· Città del Vaticano ·

Per la pace nelle famiglie

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La preghiera del Papa nella messa del mattino

04 maggio 2020

È stata «per le famiglie, in questo tempo di quarantena» a causa della pandemia da covid-19 la preghiera elevata da Papa Francesco all’inizio della messa celebrata nella cappella di Casa Santa Marta, lunedì mattina, 4 maggio. In una duplice prospettiva: quella della «famiglia, chiusa a casa», che «cerca di fare tante cose nuove», facendo ricorso a «tanta creatività con i bambini, con tutti, per andare avanti»; e anche quella «che alle volte» è segnata dalla «violenza domestica». Da qui l’esortazione introduttiva del Pontefice: «preghiamo per le famiglie, perché continuino in pace con creatività e pazienza, in questa quarantena».

Successivamente, all’omelia, il vescovo di Roma ha come di consueto commentato le letture del giorno, incentrate sul tema dell’universalità del messaggio cristiano. «Quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli lo rimproveravano», ha esordito citando la prima, tratta dagli Atti degli apostoli (cfr 11, 1-8). Il motivo di tale rimprovero, ha spiegato Francesco, stava nel fatto che fosse «entrato in casa di uomini non circoncisi» e avesse «mangiato insieme con loro, con i pagani». Naturalmente, ha osservato, «questo non si poteva fare, era un peccato. La purezza della legge non permetteva questo». Eppure «Pietro lo aveva fatto perché era stato lo Spirito a portarlo lì» ha chiarito il Papa, rimarcando che «c’è sempre nella Chiesa — e nella Chiesa primitiva tanto, perché non era chiara la cosa — questo spirito di “noi siamo i giusti, gli altri i peccatori”. Questo “noi e gli altri”, “noi e gli altri”»: insomma, in una parola «le divisioni: “Noi abbiamo proprio la posizione giusta davanti a Dio, invece ci sono “gli altri”... Si dice anche: “Sono i condannati”, già». Ma purtroppo, è la denuncia del Pontefice, «questa è una malattia della Chiesa, una malattia che nasce dalle ideologie o dai partiti religiosi».

In proposito il Papa ha individuato «al tempo di Gesù, almeno quattro partiti religiosi: il partito dei farisei, il partito dei sadducei, il partito degli zeloti e il partito degli esseni, e ognuno interpretava la legge secondo l’idea che ne aveva. E questa idea è una scuola “fuori-legge” quando è un modo di pensare, di sentire mondano che si fa interprete della legge». Basti ricordare che «rimproveravano pure a Gesù di entrare in casa dei pubblicani, che erano peccatori, secondo loro»; e di «mangiare con i peccatori, perché la purezza della legge non lo permetteva» (cfr. Matteo 9, 10-11). Persino lo accusavano che «non si lavava le mani prima del pranzo (cfr 15, 2.20). Sempre quel rimprovero — ha continuato Francesco — che fa divisione: questa è la cosa importante, che io vorrei sottolineare». Infatti «ci sono delle idee, delle posizioni che fanno divisione, al punto che è più importante la divisione dell’unità. È più importante la mia idea dello Spirito Santo che ci guida».

E ha citato come esempio «un cardinale “emerito” che abita qui in Vaticano, un bravo pastore, e lui diceva ai suoi fedeli: “La Chiesa è come un fiume, sai? Alcuni sono più da questa parte, alcuni dall’altra parte, ma l’importante è che tutti siano dentro al fiume”». Infatti, ha sottolineato Francesco, «questa è l’unità della Chiesa. Nessuno fuori, tutti dentro. Poi, con le peculiarità: questo non divide, non è ideologia, è lecito. Ma perché la Chiesa ha questa ampiezza di fiume? È perché il Signore vuole così».

