· Città del Vaticano ·

Documento dell’Unedi

Segni di fratellanza con i musulmani

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07 maggio 2020

«Le situazioni spesso drammatiche e di solitudine che il virus produce possono essere vissute come kairós, fondando, così, non solo tutele di beni primari ma, anche, radicali manifestazioni di solidarietà che assumono il valore e il significato di una profezia civile e religiosa»: queste parole si leggono nel testo La questione aperta delle sepolture musulmane in Italia: suggerimenti pastorali in tempo di covid 19, pubblicato nei giorni scorsi dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi) della Conferenza episcopale italiana (Cei), per rafforzare il dialogo tra cristiani e musulmani in Italia nella condivisione del dolore e delle sofferenze causate dalla pandemia.

Il testo è stato redatto dal gruppo di referenti regionali per il dialogo islamo-cristiano che è stato istituito dall’Unedi proprio per proseguire il cammino per una sempre migliore conoscenza del mondo islamico, come passaggio fondamentale verso il superamento di pregiudizi e l’identificazione dei valori comuni secondo il documento di Abu Dhabi, sottoscritto da Papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, il 4 febbraio 2019.

Il testo dell’organismo della Cei vuole offrire dei «suggerimenti pastorali», rivolti in particolare agli uffici diocesani per il dialogo ecumenico e interreligioso, in modo che tali strutture possano aiutare tutti coloro che sono direttamente coinvolti nel campo caritativo in questi tempi drammatici, nella continua scoperta della centralità della dimensione del dialogo nella pastorale quotidiana; il testo vuole anche «farsi voce solidale dell’angosciata preoccupazione di tanti fedeli musulmani di fronte all’impossibilità di accompagnare i propri cari nel momento della loro dipartita terrena».

Il documento si articola in due parti: la prima è dedicata alla fase emergenziale in modo da favorire la conoscenza dei bisogni spirituali e materiali dei fedeli musulmani di fronte alla pandemia, in particolare le norme che riguardano la sepoltura, tanto da indicare la possibilità di creare «un canale per ascoltare, raccogliere, coordinare, creare un senso di comunità e facilitare la circolazione di bisogni e possibilità». La seconda parte è stata pensata per il post-emergenza con l’idea di raccogliere le esperienze di queste settimane di dialogo, di condivisione, di preghiera di fronte alla sofferenza e alla morte, in modo da favorire una riflessione su come cristiani e musulmani possono far crescere la libertà religiosa in Italia. Anche per questo l’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso ha voluto aprire uno spazio, nella sua pagina web, per raccogliere queste esperienze interreligiose ed ecumeniche per promuovere una condivisione di quanto viene fatto a livello locale, come ha ricordato lo stesso don Giuliano Savina, direttore dell’Unedi.

La pubblicazione di questo testo nella pagina web, più precisamente nella sezione che raccoglie le schede «per una conoscenza più approfondita dell’islam», ha assunto un significato del tutto particolare in tempo di Ramadan, il mese sacro dedicato al digiuno, cominciato il 24 aprile; proprio in vista del Ramadan il documento raccomandava che, «rispettando quelle che saranno le indicazioni del Governo, non si manchi di far pervenire vicinanza ancora maggiore in questo tempo così importante per i fedeli musulmani». Una tradizione che in tanti luoghi, anche in Italia, si è venuta consolidando in questi anni, tesa a una vicinanza dei cattolici alla celebrazione del Ramadan, come segno concreto di fratellanza, anche con la consegna del messaggio preparato dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

La pubblicazione di questo testo si colloca così nell’orizzonte dell’impegno alla costruzione di una fratellanza umana per la pace nel mondo, secondo lo spirito e la lettera del documento di Abu Dhabi, per rafforzare o per creare nelle comunità locali un dialogo che alimenti una cultura dell’accoglienza, con la quale affrontare l’oggi, cominciando a pensare il domani.

di Riccardo Burigana