· Città del Vaticano ·

Quando entrava Hemingway e usciva Joyce

L’interno della libreria a Parigi

Punti di resistenza

30 maggio 2020

La storica libreria Shakespeare and Company e il digitale


Aveva clienti illustri la storica libreria Shakespeare and Company, a Parigi. Da Ernest Hemingway a Ezra Pound, da Francis Scott Fitzgerald a James Joyce, senza dimenticare Gertrude Stein, alcune delle massime personalità dell’empireo culturale solevano convergere in questo luogo d’incanto, ben presto divenuto un’istituzione per eccellenza del mondo delle lettere. Come ogni comune lettore, essi consultavano i volumi, a volte li acquistavano, a volte li prendevano in prestito, non disdegnando di mettere per iscritto, all’atto della riconsegna, una valutazione su quanto avevano appena letto. In merito, ogni dinamica e ogni transazione furono allora registrate: adesso “il libro-mastro” della Shakespeare and Company è stato digitalizzato. Di conseguenza, come sottolinea il «Guardian» nel dare notizia del significativo avvenimento, ora è possibile conoscere, attraverso internet, the reading habits, i gusti in fatto di lettura di scrittori così rinomati. Al di là di una curiosità più che legittima nello scoprire quali erano i volumi elogiati e quelli criticati, il fatto che si staglia, in questo scenario, si lega alla proficua alleanza tra sapere classico e tecnologia moderna. Un’alleanza al servizio della vera cultura e della società che vuole nutrirsi di tale cultura.

Le lending cards, le tessere che permettevano al cliente di prendere in prestito un libro, sono ora archiviate secondo criteri digitali che ne consentono un’immediata fruizione. Catalogate in un unico e compatto nucleo, queste lending cards rappresentano una vera e propria miniera di cultura cui attingere informazioni dotte e gustose curiosità. Una di queste tessere, risalente al 1925, attesta che Ernest Hemingway aveva presto in prestito il libro di Joshua Slocum intitolato Sailing Alone Around the World: tale lettura, da lui molto apprezzata, gli avrebbe successivamente ispirato (1952) la composizione di uno dei suoi capolavori The Old Man and the Sea (“Il vecchio e il mare”). E non era certo di gusti facili Hemingway visto che senza velature diplomatiche, stroncava anche i colleghi illustri come lui. «Non sa niente, assolutamente niente, della gente, e quando le descrive non sembrano persone vive ma, nelle migliori delle ipotesi, caricature grottesche» diceva di Henry James, eppure celebrato dalla critica come uno dei maestri indiscussi, insieme con Virginia Woolf, del cosiddetto “realismo psicologico”. E non faceva sconti nemmeno nei riguardi di Francis Scott Fitzgerald, del quale criticava una morbosa indulgenza al nichilismo e a un disfattismo senza riscatto. Nel libro Festa mobile, Hemingway cita la Shakespeare and Company, come d’omaggio ai preziosi sevizi a lui resi.

Il celebre psichiatra e filosofo Jacques Lacan più volte si recò alla Shakespeare and Company per acquistare o per prendere in prestito alcuni libri di autori irlandesi poco conosciuti ma ritenuti da lui preziosi per aiutarlo a comprendere l’Ulisse di James Joyce, un’opera «tanto intrigante quanto ostica». Fatta da Lacan, questa valutazione assume una pregnanza tutta particolare. Tra i regolari clienti della scena letteraria figura la scrittrice francese Simone de Beauvoir, la quale, per dare ulteriore sostegno alla sua battaglia per la promozione della donna, cercava, e trovava, nella libreria volumi antichi, spesso dimenticati, che trattavano con competenza e dottrina del genio femminile nella società. Poco prima della morte (si suicidò nel 1940 per non cadere nelle grinfie della Gestapo) il filosofo tedesco Walter Benjamin — attestano le lending cards — prese in prestito due libri: un vocabolario tedesco-inglese e l’opera di Francesco Bacone Physical and Metaphysical Works. L’opera del filosofo inglese avrebbe dovuto dargli quella «serenità superiore alle brutture della vita»: il susseguirsi dei drammatici avvenimenti. che lo costrinsero tra l’altro a fuggire da Parigi, gli negarono quell’agognato sollievo.

Fondata nel 1919 da un’emigrata statunitense, Sylvia Beach, la Shakespeare and Company si configurò ben presto nel segno di una doppia dimensione: negozio di libri e sala da lettura. Da principio la libreria era al numero 8 di rue Dupuytren, poi nel 1921 si spostò al 12 di rue de l’Odeon, dove rimase fino l 1941. Durante questo periodo la Shakespeare and Company era considerata il centro della cultura anglo-americana a Parigi. A quel tempo la libreria faceva circolare titoli banditi nel Regno Unito e negli Stati Uniti, come L’amante di Lady Chatterly di David Herbert Lawrence e l’Ulisse di Joyce che, censurato in quei due Paesi, venne stampato per la prima volta, nel 1922, proprio dalla Beach. La libreria venne chiusa nel dicembre 1941, durante la seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione della Francia da parte della Germania, e non venne più riaperta. Nel 1951 un’altra libreria fu inaugurata, su iniziativa di George Whitman, con il nome di Le Mistral. Proprio come l’originale Shakespeare and Company, il luogo divenne ben presto il punto focale per la cultura letteraria della Rive gauche di Parigi. Alla morte di Sylvia Beach (1962) la libreria riacquistò, in suo onore, il nome originario: Shakespeare and Company. Attualmente la libreria è gestita dalla figlia di George Whitman: è situata al 37 di rue de la Bucherie, a pochi passi alla Senna. «Un’utopia socialista mascherata da libreria» fu definita da Whitman la Shakespeare and Company, che ora offre posti dove dormire, ricavati dai divani al suo interno, a scrittori e ad artisti a corto di denaro in cambio di alcune ore di lavoro fra gli scaffali. Immancabile è l’evento del Sunday tea, che prevede dibattiti tra scrittori e letture di poesie.

di Gabriele Nicolò