· Città del Vaticano ·

La preghiera è la prima forza della speranza

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All’udienza generale l’appello del Pontefice a custodire il creato che porta la firma di Dio e a difendere la vita

20 maggio 2020

«Se la vicenda della vita, con tutte le sue amarezze, rischia di soffocare il dono della preghiera, basta la contemplazione di un cielo stellato, di un tramonto, di un fiore..., per riaccendere la scintilla del ringraziamento». Contiene un invito a riscoprire lo stupore dell’uomo davanti allo splendore del creato, la catechesi di Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì mattina, 20 maggio, svoltasi ancora una volta nella Biblioteca del Palazzo apostolico Vaticano, senza la presenza di fedeli a causa della pandemia da covid-19.

Continuando il ciclo di riflessioni sulla preghiera, che è la «prima forza della speranza», il Pontefice ha commentato il Salmo 8, 4-5.10, incentrato sul «mistero della Creazione». Ed è significativo che ciò avvenga nel cuore della «Settimana Laudato si’», in corso fino a domenica prossima, 24 maggio, quando avrà inizio l’«Anno speciale» nel quinto anniversario dell’enciclica. Al tema Francesco ha dedicato anche oggi un tweet sull’account @Pontifex rilanciando l’hashtag #LaudatoSi5: «La persona umana — ha scritto — tanto più cresce, matura e si santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature».

E anche per la sua meditazione il Papa ha preso spunto dalla constatazione che «la vita, il semplice fatto» dell’esistenza «apre il cuore alla preghiera», e che sono proprio «la bellezza e il mistero della Creazione» a generare «il primo moto che suscita la preghiera». Infatti, ha chiarito, «la grandezza dell’uomo è infinitesimale se rapportata alle dimensioni dell’universo», ma «la relazione con Dio è la grandezza dell’uomo». Ecco allora che «la preghiera apre la porta alla speranza... Perché — ha commentato il Pontefice — gli uomini di preghiera custodiscono le verità basilari», ripetendo «che questa vita, nonostante tutte le sue fatiche e le sue prove, i suoi giorni difficili, è colma di una grazia per cui meravigliarsi. E in quanto tale va sempre difesa e protetta». Da qui la consolante certezza conclusiva che «tutti siamo capaci di portare gioia. Questa vita è il dono che Dio ci ha fatto: ed è troppo breve per consumarla nella tristezza, nell’amarezza». Infine, essendo la vigilia dell’Ascensione, il Papa ha ricordato in vari saluti la solennità che si celebra giovedì 21. «Gesù, ascendendo al cielo, — ha detto — lascia un messaggio e un programma per tutta la Chiesa».

L'udienza generale