· Città del Vaticano ·

L’enigma di Monsieur Chouchani

Si narra che Chouchani avesse una memoria prodigiosa e vantasse un’eccezionale capacità di calcolo

Le mille intriganti contraddizioni di un uomo del ventesimo secolo che insegnava per strada

04 maggio 2020

Conosceva a memoria le opere di alcuni filosofi, Bergson, ad esempio, parlava molte lingue tra vive e morte, secondo alcuni addirittura settanta; giocava e vinceva in borsa, ma viveva poveramente per sua precisa scelta; citava — senza bisogno di leggerli — il Talmud, il Corano e la Bibbia, rubava dove poteva anche cose più insignificanti, ma a sentire altre testimonianze non voleva essere pagato per le sue lezioni; conosceva alla perfezione la filosofia, la matematica e la fisica, ma per qualcuno non sapeva un granché di letteratura; trafficante di perle e insieme povero vagabondo che appariva quasi in simultanea a Tel Aviv, a Parigi, in Africa del nord come in America meridionale, forse anche in India; vegetariano per alcuni, per altri mangiava ogni cosa, carne compresa, che trovava nelle case di coloro che facevano a gara per ospitarlo: case dalla quali spariva improvvisamente e senza salutare; ateo miscredente secondo certi testimoni, ma per altri devoto e praticante, ebreo forse sabbatiano se non addirittura cristiano.

Ce ne sarebbero ancora, di contraddittorie testimonianze su uno dei personaggi più misteriosi (e, malgré lui, affascinanti) del Novecento, monsieur Chouchani.

In realtà, in termini documentari, pochissimo si sa di lui: a sentire le testimonianze dirette raccolte da un allievo di Emmanuel Levinas — a sua volta discepolo illustre di Chouchani —, Salomon Malka in Monsieur Chouchani. L’enigma di un maestro del XX secolo (Brescia, Morcelliana, 2017, pagine 224, euro 17) sarebbe apparso nella Francia occupata dai tedeschi durante l’ultimo conflitto mondiale, è riaffiorato a New York, poi in Marocco, in Israele, per finire a Montevideo dove morirà nel 1968.

Il filosofo Haim Baharier nel 2014 ha pubblicato La valigia quasi vuota (Garzanti), in cui rievoca la sua conoscenza personale, anche se era ancora un ragazzino, di un personaggio che ha lasciato un forte segno tra intellettuali, scrittori, pensatori di rilievo come il già ricordato Levinas e Elie Wiesel. Non solo: il regista Michael Grynzspan sta preparando un film su di lui per la tv israeliana, servendosi degli scarsi (anche se recentemente a Gerusalemme sono stati venduti all’asta alcuni suoi diari) documenti, tra cui pochissime foto, che si contano sulle dita di una mano.

Tanto è bastato per alimentare una leggenda fatta di aneddoti contraddittori e di poche concordanze: la vocazione al vagabondaggio, la sua irascibilità, divenuta proverbiale — e temuta — tra i suoi “studenti”, e una cultura, soprattutto religiosa, spaventosa che gli permetteva di immagazzinare pagine e pagine di testi diversissimi per genere e struttura tra di loro: alcuni testimoni (la versione originale del libro di Malka è del 1994 e comprende ricordi raccolti dagli anni Sessanta in poi) hanno raccontato che, preso dai nazisti, sostenne di essere musulmano; la Gestapo mandò a chiamare l’imam della moschea di Parigi che, dopo avergli parlato per ore, stupito, confessò che “l’ospite” dei tedeschi ne sapeva molto più di lui del Corano, e che quindi potevano tranquillamente lasciarlo libero, era lui il vero maestro.

Perché un uomo che avrebbe potuto vivere tra gli agi grazie alla sua cultura non solo teorica (aveva successo in borsa grazie alla prodigiosa memoria e alle sue straordinarie capacità di calcolo) scelse di fare una vita errabonda, con abiti sdruciti ed effluvi non propriamente raffinati, e per di più senza affetti? Secondo gli esperti della psiche si poteva trattare di un autentico genio, che aveva coscientemente scelto una vita fuori dagli schemi borghesi, ripetitivi e monotoni, per conoscere il mondo e far conoscere a sua volta una cultura più profonda a chi lo desiderava. Chouchani voleva un uditorio consapevole e profondo, teso verso domande abissali cui solo un cammino oltre le apparenze della società “civile” poteva tentare di rispondere.

In realtà figure come la sua, paragonabile secondo alcuni all’Ebreo errante, per altri al Pierrot lunare, per altri ancora al Socrate narrato da Platone, hanno attraversato tutte le epoche. Per rimanere nel Novecento potremmo citare quella di Gurdjieff, comparso in Russia ai primi del secolo passato, poi segnalato in Medio oriente, India, Tibet, in Russia, in Europa e infine in Francia, dove si spense nel 1949. Anche lui, come Chouchani, vantava allievi di grande notorietà, tra cui la creatrice di Mary Poppins, Pamela Travers (pseudonimo di Helen Lyndon Goff), il cui celebre racconto, travisato dal semi-cartoon di Disney, in realtà ha aspetti iniziatici, e la scrittrice Katherine Mansfield; anche lui aveva una vasta cultura che impressionava le persone che incontrava.

In letteratura, sempre per restare nel secolo breve, basterebbero gli esempi della vagabonda scelta per divenire madre di due orfane in Le cure domestiche di Marilynne Robinson e — quarant’anni prima — La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, la storia di un vagabondo metropolitano che nasconde antichi segreti e una fedeltà assoluta alla parola data. Non sapienti dal punto di vista tradizionale, ma in grado di diventare punti di riferimento per chi cerca valori più profondi nella vita. Per non dimenticare la figura del Pellegrino russo, che da metà Ottocento ha affascinato sia il mondo ortodosso che quello occidentale con quel camminatore senza fissa dimora che risveglia dal torpore dell’abitudine le persone che incontra.

Qui emerge la loro vicinanza con il viaggiatore senza fissa dimora di cui stiamo parlando: la scelta di Chouchanni questo il nome sulla tomba nel cimitero israelitico di Montevideo — nell’epitaffio fatto scrivere da Elie Wiesel, anche se sul registro di morte troviamo Mardocheo Bensousann, con Chouchani riportato tra parentesi — di vivere vagabondo, senza famiglia e senza amori potrebbe rappresentare la scelta di un uomo autenticamente religioso, che non voleva percorrere un cammino usuale, che forse poteva sentire come insensato.

Ma qui dobbiamo fermarci, perché non abbiamo ancora testimonianze obiettive (documenti, soprattutto risalenti alla sua giovinezza, atti pubblici, materiale scolastico) in grado di dirci di più di un uomo di cui si ignora quasi tutto, ma che paradossalmente ha lasciato profonde tracce nell’immaginario di chi lo ha conosciuto o ha solo sentito parlare di lui. Troppo poco per la costruzione di una biografia aggiornata e attendibile, ma già molto per l’individuazione di un personaggio fuori dagli schemi d’occidente.

di Marco Testi