Soffermandosi quindi sul brano evangelico appena proclamato (Giovanni 10, 11-18) il Papa ha spiegato che «il Signore, nel Vangelo, ci dice: “Io ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore” (10, 16). Il Signore dice: “Ho delle pecore dappertutto e io sono pastore di tutti”». E, ha osservato in particolare, «questo tutti in Gesù è molto importante. Pensiamo alla parabola della festa di nozze (cfr Matteo 22,1-10), quando gli invitati non volevano andarci: uno perché aveva comprato un campo, uno si era sposato..., ognuno ha dato il suo motivo per non andare. E il padrone si è arrabbiato e ha detto: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze” (versetto 9). Tutti. Grandi e piccoli, ricchi e poveri, buoni e cattivi. Tutti». Perché, ha rimarcato Francesco, «questo “tutti” è un po’ la visione del Signore che è venuto per tutti ed è morto per tutti. “Ma è morto anche per quel disgraziato che mi ha reso la vita impossibile?”. È morto pure per lui. “E per quel brigante?”... È morto per lui. Per tutti. E anche per la gente che non crede in Lui o è di altre religioni: per tutti è morto. Questo non vuol dire che si deve fare proselitismo, no. Ma Lui è morto per tutti, ha giustificato tutti».

E su questo aspetto Francesco ha confidato un ricordo personale. «Qui a Roma c’era una signora, una brava donna, una professoressa, la professoressa [Maria Grazia] Mara, che quando era in difficoltà per tante cose, e c’erano dei partiti, diceva: “Ma Cristo è morto per tutti: andiamo avanti!”. Quella capacità costruttiva. Abbiamo un solo Redentore, una sola unità: Cristo è morto per tutti». Il riferimento è alla donna morta alla fine del 2019 all’età di 96 anni, che il Papa omaggiò recandosi nella chiesa di San Giuseppe a via Nomentana per partecipare ai suoi funerali. Esperta di patristica e autrice di libri sulle figure principali della storia del cristianesimo dei primi secoli e catechista coi bambini fino agli ultimi istanti di vita, la professoressa Mara aveva ricevuto anche una visita a sorpresa dal Pontefice presso la propria abitazione nel luglio 2018.

Al contrario «invece la tentazione» della bandiera, del partito, dell’ideologia, dell’appartenenza, dell’esclusione di chi la pensa in modo diverso «anche Paolo l’ha sofferta: “Io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di questo, io sono dell’altro...”» (cfr. 1 Corinzi 3, 1-9), ha constatato il Papa con amarezza, prima di indicare un caso ben più recente: «pensiamo a noi, cinquant’anni fa, al dopo-Concilio: le divisioni che ha sofferto la Chiesa. “Io sono di questa parte, io la penso così, tu così...”. Sì, è lecito pensarla così, ma nell’unità della Chiesa, sotto il Pastore Gesù».

Dunque, ricapitolando il Papa ha messo in luce «due cose: il rimprovero degli apostoli a Pietro, perché era entrato nella casa dei pagani»; e «Gesù che dice: “Io sono pastore di tutti”. Io sono pastore di tutti». E che aggiunge: «“Io ho altre pecore che non provengono da questo recinto. Io devo guidare anche loro. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge”» (cfr Giovanni 10, 16). Si tratta, ha proseguito, della «preghiera per l’unità di tutti gli uomini; perché tutti, uomini e donne, tutti abbiamo un unico Pastore: Gesù». Da qui l’invocazione al Signore affinché «ci liberi da quella psicologia della divisione, di dividere, e ci aiuti a vedere questo di Gesù, questa cosa grande di Gesù, che in Lui siamo tutti fratelli e Lui è il Pastore di tutti»; e «quella parola, oggi: tutti, tutti, che ci accompagni durante la giornata».

È con la preghiera del cardinale Rafael Merry del Val che Francesco ha quindi invitato «le persone che non possono comunicarsi» a fare la comunione spirituale. Concludendo la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare — accompagnato dal canto dell’antifona Regina Caeli — la sua preghiera alla Madre di Dio, sostando davanti all’immagine mariana della cappella di Casa Santa Marta. A mezzogiorno le intenzioni del Papa sono state rilanciate, nella basilica vaticana, dal cardinale arciprete Angelo Comastri che ha guidato la recita del rosario e del Regina Caeli.