· Città del Vaticano ·

Il lavoro
e la dignità dell’uomo

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Jorge Mario Bergoglio su Giovanni Paolo II

23 maggio 2020

Una conferenza tenuta il 7 giugno 2003


«Dall’inizio del suo pontificato, il Papa operaio ci invita ad entrare là dove la vita sociale dell’uomo si gioca a forza di remi, a forza di lanciare le reti una volta ancora: nel mondo del lavoro e della solidarietà». Così il cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, parlava di Giovanni Paolo II in una conferenza tenuta nella capitale argentina il 7 giugno 2003. La sua riflessione prendeva avvio dal quel «Duc in altum!» rivolto da Gesù a Pietro e fatto proprio da Papa Wojtyła, per riproporre i capisaldi del pensiero sociale del Pontefice polacco, in particolare la sua concezione del lavoro alla luce della «spiritualità di comunione». Di fronte a concezioni politico-economiche che riducono l’attività dell’uomo «a un mero impiego, che ha come fine la produzione di beni che servono soltanto ad alcuni — sottolineava Bergoglio — lo sguardo spirituale considera il lavoro come espressione di tutte le dimensioni dell’uomo: dalla più fondamentale, che appartiene alla “realizzazione della persona” fino alla più alta, che lo considera “servizio” di amore». Il lavoro, dunque, «costruisce la dignità dell’'uomo, vincolando la sua dimensione personale e la sua dimensione sociale», ma ha anche una dignità elevatissima la cui ragione ultima si radica in Gesù Cristo».

Edizione Speciale San Giovanni Paolo II

Il testo della conferenza