifugiati, in particolare i minori non accompagnati. Esortiamo la Commissione europea a proporre un nuovo patto per la migrazione e l’asilo basato su una reale solidarietà con le nazioni di primo ingresso».

di Giovanni Zavatta