· Città del Vaticano ·

Porte spalancate ai popoli del mondo intero

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I Musei Vaticani ai tempi del covid-19

12 maggio 2020

Il 18 ottobre del 2019 Papa Francesco, inaugurando il nuovo allestimento del Museo Etnologico Vaticano Anima Mundi, ha sottolineato come i Musei Vaticani siano chiamati a diventare sempre più una “casa” viva, abitata e aperta a tutti, con le porte spalancate ai popoli del mondo intero. Musei Vaticani aperti, a tutti, senza chiusura. Un posto dove tutti possano sentirsi rappresentati; dove percepire concretamente che lo sguardo della Chiesa non conosce preclusioni.

I Musei del Papa sono oggi chiusi al pubblico dal 10 marzo scorso e, dal giorno successivo, anche il personale è rimasto a casa per ovvie ragioni di sicurezza. Ma un museo non può essere chiuso. Non può essere chiuso sia per le giuste ed ecumeniche parole del nostro amato Pontefice, ma anche per ragioni di mera “custodia” e conservazione del patrimonio universale dell’Arte, della Storia e della Fede che è chiamato a curare.

Clavigeri e custodi hanno, in questo periodo di pandemia, controllato quotidianamente i sette chilometri di quel meraviglioso percorso espositivo che custodisce le collezioni pontificie. L’Ufficio del Conservatore ha monitorato giornalmente i parametri idonei a una buona conservazione delle sale e dei depositi. La Direzione è stata presente per presidiare i luoghi e le persone.

I Musei Vaticani non sono stati fermi, non possono farlo, come ho sottolineato. I tanti reparti, uffici e settori di cui sono composti e che sono sempre un centro pulsante di attività, di ricerca, di idee e di lavoro, lo sono stati anche in questo periodo di pandemia con tante attività che vorrei brevemente condividere.

Le collezioni d’arte vaticane si sono sviluppate nell’arco di cinque secoli, plasmandosi sulla base di orientamenti culturali, scelte estetiche, criteri museologici e museografici in costante evoluzione, per merito di pontefici di intelligenza aperta e spesso precorritrice, dei loro consiglieri, cardinali, vescovi e laici al loro servizio, i quali hanno incessantemente accolto, preservato, valorizzato i manufatti realizzati dall’Uomo nei cinque continenti e nel corso della sua storia plurimillenaria. I Musei del Papa, declinati inevitabilmente al plurale, vanno considerati quindi un complesso “sistema di Musei”.

In tante occasioni ho avuto modo di evidenziare come i Musei Vaticani siano un’istituzione che non solo riceve migliaia di persone ogni giorno, con tutto quello che questo comporta dal punto di vista gestionale e amministrativo, ma come siano un centro di ricerca riconosciuto a livello internazionale.

Ogni Reparto, da quello egizio all’arte contemporanea, svolge un’importante attività di studio, ricerca, di scambio e di condivisione, attraverso varie forme, con studiosi e istituzioni diverse in tutto il mondo. Queste attività non solo sono continuate ma, in questo periodo di chiusura e di intimità forzata, sono state implementate esponenzialmente. Ricerche rimaste in sospeso perché richiedevano tempi diversi da quelli frenetici ai quali eravamo abituati, hanno finalmente trovato il tempo “antico” per essere completate. Il grande lavoro dell’Ufficio dell’Inventario di coordinamento con i diversi Reparti per la revisione dei dati delle opere e la condivisione on line nel catalogo del sito dei Musei è stato uno dei lavori principali di questo periodo.

Questo non sarebbe stato possibile senza l’immane sforzo dell’Ufficio Supporto Tecnologico, che ha incessantemente lavorato mettendosi a disposizione dei vari reparti e uffici. Abbiamo capito tutti che il futuro sarà molto più virtuale e digitalizzato di quanto non sia stato fino a oggi, ma posso senza presunzione affermare che i Musei, che hanno investito già da anni in tecnologia, si sono trovati pronti, hanno potuto affrontare lo smartworking e il lavoro virtuale con agilità e senza troppe problematiche.

