· Città del Vaticano ·

Quei lavori necessari che nessuno vede

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Nella messa domenicale a Santa Marta il Papa prega per addetti alle pulizie e netturbini

18 maggio 2020

È pensando agli «ultimi» secondo i criteri del mondo, e pregando per loro ancor più in questo tempo di pandemia, che Papa Francesco ha iniziato domenica mattina, 17 maggio, la celebrazione della messa nella cappella di Casa Santa Marta. «Oggi  la nostra preghiera — ha detto — è per tante persone che puliscono gli ospedali, le strade, che svuotano i bidoni della spazzatura, che vanno per le case a portare via la spazzatura: un lavoro che nessuno vede, ma è un lavoro che è necessario per sopravvivere. Che il Signore li benedica, li aiuti».

Per la sua meditazione, il vescovo di Roma ha preso le mosse dal passo del Vangelo di Giovanni (14, 15-21) proposto dalla liturgia. «Nel congedo dai discepoli — ha spiegato — Gesù gli dà a loro tranquillità, gli dà pace, con una promessa: “Non vi lascerò orfani” (versetto 18). Li difende da quel dolore, da quel senso doloroso, dell’orfanezza».

«Oggi nel mondo — ha affermato il Pontefice — c’è un grande sentimento di orfanezza: tanti hanno tante cose, ma manca il Padre. E nella storia dell’umanità questo si ripete: quando manca il Padre, manca qualcosa e sempre c’è la voglia di incontrare, di ritrovare il Padre, anche nei miti antichi. Pensiamo ai miti di Edipo, di Telemaco, tanti altri: sempre cercare il Padre che manca».

«Oggi possiamo dire — ha insistito il Papa — che viviamo in una società dove manca il Padre, un senso di orfanezza che tocca proprio l’appartenenza e la fraternità. Per questo Gesù promette: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito” (versetto 16). “Io me ne vado — dice Gesù — ma arriverà un altro che vi insegnerà l’accesso al Padre. Vi ricorderà l’accesso al Padre”. Lo Spirito Santo non viene per “farsi i suoi clienti”; viene per segnalare l’accesso al Padre, per ricordare l’accesso al Padre, quello che Gesù ha aperto, quello che Gesù ha fatto vedere».

«Non esiste una spiritualità del Figlio solo, dello Spirito Santo solo: il centro è il Padre» ha ricordato Francesco. «Il Figlio — ha aggiunto — è l’inviato dal Padre e torna al Padre. Lo Spirito Santo è inviato dal Padre per ricordare e insegnare l’accesso al Padre. Soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi». In realtà, ha rilanciato il Pontefice, «sempre le guerre sia le piccole guerre sia le grandi guerre, sempre hanno una dimensione di orfanezza: manca il Padre che faccia la pace. Per questo, quando Pietro alla prima comunità dice che rispondano alla gente del perché sono cristiani (cfr. Prima Lettera di Pietro 3, 15-18), dice: “Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” (versetto 16), cioè la mitezza che dà lo Spirito Santo». Dunque, ha proseguito il Papa, «lo Spirito Santo ci insegna questa mitezza, questa dolcezza dei figli del Padre. Lo Spirito Santo non ci insegna a insultare. E una delle conseguenze del senso di orfanezza è l’insulto, le guerre, perché se non c’è il Padre non ci sono i fratelli, si perde la fratellanza. Sono — questa dolcezza, rispetto, mitezza — atteggiamenti di appartenenza, di appartenenza a una famiglia che è sicura di avere un Padre».

«“Io pregherò il Padre ed egli vi invierà un altro Paràclito” (cfr. Giovanni 14, 16) che vi ricorderà — ha detto ancora Francesco — l’accesso al Padre, vi ricorderà che noi abbiamo un Padre che è il centro di tutto, l’origine di tutto, l’unità di tutti, la salvezza di tutti perché ha inviato il suo Figlio a salvarci tutti». E «adesso invia lo Spirito Santo a ricordarci l’accesso a Lui, al Padre e dà questa paternità, questo atteggiamento fraterno di mitezza, di dolcezza, di pace». Concludendo l’omelia, il Pontefice ha esortato a invocare lo Spirito Santo affinché «ci ricordi sempre, sempre, questo accesso al Padre»; e «ci ricordi che noi abbiamo un Padre»; per dare «a questa civiltà, che ha un grande senso di orfanezza, la grazia di ritrovare il Padre, il Padre che dà senso a tutta la vita e fa che gli uomini siano una famiglia».

È con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori che il vescovo di Roma ha quindi invitato «le persone che non possono comunicarsi» a fare «adesso» la comunione spirituale. Per poi concludere la celebrazione — trasmessa in diretta streaming — con l’adorazione e la benedizione eucaristica.

Infine, il Papa ha affidato la sua preghiera alla Madre di Dio – accompagnato dal canto dell’antifona Regina Caeli — sostando davanti all’immagine mariana nella cappella di Casa Santa Marta.