· Città del Vaticano ·

L’educazione al tempo del covid-19

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Docenti e professori si confrontano sulla piattaforma di Scholas Occurrentes

27 maggio 2020

L’educazione al tempo del covid-19: su questo tema docenti e professori di vari Paesi si sono confrontati nei giorni scorsi in collegamento on line da tutto il mondo. L’iniziativa è stata promossa da Scholas Occurentes e ha fatto seguito al primo incontro virtuale, svoltosi lo scorso 8 aprile.

Tra i partecipanti, il vescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, che nel suo intervento ha ringraziato la rete mondiale — presente in 190 nazioni dei cinque continenti — per il suo impegno che sta coinvolgendo tutti i soggetti attivi nel campo della formazione scolastica, in particolare i genitori, i giovani e i docenti. Si tratta realmente, ha sottolineato, «di un patto educativo globale. È una esperienza che risponde alle necessità e ai problemi che la pandemia del covid-19 ha mostrato».

Monsignor Zani ha poi fatto notare come questa pandemia abbia «provocato altre pandemie: la pandemia sociale e la pandemia economica»; ma una in particolare, «della quale si parla poco», è «la pandemia educativa, che è molto grave». Il presule ha spiegato che, come ricorda spesso Papa Francesco, l’educazione richiede «mente, cuore e mani, e attraverso l’educazione a distanza mettiamo soprattutto l’accento sulla mente, ma mancano il cuore e le mani». Da qui l’importanza del «lavoro che stiamo facendo insieme a Scholas, proprio per ricostruire il patto educativo». Per questo, ha concluso, «dobbiamo lavorare a una educazione di qualità, compromessa con la cittadinanza, con la pace, con la solidarietà e l’ambiente».

Gli ha fatto eco, dalla Repubblica democratica del Congo, l’accademico Lazare Rukundwa Sebitereko, il quale ha fatto notare come oggi si debba necessariamente guardare ad altre forme di apprendimento. Facendo attenzione, però, al rischio che i sistemi educativi affidati alla tecnologia e alla connessione internet, non diventino un privilegio solo per qualcuno. Andrebbero riviste, perciò, le forme tradizionali di apprendimento attraverso le esperienze che hanno funzionato in passato e sono state più inclusive.

Dall’Argentina, il segretario nazionale delle politiche universitarie del ministero dell’Educazione, Jaime Perczyk, ha invitato a riflettere sull'importanza di capitalizzare quanto imparato. «La nostra sfida educativa — ha detto — è trasformare in conoscenza, in una nuova educazione, tutto ciò che stiamo facendo in questi mesi. Non torniamo a scuola, al vecchio modello che già aveva problemi, nel quale i più poveri erano esclusi». Infatti, ha aggiunto, «stiamo costruendo un’idea: tutti dobbiamo stare dentro, è possibile connetterci in altro modo, mettere al centro i bambini e le bambine. Quando torniamo a scuola tutto ciò dobbiamo inserirlo nel nostro capitale accumulato», cioè al centro di «tutte le discussioni scientifiche, filosofiche, accademiche, politiche e pedagogiche».

Dopo un primo confronto virtuale, i partecipanti hanno lavorato in piccoli gruppi intorno alle sfide e ai problemi posti dall’emergenza sanitaria, sulla base dei quali costruire un nuovo patto educativo tra docenti, alunni e famiglie. Il primo gruppo ha approfondito il problema della valutazione e del riconoscimento dell’apprendimento. In particolare, è stata sottolineata l'importanza di «ripensare il senso dell’educazione, ponendosi la domanda su che tipo di cittadini vogliamo formare, modificando i processi di lavoro e diversificando la valutazione». Il confronto si è concentrato sul tema della flessibilità, da applicare dando priorità a quanti sono rimasti indietro, e sulled modalità per costruire un sistema educativo che punti sul vero significato dell’educazione.

Il secondo gruppo ha affrontato la questione del finanziamento dell’educazione al tempo della pandemia e il problema delle retribuzioni in assenza di lezioni dal vivo. Davanti a ciò, i docenti hanno concordato che tutti si sono preparati «per ore, giorni e anni, con responsabilità, con giudizio» per accompagnare l’apprendimento sia dal vivo, sia on line. È stato messo in evidenza anche il bisogno di essere appoggiati e sostenuti per continuare questo compito.

Un altro gruppo ha approfondito il tema delle disuguaglianze educative in tempo di pandemia. In particolare, è stato fatto notare come la crisi già esistesse prima dell’arrivo dell’emergenza sanitaria. Da qui la necessità di abbracciare una opzione per una educazione degli esclusi che incorpori saperi popolari e accademici, ripensati in chiave globale a partire dalla centralità della persona e della famiglia. Un altro gruppo ancora ha approfondito la questione dei legami interpersonali tra docenti e studenti, e tra gli stessi studenti. I docenti hanno spiegato che questa situazione ha evidenziato il ruolo dell’insegnante anche nell’ambito delle emozioni all’interno dell’aula. È necessario quindi che il processo educativo torni a incidere nella sfera dell’emozionalità e nella costruzione del senso della vita, anche attraverso le esperienze quotidiane.

A conclusione, Gonzalo Sánchez Terán, direttore dei corsi sull’istruzione alle emergenze e alle questioni strategiche nell’assistenza umanitaria, del Master in azione umanitaria internazionale della Fordham University, negli Stati Uniti d’America, ha spiegato che questa non è una crisi di oggi ma è una crisi di ieri e alcuni ne soffrono più di altri. L’accademico ha sottolineato che già prima che iniziasse la pandemia c’erano 260 milioni di bambini — migranti, rifugiati o profughi — che non potevano andare a scuola; e per loro tonare alla normalità è tornare al dramma.

Infine, José María del Corral ed Enrique Palmeyro, rispettivamente direttore e presidente di Scholas Occurrentes, hanno ringraziato per l’interesse e l’entusiasmo dei partecipanti di tutte le università coinvolte e per il lavoro che stanno realizzando le Cattedre Scholas durante questo tempo di pandemia. Hanno anche ricordato che già venti anni fa Bergoglio aveva osservato che il patto educativo si era rotto e che per cambiare il mondo bisognava iniziare dall’educazione.