· Città del Vaticano ·

Il posto riservato

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Il Vangelo della V Domenica di Pasqua

05 maggio 2020

La vita è sempre una questione di posti. Tutti cerchiamo un posto; il nostro posto, quello che riteniamo ci spetti. A tavola, al lavoro, in casa o fuori, nella società, nella Chiesa, nel cuore di qualcuno; chi in un luogo chi in un altro, tutti intendiamo assicurarci un posto. Perciò siamo tutti arrivisti, nel senso che ad ogni costo vogliamo arrivare in quella posizione dove ci sentiremmo “a posto”. Fin troppo facile additare con precisione la ridicolaggine e le fissazioni dell’arrivismo altrui, nascondendo il nostro dietro il mirino puntato. Esattamente come quegli anziani che ad uno ad uno furono costretti ad andarsene, senza lapidare la donna; nessuno era senza peccato. È arrivista perfino chi proclama di non competere per nessun posto, a differenza di tutti; eccolo: si è prontamente ritagliato il posto di chi non aspira a nessun posto.

Ciascuno vuole un posto. Eccome! Lo cerchiamo non per generica superbia o grossolana arroganza (certo, anche!), ma anzitutto perché spinti dalla terribile forza della paura delle paure: quella di esser stati abbandonati. Ci sentiamo messi al mondo già orfani, oppure trascurati da un genitore superficiale, distratto o incapace. “Il posto” ci darebbe un nome, un cognome, quell’identità che come orfani non abbiamo. Dietro ad ogni arrivista c’è uno che si sente orfano. Perciò non lo si cura a suon di sberle, ma con carezze che confortano e convincono. La colpa dell’arrivista non è di cercare a tutti i costi un posto, ma di non riconoscere che il suo posto c’è già, riservato solo a lui. Cristo non ci salva proibendoci di cercare un posto, ma aiutandoci a scoprire che il posto è già preparato, ampio, comodo, signorile, come gran signore è il Padre, così abbiente e facoltoso da possedere una casa dotata di posti per tutti e per ciascuno. Anche il mio. Perché spintonare?

di Giovanni Cesare Pagazzi