· Città del Vaticano ·

Il “santino claudicante”

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Nunzio Sulprizio canonizzato da Francesco durante il Sinodo sui giovani del 2018

04 maggio 2020

Un santo attuale, un giovane, protettore degli invalidi, delle vittime sul lavoro, ma anche dei malati incurabili e dei precari. Si chiamava Nunzio Sulprizio. Paolo VI lo volle beatificare durante il concilio Vaticano II, il 1° dicembre 1963. Francesco lo ha canonizzato il 14 ottobre 2018, nel corso del Sinodo dei vescovi su «I giovani, la fede, e il discernimento vocazionale». In quel giorno, tra gli altri, sono stati canonizzati in piazza San Pietro lo stesso Papa Montini e l’arcivescovo martire salvadoregno Oscar Arnulfo Romero y Galdámez.

Nunzio era nato il 13 aprile 1817 a Pescosansonesco — un piccolo paesino dell’Abruzzo in provincia di Pescara — da Rosa, filatrice, e Domenico, calzolaio. Ben presto la sua vita fu segnata dalla sofferenza. In pochi anni perse i genitori e venne affidato alle cure della nonna materna. Il periodo in cui visse con la nonna fu per lui felice. Ella gli insegnò non solo come affrontare la vita, ma anche a conoscere e ad amare Dio. La fede fece presa su quel bambino che trascorreva molto tempo in adorazione del Santissimo Sacramento.

Morta anche la nonna, quando Nunzio aveva circa 12 anni, si ritrovò in casa di uno zio fabbro-ferraio, che lo sfruttò dal punto di vista lavorativo nella sua officina e gli impedì di andare a scuola. La cosa che più faceva soffrire il ragazzo era l’impossibilità di partecipare alla messa e di pregare davanti all’Eucaristia. Al contrario, lavorava come uno schiavo e doveva sopportare anche la fame. Lo zio non gli risparmiava neppure lunghe uscite per consegnare del materiale senza badare né al peso, né alle intemperie che doveva affrontare. Al ritorno non mancavano percosse e bestemmie. Questa situazione portò il ragazzo ad ammalarsi. Un giorno gli comparve una grossa piaga sulla caviglia sinistra. Nonostante l’evidente sofferenza e gli spasmi, solo dopo molto tempo lo zio si decise a farlo visitare. Era l’aprile 1831, quando venne ricoverato all’ospedale dell’Aquila, dove gli diagnosticarono tubercolosi ossea. Rimase in ospedale fino al giugno successivo.

Tornato dallo zio, ricominciarono i maltrattamenti, e visto che non poteva lavorare, venne mandato a fare la questua. Poi, una persona informò lo zio paterno Francesco Sulprizio della situazione in cui si trovava suo nipote. Francesco, militare di stanza a Napoli, riuscì a farlo venire nella città partenopea e a introdurlo in casa del colonnello Felice Wochinger, ufficiale dell’esercito borbonico. Era l’estate del 1832. Il colonnello era conosciuto come “il padre dei poveri”. Si prese cura di Sulprizio e divenne per lui un vero padre.

Nunzio venne ricoverato nell’ospedale degli Incurabili. Era il 20 giugno 1832. Vi sarebbe rimasto quasi due anni. La prima cosa che il ragazzo chiese al cappellano del nosocomio fu di ricevere la Prima comunione. In quell’occasione ebbe la prima estasi. Durante il ricovero divenne un apostolo tra i malati. Iniziò a insegnare ai bambini degenti il catechismo per prepararli alla prima comunione. Era solito dire loro: «Siate sempre con il Signore, perché da Lui viene ogni bene. Soffrite per amore di Dio e con allegrezza».

I medici, vista l’impossibilità di guarirlo completamente, lo rimandarono a casa del colonnello. Era l’11 aprile 1834. Nunzio si trasferì in un appartamento nel Maschio angioino. Purtroppo, anche in questa dimora, divenne oggetto di maltrattamenti e dispetti da parte dei servi del militare, il quale era all’oscuro di quanto avveniva. Tuttavia, Nunzio non li denunciò mai e sopportò tutto con fede nel Crocifisso e nell’Addolorata. Pensò di donarsi tutto a Dio e presentò al suo confessore un regolamento di vita improntato alla consacrazione religiosa. Intorno a lui si creò ben presto un circolo di gente che veniva attratto dalla sua fama di santità. Erano ammirati dalla testimonianza di questo giovane che pregava incessantemente e aveva il dono di leggere i cuori e di profetizzare. Il popolo lo chiamava «o ciuncariell sant» (“il santino claudicante”). Accorsero a lui sacerdoti santi come don Gaetano Errico, ma anche il beato fra Modestino di Gesù e Maria.

La malattia avanzò inesorabilmente e, il 5 maggio 1836, Nunziò morì pronunciando le parole: «Vedete come è bella la Madonna!». Il suo corpo riposa nella chiesa napoletana di San Domenico Soriano, nel suo paese natale gli è stato dedicato un santuario. (nicola gori)