· Città del Vaticano ·

Il sollievo è sempre possibile

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In Italia una giornata per gli ammalati e gli operatori della salute

30 maggio 2020

Curare per guarire è spesso possibile, prendersi cura per il sollievo è sempre possibile. È questo il tema della Giornata nazionale del sollievo che viene promossa annualmente dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti di Roma, nell’ultima domenica del mese di maggio, di concerto con il ministero della Salute, la Conferenza delle regioni e delle province autonome e il sostegno dell’Ufficio per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana.

La Giornata, istituita nel 2001 e giunta alla sua diciannovesima edizione, ha il chiaro intento di promuovere la cultura del sollievo, innanzitutto per le persone ammalate e per coloro che stanno vivendo i momenti ultimi della vita nella sofferenza fisica, psicologica e spirituale, ma anche per tutti coloro che operano nell’ambito sanitario e assistenziale prendendosi cura non solo degli ammalati, ma anche delle loro famiglie.

Quest’anno la Giornata assume un carattere peculiare, ricorrendo anche il decennale della entrata in vigore della Legge 15 marzo 2010, n. 38 concernente «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore».

Il dettato normativo, tra i primi in vigore nel panorama europeo, è stato definito d’avanguardia, giacché oltre a tutelare il diritto alla cura definisce e attribuisce alle strutture sanitarie, che erogano le cure palliative e la terapia del dolore, il compito di assicurare un programma di cure individuali, per il malato e la sua famiglia, nel rispetto dei principi fondamentali che tutelano la dignità e l’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione, la promozione della qualità della vita fino al suo termine e un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della sua famiglia.

La Legge 38/2010 ha segnato — in un Paese in cui era assente e, ancora oggi, fa molta fatica ad affermarsi la cultura del sollievo — un nuovo inizio per la riorganizzazione e l’accreditamento, secondo le linee guida del ministero della Salute, delle strutture sanitarie, ospedaliere, assistenziali e territoriali, e per la creazione dei Centri di cure palliative, denominati hospice. In Italia esistono strutture di eccellenza riconosciute, a Bitonto, Genova, Roma, Bentivoglio, Aviano, Brescia; centri che compiono un notevole sforzo per fornire indistintamente l’accesso alle cure palliative e proporre modelli di una medicina umanizzata e umanizzante, in cui le equipe sanitarie multidisciplinari accompagnano l’ammalato in un percorso volto a dare un senso alla malattia, al dolore e alla morte, respingendo l’accanimento terapeutico e la richiesta di eutanasia.

Papa Francesco, nel Messaggio per la XXVIII Giornata mondiale del malato 2020, ha esortato gli operatori sanitari affinché «ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione sia rivolto alla persona malata, dove il sostantivo “persona”, viene sempre prima dell’aggettivo “malata” e l’agire costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile».

Gli hospices, gli ambulatori di terapia del dolore, le unità domiciliari di cure palliative sono la conferma che esiste un inedito diritto di rendere un senso alla sofferenza e vivibile il tempo della malattia che in occasione della Giornata nazionale del sollievo, viene rimarcato e testimoniato attraverso idonea informazione e iniziative di sensibilizzazione e solidarietà rivolte non solo a chi già si prende cura delle persone sofferenti — operatori sanitari, volontari, psicologi, assistenti spirituali — ma a tutti coloro che potrebbero con un atto di dono prendersi cura della sofferenza più prossima.

Non è sufficiente ritenere che il sollievo possa essere raggiunto solo con nuovi e sempre più efficaci farmaci e terapie, poiché anche il cor urat — ciò che scalda il cuore — fatto di tenerezza, prossimità e sostegno contribuisce nella terapia del sollievo di chi non potrà guarire.

Se, dunque, è vero che non sempre si può guarire, sempre si può curare e accompagnare perché, come affermava Gigi Ghirotti, giornalista e scrittore italiano del quale ricordiamo il centenario della nascita, scomparso nel 1974 dopo un lungo viaggio nel tunnel della malattia, «nella vita, nella malattia, nel dolore l’importante è non sentirsi abbandonati e soli».

di Rossana Ruggiero