· Città del Vaticano ·

L’appello dei vescovi del Brasile di fronte alla minaccia della pandemia

Più attenzione agli indigeni

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07 maggio 2020

Un forte appello affinché le autorità prestino più attenzione alle popolazioni dell’Amazzonia, in questo particolare momento di emergenza sanitaria globale, è stato lanciato, nei giorni scorsi, dai vescovi dell’Amazzonia brasiliana. Di fronte all’avanzata incontrollata del covid-19, i presuli, in un messaggio, hanno espresso la loro preoccupazione e chiesto maggiore attenzione da parte dei governi federali e statali a questa pandemia che si sta diffondendo sempre più.

Le popolazioni indigene, si legge nel testo, «reclamano un’attenzione speciale da parte delle autorità affinché la loro vita non venga ulteriormente violata. Il tasso di mortalità è uno dei più alti nel Paese e la società sta già assistendo al collasso dei sistemi sanitari nelle principali città, come Manaus e Belém». Secondo i presuli, le statistiche fornite dai media non corrispondono alla realtà. «Il test non è sufficiente per conoscere la vera espansione del virus. Molte persone con evidenti sintomi della malattia muoiono a casa senza assistenza medica e accesso a un ospedale».

I presuli, quindi, richiamano la responsabilità delle autorità pubbliche per l’assistenza ai settori della popolazione più vulnerabili: sono a rischio elevato le popolazioni indigene, le quilombole e altre comunità tradizionali che si estendono fino alla foresta. «I dati sono allarmanti» sottolineano, e ricordano che «la regione ha la percentuale più bassa di ospedali nel Paese». Oltre alle popolazioni della foresta, anche quanti vivono nelle periferie urbane sono esposti alla pandemia, e le loro condizioni di vita sono ulteriormente degradate dalla mancanza di servizi igienici di base, alloggi dignitosi, cibo e occupazione. «Sono migranti, rifugiati, indigeni urbani, lavoratori industriali, domestici, persone che vivono di un lavoro informale e chiedono la protezione della salute. È obbligo dello Stato — scrivono — garantire i diritti sanciti dalla Costituzione federale offrendo condizioni minime affinché possano superare questo grave momento».

Il documento, inoltre, denuncia che l’estrazione mineraria e la deforestazione sono aumentate «in modo allarmante negli ultimi anni», agevolate da politiche molto blande. I presuli brasiliani avvertono: «Con l’Amazzonia sempre più devastata, le pandemie successive devono ancora arrivare, peggio di quella che stiamo vivendo. Altro motivo di preoccupazione viene dall’aumento della violenza nelle campagne, il 23 per cento in più rispetto al 2018. Nel 2019, secondo i dati della sezione “Conflicts in the Field Brazil 2019” della Pastoral Land Commission (Cpt Nacional), l’84 per cento degli omicidi (27 su 32) e il 73 per cento dei tentativi di assassinio (22 su 30) hanno avuto luogo in Amazzonia.

I vescovi, infine, esortano la Chiesa e l’intera società a chiedere misure urgenti su diverse materie. In particolare chiedono di rafforzare le politiche pubbliche, specialmente il sistema sanitario unificato; adottare misure restrittive all’ingresso delle persone in tutti i territori indigeni, per il rischio di trasmissione del coronavirus; effettuare test sulla popolazione indigena per adottare le misure di isolamento necessarie; fornire l’equipaggiamento di protezione personale in quantità adeguata; proteggere gli operatori sanitari che lavorano sui fronti della salute; garantire la sicurezza alimentare per gli indigeni e le popolazioni tradizionali in Amazzonia; rafforzare le misure ispettive contro la deforestazione e l’estrazione; garantire la partecipazione della società civile, dei movimenti sociali e dei rappresentanti delle popolazioni tradizionali negli spazi per le deliberazioni politiche.

Secondo l’arcivescovo emerito di São Paulo e presidente della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) cardinale Cláudio Hummes, la regione Panamazzonica non è preparata ad affrontare la pandemia da coronavirus perché «è sempre stata ampiamente trascurata dai governi, spesso abbandonata e persino costantemente distrutta e repressa nella lotta a tutela della propria vita e dei propri diritti».