· Città del Vaticano ·

Orientamenti pastorali sugli sfollati interni

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A cura della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

05 maggio 2020

Un popolo di invisibili: oltre cinquanta milioni di persone secondo dati recenti, gli sfollati interni rappresentano una sfida per la comunità internazionale, soprattutto nell’attuale contesto di pandemia da covid-19, che rischia di farli precipitare in un abisso ancor più drammatico. Su queste donne e questi uomini costretti a lasciare la propria casa a causa di guerre, violenze o disastri naturali, la Chiesa torna ad accendere i riflettori con il volume Pastoral Orientations on Internally Displaced People a cura della Sezione migranti e rifugiati (M&R) del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, presentato martedì 5 maggio in diretta streaming.

Alla conferenza trasmessa dalla sala Marconi di palazzo Pio sul canale Youtube di Vatican News, sono intervenuti i due sottosegretari della Sezione M&R del dicastero, il cardinale gesuita Michael Czerny e il missionario scalabriniano Fabio Baggio, e la dottoressa Amaya Valcárcel, coordinatrice internazionale di advocacy del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs) - Ufficio internazionale di Roma. Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha moderato l’incontro, durante il quale alcuni giornalisti hanno rivolto domande in videocollegamento.

Il cardinale Czerny si è soffermato sull’itinerario che ha condotto all’elaborazione degli Orientamenti pastorali sugli sfollati interni, ricordando come sin dall’inizio del pontificato Francesco abbia sollecitato la Chiesa ad accompagnare tutte le persone costrette a fuggire, istituendo la Sezione M&R con la missione di aiutare i vescovi e coloro che servono individui vulnerabili in movimento. Questa, da parte sua, nel 2017 ha individuato 20 punti chiave di azione pastorale, utilizzati da diocesi, parrocchie e congregazioni religiose, da cattolici e altre organizzazioni della società civile, da scuole e gruppi che si occupano di migranti e rifugiati: si tratta di 20 priorità per i programmi locali, omelie, istruzione e media. Risultato di un accurato processo di consultazione e riflessione con molti leader e professionisti del settore, hanno costituito il contributo della Santa Sede nella stesura e adozione nel 2018 del global compact delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Attraverso un processo simile, ha proseguito il porporato, M&R ha preparato sempre nel 2018 gli Orientamenti pastorali sulla tratta di esseri umani. «Oggi — ha detto — siamo felici di presentare» quelli «sugli sfollati interni, approvati dal Santo Padre» per «guidare il ministero della Chiesa» in questo delicato campo. Anche perché, ha aggiunto, il coronavirus «non distingue tra coloro che sono importanti e quelli che sono invisibili: tutti sono vulnerabili e ogni infezione è un pericolo per tutti». Da qui l’auspicio conclusivo che queste persone siano «riconosciute e sostenute, promosse e infine reintegrate, in modo da poter svolgere un ruolo attivo e costruttivo nel loro Paese anche se sono state costrette a fuggire da casa e rifugiarsi altrove».

Padre Baggio ha spiegato che gli Orientamenti pastorali adottano la definizione fornita dai Principi guida sugli sfollati (1998) delle Nazioni unite, ovvero «gruppi di persone forzati o obbligati a fuggire o a lasciare le loro abitazioni o i luoghi abituali di residenza, in particolare come conseguenza di un conflitto armato o per evitarne gli effetti, di situazioni di violenza generalizzata, di violazioni dei diritti umani o di disastri naturali o provocati dall’uomo, e che non hanno valicato un confine di Stato internazionalmente riconosciuto».

Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), nel 2019 si sono registrati 33,4 milioni di nuovi sfollati interni: 8,5 milioni a causa di conflitti e 24,9 milioni a causa di disastri. «L’ingente portata di questa migrazione, assieme alla sua frequente invisibilità e alle vulnerabilità che provoca — ha osservato il religioso — giustifica ampiamente la preoccupazione del Santo Padre e l’interesse della Sezione M&R, che hanno portato alla elaborazione del documento». Esso si nutre «della ricchezza del magistero universale e locale e della lunga tradizione pastorale costituita dalle azioni che la Chiesa ha avviato a beneficio di questi abitanti delle periferie esistenziali». Azioni che, ha commentato lo scalabriniano, «si raggruppano intorno ai quattro verbi con i quali il Santo Padre ha voluto sintetizzare la pastorale migratoria: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».

La dottoressa Valcárcel ha illustrato la missione del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, presente in 56 Stati, per accompagnare, servire e difendere i diritti dei migranti forzati, compresi gli sfollati interni in 14 Paesi. Il problema più grande di questi ultimi, ha rimarcato, «è la loro invisibilità», cui spesso è associata «la mancata riconoscibilità dei loro diritti e bisogni». Con l’aggravante che ora — è stata la sua denuncia — la crisi sociale e l’impatto economico prodotti dalla pandemia provocano ulteriori restrizioni per questa gente. Paradigmatico è il caso record della Colombia, dove gli sfollati interni superano i 5 milioni e mezzo, rendendola il Paese con il più alto numero del mondo. «Vi è un crescente spostamento all’interno delle città, che genera “sfollati cronici”, non integrati nelle dinamiche sociali ed economiche del tessuto urbano» ha detto Valcárcel. Il Jrs promuove per loro progetti per l’accesso a piccoli lavori, la responsabilizzazione sociale e la riconciliazione. Altri campi di azione sono tra i sopravvissuti Yazidi nel Kurdistan iracheno, dove donne e bambini necessitano di assistenza psichiatrica e sostegno educativo, nello Stato di Kachin, in Myanmar, e in Burundi, Sud Sudan e Afghanistan. In alcune realtà «durante l’attuale pandemia, — ha concluso — le persone non hanno accesso alle informazioni per proteggersi dal contagio» e anche se sanno «come lavarsi le mani, non hanno accesso all’acqua pulita e potabile».