· Città del Vaticano ·

Risposte coraggiose alla sfida delle migrazioni

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L’incoraggiamento del Papa all’impegno del Centro Astalli

29 maggio 2020

«Migliaia di persone fuggono dalla guerra, dalle persecuzioni e da gravi crisi umanitarie» che minano in tutto il mondo il diritto d’asilo, ancor più in un pianeta minacciato dall’emergenza della pandemia. Una «sfida» globale, quella delle migrazioni, che richiede attenzione, impegno e solidarietà. È per questo che, in un «delicato momento» come quello attuale, Papa Francesco ha voluto esprimere il suo «sincero apprezzamento» per il lavoro di quanti si impegnano concretamente su questo fronte.

Lo ha fatto inviando un messaggio al direttore del Centro Astalli di Roma, il gesuita Camillo Ripamonti, in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2020 nel quale il Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs) in Italia fa il punto sulle proprie attività e offre i dati statistici riguardanti le persone assistite nel corso dell’ultimo anno.

Il rapporto sottolinea come, in questo tempo, quelle dei rifugiati siano delle «vite sospese», per le quali la «gravissima crisi sanitaria» ha messo in discussione comportamenti, «relazioni e visione del futuro» e le politiche migratorie hanno acuito «precarietà di vita, esclusione e irregolarità, rendendo l’intera società più vulnerabile». Ventimila sono le persone incontrate dai volontari del Jrs nel corso del 2019, undicimila solo a Roma: un esempio di «amore fraterno» che, sottolinea Francesco, dovrebbe «suscitare nella società un rinnovato impegno per una autentica cultura dell’accoglienza e della solidarietà».

Nei confronti del «complesso fenomeno migratorio» infatti — aggiunge il Pontefice — occorre una «apertura saggia» che favorisca «adeguati interventi di sostegno» e testimoni «quei valori umani e cristiani che stanno alla base della civiltà europea».

Il dramma dei rifugiati è sempre prioritario nelle intenzioni e nelle attenzioni del Papa. A loro egli si conferma «spiritualmente vicino con la preghiera e con l’affetto», esortandoli «ad avere fiducia e speranza in un mondo di pace, di giustizia e di fraternità tra i popoli».