· Città del Vaticano ·

La prevenzione unica strada per combattere i virus

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La testimonianza di Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani

18 maggio 2020

Quando si presentano eventi sanitari di particolare rilevanza e gravità, come avvenuto al tempo per la sars, l’ebola e, oggi, il covid-19, la comunità scientifica, e non solo, indica a grande voce che l’unica strada per anticipare la comparsa di malattie infettive è la prevenzione. Cosa si intende, però, in un mondo globalizzato, caratterizzato da una pesante eredità ambientale, da un profondo divario nelle condizioni di vita e da una possibilità di accesso alle cure molto diversa a seconda delle varie regioni del pianeta, attuare politiche di prevenzioni uniformi? «Purtroppo — spiega Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli (Associazione microbiologi clinici italiani) — spesso dimentichiamo che la prevenzione è un concetto olistico, non riguardante solo la sfera sanitaria, ma tutto ciò che è parte fondante del nostro quotidiano, compresi gli aspetti sociali, relazionali, economici e professionali. È evidente che non esiste prevenzione, se, a monte, non accettiamo, come premessa, di lavorare per raggiungere standard minimi di vivibilità e tutela della salute per ogni essere umano».

L’obiettivo di garantire universalmente un’esistenza dignitosa è, in tutta chiarezza, incompatibile con le attuali condizioni in cui milioni e milioni di individui versano, ad esempio, dal punto di vista abitativo: arrangiarsi a sopravvivere in baraccopoli, capanne o tuguri non consente certo il rispetto delle più elementari norme igieniche, a cominciare dal semplice gesto del lavaggio delle mani, che, tuttavia, costituisce proprio la prima, forse più importante, difesa contro il diffondersi delle malattie infettive. Un rito basilare, appunto, ma impossibile per quelle persone cui l’acqua è un bene ancora negato.

Non possiamo parlare di distanziamento sociale o, ancor peggio, di isolamento domiciliare, quando 10 persone convivono in 40 metri quadrati. «Le favelas brasiliane, i rancitos venezuelani, o anche molte soluzioni improvvisate nelle realtà di periferia del nostro paese, non rappresentano l’ambiente ideale per una corretta prevenzione basata sull’abbattimento del contagio interumano» sottolinea Clerici.

Prevenzione significa, poi, dotarsi quotidianamente dei minimi mezzi e dispositivi di protezione indispensabili per l’igiene personale e le relazioni interpersonali: è complesso procurarsi sostanze igienizzanti, mascherine e altri presidi con un reddito pro capite giornaliero inferiore al dollaro: un sussidio insufficiente anche al sostentamento alimentare, senza dimenticare che «la prevenzione inizia proprio da un regime alimentare corretto e completo, perché un organismo sano, con le adeguate difese immunitarie, è certamente meno esposto al rischio di contagio» precisa Clerici

«A fronte di un tasso di mortalità infantile — sottolinea ancora l’esperto microbiologo — in cui ogni minuto 5 bambini nel mondo muoiono di stenti, occorre porsi qualche domanda in merito al capitolo “Prevenzione”. Un capitolo che non si esaurisce nella somministrazione di vaccini e farmaci, cosa più che mai necessaria, ma implica l’adeguamento a standard di vita decorosi per milioni di persone: il che si traduce, banalmente, in un ambiente che non costituisca l’incubatore ideale di malattie o il canale privilegiato di trasmissione di infezioni».

Se è innegabile che il cosiddetto primo mondo sia stato colto impreparato di fronte alla pandemia di covid-19, immaginiamo come possano essere disarmate le popolazioni che ogni anno si trovano alle prese, e devono combattere, con ebola, difteriti, encefaliti, gastroenteriti e innumerevoli altre patologie infettive, in gran parte evitabili, o comunque, trattabili, applicando norme igieniche basilari.

E, così, risalendo alla domanda iniziale, in un mondo globalizzato prevenzione equivale a educazione e sostenibilità alimentare, sanitaria, socioeconomica e ambientale: «Equivale, in un termine, a civiltà, intesa come progresso di tutti e non esclusivo di pochi, civiltà non del benessere ma dell’Essere, civiltà che trasferisca valore ai parametri sociali ed economici per vivere, non per sopravvivere» conclude il presidente Amcli.

Ne segue che solo dispiegando collettivamente le nostre forze al servizio dell’obiettivo comune di restituire un senso diverso alla civiltà, la prevenzione sarà un’intrinseca e naturale estensione del modo di agire dell’unica nostra grande comunità umana, e non un concetto utile solo in situazioni di crisi o di emergenza, destinate, a quel punto, a scomparire.

Questo non significa che non occorra mantenersi sempre vigili di fronte all’ipotesi che possano sorgere focolai pandemici: «In questi casi, reagire prontamente nel contrasto all’estensione del contagio, nelle prime fasi di diffusione delle infezioni — sottolinea Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms — richiede addestramento tecnico e sanitario, teso ad acquisire capacità di contatto e trattamento dei pazienti infetti: un’esperienza che il nostro paese ha maturato durante la missione Mare Nostrum». Insistendo sull’aspetto formativo e culturale, Guerra rileva l’importanza di due punti: «A livello sovranazionale e nazionale, dobbiamo pensare a un progetto di alfabetizzazione scientifica, che passi, ad esempio, dalle tematiche della vaccinazione, ma, più in generale, che alleni al ragionamento scientifico». A questo si aggiunge poi la dimensione etica del vivere responsabilmente in comunità, che, un tempo, si sarebbe detta educazione civica.

«Le governance, attuali e dei prossimi decenni, dovranno essere consapevoli che, nonostante la prevenzione sia materia di scarsa visibilità e richieda sforzi e investimenti di lungo termine, avrà costi infinitamente minori delle epidemie degli ultimi decenni» conclude Guerra, notando che portando attenzione alle dichiarazioni del Santo Padre, precedenti all’emergenza pandemica, in merito al diritto alla salute e alla tutela della dignità umana, queste riassumono, di per sé, i cardini di quella che si potrebbe definire Bibbia della prevenzione.

di Silvia Camisasca