· Città del Vaticano ·

Paura per una seconda ondata di contagi

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Altri casi segnalati in Cina mentre l’Oms studia nuove misure

11 maggio 2020

Torna la paura di una seconda, più potente ondata di covid-19. La Cina ha riportato ieri 17 nuovi casi di coronavirus, toccando i massimi delle ultime due settimane. Di questi casi, sette sono risultati importati dalla Mongolia, mentre altri dieci interni, suddivisi tra le province di Hubei (5), Jilin (3), Liaoning (1) e Heilongjiang (1). I casi dell’Hubei fanno capo al capoluogo Wuhan, il focolaio della pandemia: sono asintomatici, ha detto la Commissione sanitaria provinciale, che si aggiungono all’infezione registrata sabato scorso nel distretto di Dongxihu, la prima dal 4 aprile, dove il livello sanitario d’allerta è stato rialzato da basso a medio.

Intanto, Li Bin, viceresponsabile della Commissione Sanitaria Nazionale, ha dichiarato in conferenza stampa che «saranno compiuti maggiori sforzi per rafforzare la prevenzione, sostenendo sia la medicina tradizionale cinese che la medicina occidentale, combinando le pratiche di routine e le risposte concrete alle emergenze». Secondo il funzionario, la consapevolezza della popolazione sulla prevenzione delle emergenze di salute pubblica «dovrebbe essere aumentata, si dovrebbe stabilire un sistema di leadership e di comando unificato ed efficiente in materia di risposta alle emergenze di salute pubblica».

A conferma del fatto che la pandemia continua a far paura in Asia c’è anche la rafforzata collaborazione tra Cina e Corea del Nord. Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato ieri un “messaggio verbale” al leader nordcoreano Kim Jong-un auspicando una collaborazione più stretta contro il covid-19, rafforzando scambi e cooperazione scientifica. Xi, offrendo l’assistenza di Pechino, ha affermato di riservare «grande attenzione alla situazione su prevenzione e controllo della pandemia» in Corea del Nord, notando che le misure prese da Pyongyang «stanno producendo progressi positivi» ha riferito l’agenzia Xinhua. La Cina «è pronta a rafforzare la cooperazione antiepidemica e a provvedere tutto il supporto che le sue capacità le consentono in linea con le necessità del Nord».

Il mondo attende, nel frattempo, il punto sulla pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che si terrà oggi a Ginevra. Sono attese nuove misure.

Di recente, l’Oms ha aggiornato il suo “Strategic Preparedness and Response Plan”, ovvero il piano strategico di preparazione e risposta che delinea le misure di sanità pubblica a supporto di tutti i Paesi che stanno fronteggiando la pandemia. Il documento, pubblicato online sul sito dell’Oms, è stato stilato (e aggiornato) sulla base di tutto ciò che la comunità scientifica è riuscita ad apprendere finora sulla diffusione del virus, dati e conoscenze che uniti insieme si traducono in vere e proprie azioni strategiche funzionali allo sviluppo di piani operativi di carattere sia nazionale che regionale. L’Oms sottolinea, nel documento, che la condizione cruciale per la riapertura delle attività è che le strutture sanitarie locali siano in grado non solo di individuare con prontezza i casi di contagio, ma anche attuare i protocolli di cura previsti. Inoltre, ogni sistema sanitario deve essere in grado di gestire i contagi di ritorno. Con molta probabilità la riapertura dei confini potrebbe portare all’insorgere di nuovi casi. Vanno intensificati i controlli nelle zone di passaggio, come gli aeroporti.