· Città del Vaticano ·

Il «grazie» della Polonia a Karol Wojtyła

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Molteplici iniziative per i cento anni dalla nascita

15 maggio 2020

Il centesimo anniversario della nascita di Giovanni Paolo II, il 18 maggio, verrà ricordato in tutto il mondo, con preghiere e meditazioni in ogni diocesi e parrocchia (pur nel rispetto delle misure imposte dalla pandemia di coronavirus) o con riflessioni personali, immagini e altri contributi sui siti online e sui social. Ma è in particolare la sua Polonia che festeggia Karol Wojtyła. Non si contano le iniziative che in questi giorni stanno accompagnando l’evento. Fra tutte, #ThankYouJohnPaul2 è forse quella più significativa perché profondamente popolare, consistendo nella pubblicazione sui social media di voci, foto o brevi video per esprimere la propria gratitudine a san Giovanni Paolo II «per tutto quello — ha detto l’arcivescovo Stanisław Gądecki, presidente della Conferenza episcopale — che ha portato alla nostra vita personale, familiare e sociale, per tutti gli incontri che abbiamo avuto con lui, per le sue parole che ricordiamo maggiormente, per le ispirazioni che ha suscitato in noi e che continua a suscitare». Ricordi, per raccontarlo anche alle giovani generazioni che non hanno avuto la possibilità di conoscere da vicino Papa Wojtyła ma che sono molto presenti sui social media.

L’invito di monsignor Gądecki è a «partecipare alla celebrazione del centenario del compleanno del nostro grande connazionale ricordando i suoi insegnamenti, le testimonianze di vita e di lavoro e sostenendo le opere di carità». #ThankYouJohnPaul2, afferma il portavoce dell’episcopato, padre Paweł Rytel-Andrianik, ha varcato i confini della Polonia: «Ci sono foto commemorative, voci con frammenti dei discorsi del Papa, ricordi personali, da Messico, Spagna, Brasile, Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Canada, Croazia, Portogallo, Israele e altre nazioni. Mostra che il ricordo di san Giovanni Paolo II è ancora vivo in tutto il mondo e il suo insegnamento e il suo messaggio sono ancora validi».

Sabato 16, nella cappella arcivescovile di Cracovia, in via Franciszkanka, dove il 1° novembre 1946 ricevette l’ordinazione sacerdotale, si terranno una preghiera in collegamento con Bergamo, New York e Belo Horizonte, e poi un rosario per fermare la pandemia nel mondo. Domenica 17 — mentre nella città natale di Wadowice l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jędraszewski, presiederà la messa in basilica — in tutte le chiese della Polonia verrà letto un documento scritto dall’episcopato: «In un momento difficile per tutti noi, mentre stiamo lottando con la pandemia di coronavirus e facciamo domande sul futuro delle nostre famiglie e società, vale la pena chiederci cosa ci direbbe oggi. Quale messaggio avrebbe rivolto ai suoi connazionali nel maggio 2020? Pensiamo subito alle parole che disse nell’omelia per l’inizio del suo pontificato: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Sì — spiegano i presuli — Cristo sa cosa ognuno di noi porta dentro sé oggi, conosce perfettamente le nostre gioie, ansie, speranze, paure e desideri. Solo lui ha la risposta alle domande che ci stiamo ponendo in questo momento». Se Wojtyła fosse vivo oggi, «sicuramente avrebbe compreso le persone che sono in isolamento e in quarantena. Avrebbe pregato per i malati, per i morti e per le loro famiglie», lui che «più volte ha sofferto l’esperienza del ricovero in ospedale» (la lettera cita il ricordo del cardinale Stanisław Dziwisz, per quarant’anni suo segretario particolare, sulle ore successive al drammatico attentato del 13 maggio 1981) nonché «la perdita di suo fratello Edmund, morto all’età di 26 anni quando, giovane medico, fu infettato da un paziente malato mentre gli dava assistenza». Giovanni Paolo II avrebbe senz’altro «compreso e apprezzato il lavoro di medici, infermieri, soccorritori che ha incontrato e per i quali ha pregato spesso» nella sua vita.

Anche la fondazione della Conferenza episcopale Dzieło Nowego Tysiąclecia (“Opera del nuovo millennio”) — che finanzia gli studi di giovani polacchi residenti in aree svantaggiate come campagne e periferie — ha previsto una serie di iniziative per festeggiarlo. Ad esempio sul sito in rete si possono trovare una torta di compleanno virtuale e un modulo per scegliere un “regalo” per Giovanni Paolo II: una preghiera di intercessione, un’elemosina ai bisognosi, una promessa di digiuno, una lettura di testi del Papa polacco per diffondere il suo insegnamento ai giovani di oggi. Ogni “regalo” sarà evidenziato da una candelina sulla torta e, spiegano gli organizzatori, «ogni cento candeline si passerà a un’altra torta». Verrà poi diffuso su YouTube un concerto registrato “a domicilio” da studenti e amici della fondazione. Non mancheranno le messe come quella guidata dall’arcivescovo di Varsavia, cardinale Kazimierz Nycz, presidente del consiglio dell’Opera del nuovo millennio, o quella del 18 al santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia presieduta da monsignor Jędraszewski.

di Giovanni Zavatta


Benedetto XVI ha inviato uno scritto all’episcopato polacco

Le parole del Papa emerito sulla misericordia in san Giovanni Paolo II


«Tutta la vita del Papa fu incentrata su questo proposito di accettare soggettivamente come suo il centro oggettivo della fede cristiana — l’insegnamento della salvezza — e di consentire agli altri di accettarlo». Così scrive Benedetto XVI in una lettera per il centenario della nascita di san Giovanni Paolo II. «Grazie a Cristo risorto, la misericordia di Dio è per tutti» ricorda il Papa emerito, e «tutti devono sapere che la misericordia di Dio alla fine si rivelerà più forte della nostra debolezza».

«Qui — osserva ancora Ratzinger — dobbiamo trovare l’unità interiore del messaggio di Giovanni Paolo II e le intenzioni fondamentali di Papa Francesco: contrariamente a quanto talvolta si dice, Giovanni Paolo II non è un rigorista della morale. Dimostrando l’importanza essenziale della misericordia divina, egli ci dà l’opportunità di accettare le esigenze morali poste all’uomo, benché non potremo mai soddisfarle pienamente. I nostri sforzi morali vengono intrapresi sotto la luce della misericordia di Dio, che si rivela essere una forza che guarisce la nostra debolezza».