In questo periodo abbiamo visto in rete e sui social network i tour virtuali di tanti musei del mondo, che giustamente si sono affrettati a realizzare e condividere per offrire una visita a distanza delle loro collezioni. Nei primi giorni del lockdown, confrontandoci con il Dicastero della Comunicazione, ci è sembrato naturale evidenziare i numerosi tour — della Cappella Sistina, delle Stanze di Raffaello, del Museo Pio Clementino e di tanti altri reparti dei musei — che erano già presenti nel nostro sito (www.museivaticani.va). Anche in questo caso, con semplicità abbiamo condiviso il grande lavoro svolto precedentemente, con professionalità e lungimiranza. L’incremento esponenziale degli accessi al web durante questo periodo ci ha reso felici e premiato il lavoro realizzato. Ugualmente si può dire per l’Ufficio Stampa e l’Ufficio Immagini e Diritti per il lavoro di aggiornamento della situazione mondiale e per quello svolto sui social network e per la collaborazione con Vatican News, in particolare con la rubrica «La Bellezza ci unisce» (www.vaticannews.va), che ha permesso di condividere quotidianamente un’opera d’arte per la consolazione dell’anima in un periodo di incertezza.

L’Ufficio Editoriale ha continuato il suo meticoloso lavoro di “editore”, impaginando cataloghi e volumi che solo il futuro ci dirà se usciranno in forma cartacea o di e-book. L’Ufficio Mostre ha dovuto far fronte alla situazione complessa di opere esposte a mostre che hanno dovuto chiudere appena aperte (emblematico il caso della esposizione di Raffaello alle Scuderie del Quirinale che è stata aperta soltanto tre giorni, e che ci auguriamo venga prorogata in modo da essere condivisa) e con il rinvio di tante esposizioni programmate, ma anche al ripensamento su metodologie, modalità, corrieri e tutto quello che quel mondo comporta.

Mi piace sottolineare il colossale lavoro svolto dell’Ufficio Accoglienza nella restituzione economica dei biglietti dei prenotati, non semplici voucher di accesso per una futura visita. Anche in questo caso la tecnologia è stata al servizio non solo del Vaticano, ma dei tanti utenti che sono stati grati per i rimborsi.

E poi ancora i tanti lavori di sanificazione degli ambienti secondo protocolli di sicurezza della Sanità Vaticana e in base a protocolli per la tutela, oltre che delle persone, delle opere d’arte grazie a suggerimenti del nostro Gabinetto per la Ricerca e la Diagnostica. L’implemento del presidio medico interno con speciali attenzioni al covid-19, grazie alla generosità e disponibilità delle Misericordie di Italia.

La Direzione delle Infrastrutture e dei Servizi del Governatorato Scv insieme all’Ufficio di Supporto Tecnologico ha implementato ulteriormente il Progetto Sicurezza generale in corso, predisponendo termoscanner per il controllo della temperatura dei visitatori in entrata e tante altre misure di sicurezza per il futuro accesso e circolazione dei visitatori ai musei. E quindi la Squadra di Manutenzione dei Musei e anche la Direzione delle Infrastrutture e dei Servizi hanno approfittato di questo periodo di “vuoto” e di fermo per effettuare lavorazioni impensabili a museo aperto o nei pochi giorni di chiusura ordinaria.

I Musei Vaticani, grazie a quanto istituito un secolo fa, possono considerarsi un’eccellenza nel mondo del restauro, riconosciuta a livello internazionale. Una realtà fatta di sette laboratori specializzati per tipologia di materiali, con quasi cento tecnici specialistici che lavorano in maniera stabile su tutte le opere delle collezioni dei Musei e della Santa Sede. Cosa hanno fatto i restauratori in questo periodo?

Nelle prime settimane di lockdown hanno lavorato a sistemare relazioni di restauri svolti, anche a uso dei nostri archivi e alla condivisione nel sito dei Musei. Ma hanno lavorato anche alla standardizzazione di procedimenti e metodologie nel campo della conservazione e del restauro e alla realizzazione di articoli per riviste di settore e preparazione di interventi a convegni (che con probabilità si svolgeranno su piattaforme virtuali).

La prudente e lenta ripresa in questi ultimi giorni di alcuni cantieri di restauro, in piena attenzione e sicurezza rispetto alla pandemia, in particolare dei lavori alla Scala Santa, nella Sala Costantino delle raffaellesche Stanze Vaticane e Sala VIII della Pinacoteca è stata pensata con la volontà di condivisione, al momento della riapertura, con delle novità storiche e artistiche incredibili che da quei restauri sono emerse sulle opere del “divino” Raffaello: bellezza, ma anche dati storici e testimonianze di fede che i nostri visitatori romani, laziali, italiani e tutti gli stranieri possibilitati non potranno fare a meno di venire ad ammirare senza file e per godere al contempo del più bel museo del mondo.

di Barbara Jatta