· Città del Vaticano ·

Non più padroni della Terra

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Intervista al cardinale Carlos Aguiar Retes

29 maggio 2020

«È indispensabile riconoscere la responsabilità collettiva di fronte al mondo globalizzato, i cui effetti si ripercuotono sul resto dell’umanità». I segni dell’impatto economico che la pandemia di covid-19 sta lasciando in tutto il continente americano sono motivo di grande preoccupazione per il cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo primate del Messico, come ha affermato in un’intervista a «L’Osservatore Romano». In America Latina l’epidemia si è diffusa quasi due mesi dopo la conferma da parte della Cina dell’esistenza del nuovo coronavirus (il primo caso positivo è stato registrato in Brasile il 26 febbraio) e l’evoluzione del contagio sta vivendo fasi differenti a seconda dei Paesi. Ogni governo sta adottando misure diverse per ridurre l’impatto del covid-19 sul suo sistema sanitario e sulla sua economia. Il Messico si sta avviando alla riapertura graduale delle sue attività sociali ed economiche, prevista per il 1° giugno, nonostante il tragico paradosso delle cifre che sono in costante crescita. La Chiesa ha compiuto grandi sforzi per coordinare le diverse iniziative di assistenza portate avanti nel Paese per aiutare i poveri delle aree urbane e rurali.

Eminenza, in questo tempo segnato dalla crisi sanitaria mondiale si è detto e ripetuto che dopo il flagello del covid-19, niente sarà più come prima. Che cosa sta dicendo oggi alla Chiesa questo virus?

La Chiesa vive questa pandemia come parte della società. Ossia, con incertezza e sconcerto, perché ha sconvolto lo stile di vita e ha limitato la libertà in quanto a mobilità. Penso che a nessuno di noi abitanti attuali del pianeta sia mai toccato vivere una situazione così complessa come quella presente. Tuttavia, come ogni situazione umana, ha i suoi pro e i suoi contro, i suoi vantaggi e le sue sfide; è questo che sta accadendo. Soprattutto per la Chiesa è stata un’occasione per riconsiderare la gratuità della vita e la necessità della spiritualità, il che rappresenta un’opportunità di evangelizzare. Indubbiamente la Chiesa deve interpretare la pandemia come un segno dei tempi e scoprirvi la voce di Dio creatore.

Le parole “confinamento” e “quarantena”, che sembravano appartenere a tempi dimenticati e al lessico medievale, fanno oggi parte della nostra quotidianità. Secondo lei, che cosa è cambiato in queste settimane di pandemia?

La visione del futuro dell’umanità e il mio impegno per promuovere uno stile di vita in cui la dignità di ogni persona umana venga rispettata. A tal fine è indispensabile riconoscere la responsabilità collettiva dinanzi a un mondo globalizzato, i cui effetti si ripercuotono sul resto dell’umanità. Sono pertanto necessarie la partecipazione e la collaborazione di tutti i Paesi e le culture per definire i valori su cui deve poggiare la vita sociale dei popoli.

L’uso da parte della Chiesa delle nuove tecnologie ha portato a una grande partecipazione spirituale dei fedeli in questi giorni di confinamento per il covid-19. Si tratta della nascita di una nuova liturgia domestica?

In effetti penso che sia stata una fase di rodaggio molto importante per il futuro dell’evangelizzazione, specialmente per ottenere una comunione che sia riconosciuta e valorizzata da tutti i fedeli. L’effetto sarà una maggiore testimonianza dell’esperienza vissuta dei valori cristiani a favore della società.

Che sfide dovrà affrontare il pianeta una volta superata la pandemia? Che cosa si può imparare dalla situazione attuale?

Innanzitutto che non siamo padroni della nostra casa comune, ma custodi e amministratori. Dobbiamo quindi discernere come possiamo compiere tale missione. Quando la Chiesa, nel corso dei secoli, è riuscita a mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù, è riuscita anche a trasformare lo stile di vita della società in una cultura fraterna e solidale, fondata sul rispetto della dignità di ogni persona, testimoniando così che è possibile — ed un grande dono — consentire una vita degna a ogni membro della famiglia umana. Perciò, di fronte al commento che circola nei media e sulle reti sociali, secondo il quale al termine della pandemia la vita non sarà più come prima, invito a chiederci: quale sarà la nostra risposta come discepoli di Cristo? Che cosa si aspetta da noi il nostro maestro Gesù Cristo, il Signore? Chiediamo aiuto alla nostra madre, la Vergine di Guadalupe, per trovare una risposta e metterla in pratica con la forza dello Spirito Santo.

C’è qualche nesso con il cambiamento climatico e la crisi climatica? Come dovremmo comportarci con la natura una volta superata la pandemia?

Dobbiamo educarci e rispettare i cicli della vita stabiliti dalle leggi della natura, che oggi conosciamo meglio grazie alla ricerca e alla tecnologia.

di Silvina Pérez