· Città del Vaticano ·

Solidarietà che rigenera

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L’arcivescovo di Torino presenta il fondo destinato ai lavoratori in difficoltà

19 maggio 2020

«Qualche giorno fa, dal call center creato dalla nostra arcidiocesi per far parlare con un sacerdote coloro che subiscono maggiormente gli effetti dell’isolamento imposto dalla pandemia, mi è stata passata la telefonata particolarmente toccante di una persona che cercava conforto dopo la morte per coronavirus degli anziani della famiglia. Da un confronto inizialmente religioso si è passati piano piano ad affrontare il dramma della realtà presentata dall’interlocutore: il forte indebitamento dovuto alle gravi difficoltà economiche dell’azienda in cui lavorava insieme alla moglie, con tre figli a carico. Una situazione comune a tante famiglie, ma quel dolore raccontato mi ha fatto pensare che bisognava fare qualcosa».

Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, descrive così a «L’Osservatore Romano» come è nata l’idea di «Fondo sorriso – La solidarietà che riavvicina e sostiene», strumento di solidarietà costituito insieme alla diocesi di Susa, di cui il presule è amministratore apostolico, grazie anche a risorse straordinarie dei fondi otto per mille della Cei. «Un piccolo segno — spiega — per aiutare e sostenere, adesso che la società inizia un po’ a rivivere, chi non può riprendere l’attività lavorativa senza aiuti immediati, soprattutto le imprese a rischio chiusura e i propri dipendenti, per manifestare tutta la vicinanza della Chiesa e far sapere loro che non sono soli». Attualmente il fondo è composto da un capitale che ammonta a circa 600 mila euro, a cui hanno contribuito anche la Fondazione don Mario Operti (dedicata al fondatore del Progetto Policoro a favore dei giovani imprenditori dell’Italia meridionale), donatori privati e l’istituto Unicredit, «con il quale abbiamo stipulato una convenzione e che ha dimostrato una grande disponibilità, pronto in futuro a fornire altra liquidità». I prestiti saranno a interessi zero e senza spese per i beneficiari, i quali potranno restituire la cifra entro sessanta mesi con un ulteriore periodo di respiro: famiglie numerose, lavoratori o micro imprese impoveriti dalla sospensione produttiva, coloro che hanno perso l’occupazione o fanno fatica a riprenderla, sia giovani che adulti, da riorientare nei nuovi scenari post emergenza.

«Al di là dell’aspetto finanziario, pur importante, quello che davvero colpisce è l’enorme tributo di solidarietà singola e comunitaria che abbiamo ricevuto una volta fatta conoscere questa iniziativa», spiega Nosiglia. Una solidarietà non nuova ma già sperimentata in tante altre circostanze. «La realtà economica della nostra regione — prosegue l’arcivescovo — era infatti già complicata prima ancora del coronavirus, con molte situazioni di povertà preesistenti o sopraggiunte riguardanti dipendenti di fabbriche e uffici, lavoratori di diverse imprese in gravi difficoltà che ho incontrato nei mesi scorsi, migliaia di lavoratori autonomi, titolari e impiegati di esercizi commerciali, piccoli e medi imprenditori e quella categoria sempre più diffusa di atipici, maggiormente esposta alle precarietà di ogni genere. Grazie al fondo sarà così possibile assolvere anche a quegli impegni rimasti in sospeso come pagamento di bollette, mutui. Per la sua costituzione — precisa Nosiglia — siamo partiti dalla base spicciola, utilizzando il vasto lavoro che Caritas, parrocchie, Comuni e associazioni di volontariato stanno svolgendo da anni. Il mio ringraziamento va sempre a quanti si prestano gratuitamente per sostenere e accompagnare tante persone povere e famiglie bisognose che hanno quintuplicato in questi mesi le richieste di aiuto». Un sentimento di riconoscenza che l’arcivescovo di Torino ribadisce di aver già espresso nella sua lettera al mondo del lavoro dove, ha ricordato, «ho scritto che se c’è un insegnamento forte ed esplicito della crisi generata dalla pandemia è che dalle catastrofi si esce insieme, rinforzando i legami di solidarietà, ricostruendo la fiducia a partire dal basso, dalla vita quotidiana. Ecco, magari possiamo ripartire più poveri, ma certamente rigenerati dalla grande ricchezza della vicinanza al prossimo bisognoso che non è generica ma condivide una speranza concreta, che si realizza proprio nel personale coinvolgimento in questo cammino volto a riconsegnare la dignità. In tal senso avevamo attivato nei mesi scorsi un tavolo diocesano di lavoro con percorsi di progettazione e partecipazione, poi sospeso, che intendiamo riproporre anche a livello di incontri con le parti sociali, fra giovani e anziani, istituzioni e cittadini, che sono un po’ la nostra scommessa».

Una solidarietà che migliora la società, puntualizza Nosiglia, è proprio quella dove convergono forze molteplici che incentivano il bene e sottraggono se non dalla preoccupazione almeno dalla disperazione per un debito che aumenta sempre di più. «Anche in un’altra realtà in forte crisi per il consistente numero di posti di lavoro persi per la quarantena come la Lombardia — osserva il presule — sono scese in campo forze diocesane e civili che hanno portato alla nascita del Fondo San Giuseppe, istituito grazie alla collaborazione tra l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il sindaco Giuseppe Sala. Non bisogna lasciarsi andare al rimpianto e allo scoraggiamento ma reagire insieme con determinazione, impegnandoci per affrontare uniti e decisi una ripresa del lavoro posto al centro di ogni altra pure importante esigenza sociale».

Come sopra accennato un importante supporto al Fondo sorriso verrà assicurato dalla Fondazione don Mario Operti, che si occuperà di accompagnare le persone in tutta la fase di richiesta del prestito e durante quella di restituzione. «Si parte da un budget di un massimo di tremila euro per le famiglie e di cinquemila per piccole e medie imprese», indica monsignor Nosiglia, mentre in una seconda fase l’istituto individuerà ulteriori strumenti di accompagnamento e preparazione al lavoro, al microcredito e di sostegno individuale che potranno essere realizzati grazie alle risorse del fondo e con il contributo e l’iniziativa delle comunità territoriali.

di Rosario Capomasi