· Città del Vaticano ·

Giovanni Paolo II nostro contemporaneo

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Mikhail Gorbaciov ricorda Papa Wojtyla

18 maggio 2020

Dall'edizione speciale dell'Osservatore Romano per il centenario della nascita di Karol Wojtyla riprendiamo il testo della testimonianze di Mikhail Gorbaciov.

La copia cartacea dello speciale può essere acquistata al prezzo di 5 euro più le spese di spedizione. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a: info.or@spc.va  

Rimane nostro contemporaneo


Negli anni di “perestroyka”, e anche successivamente, ho incontrato persone eccezionali, tra le quali c’erano personalità davvero storiche. Ma, tra loro, pochi hanno lasciato nella mia memoria un segno così luminoso come Papa Giovanni Paolo II. È stato un momento cruciale nella storia mondiale quando abbiamo cominciato a comunicare. Dopo tanti anni di alienazione e ostilità tra Oriente e Occidente, i leader degli Stati principali finalmente hanno capito che abbiamo un nemico comune, cioè la minaccia di una catastrofe nucleare. Da allora con sforzi congiunti abbiamo cominciato il movimento del confronto alla cooperazione e anche in futuro a un partenariato.

Giovanni Paolo II ha sostenuto pienamente questo processo. Oggi mi sembra simbolico che il nostro primo incontro si sia svolto nel dicembre 1989, alla vigilia del mio incontro con il presidente degli Stati Uniti. Allora a Malta, George Bush e io, abbiamo dichiarato che i nostri Paesi non si consideravano più nemici. Devo dire che anche prima di questo io osservavo con grande attenzione le attività e le dichiarazioni del capo della Chiesa cattolica. E lui, a sua volta, come mi riferivano, seguiva con interesse i cambiamenti nel nostro Paese. Abbiamo stabilito dei contatti che poi hanno contribuito all’incontro. Quando il nostro incontro si è svolto, ho detto al Papa che nelle sue e nelle mie dichiarazioni si trovavano spesso le stesse parole che comunque erano simili. “Vuol dire che ci deve essere qualcosa in comune, a partire dai pensieri” ho suggerito. Oggi, più di trent’anni dopo, noto che quella comunione non solo persisteva, ma si approfondiva anche negli anni successivi alla nostra comunicazione.

Penso di poter dire con buona ragione: durante quegli anni siamo diventati amici. Credo che tante altre persone possano dire lo stesso perché lo caratterizzava un interesse genuino e caldo per ogni persona.

Giovanni Paolo II riusciva a coniugare l’alta missione del leader spirituale con una sottile compressione dei processi sociali e politici in tutto il mondo. Lui considerava la “perestroyka” come un fenomeno di grande importanza non solo per il nostro Paese ma anche per tutto il mondo come “la ricerca di una nuova dimensione di vita delle persone, che corrisponde di più alle esigenze di una persona e agli interessi di popoli diversi”. Quelle sue parole me le sono ricordate.

Particolarmente profonda era la sua comprensione della storia europea e del ruolo dell’Europa nel mondo di oggi. Nella stessa conversazione, il Papa disse: “Non si può pretendere che i cambiamenti in Europa e in tutto il mondo vadano secondo il modello occidentale. Tutto ciò contraddice le mie profonde convinzioni. L’Europa, come partecipante alla storia mondiale deve respirare con due polmoni.”

È un’immagine molto precisa. Ho sostenuto quel pensiero e dopo l’ho citato più di una volta parlando del presente e del futuro dell’Europa. Oggi queste parole sono estremamente rilevanti.

E c’è ancora un pensiero di Giovanni Paolo II che suona oggi non solo attuale, ma come un appello e come un promemoria a tutti i leader mondiali e a tutti noi. Le sue parole sono che noi oggi abbiamo davvero bisogno di un nuovo ordine mondiale, più stabile, equo e più umano.

Sono certo che se dopo la fine della “guerra fredda” tale idea fosse stata usata come base per lo sviluppo della politica mondiale, e se la stessa politica si avvicinasse alla moralità e si facesse ispirare da essa, sarebbe stato possibile evitare molti errori e fallimenti, per i quali il mondo ha pagato un prezzo troppo alto negli ultimi decenni.

L’eredità spirituale e intellettuale di Giovanni Paolo II deve essere presente nelle nostre riflessioni sul destino dell’umanità e sulle nuove sfide messe davanti al mondo da affrontare nel millennio attuale. Il Papa ha riflettuto profondamente sul mondo globale, sulle nostre responsabilità comuni di conservare la vita sul pianeta e salvare lo stesso pianeta terra.

Oggi, come non mai, deve risultare evidente che tutti i problemi riscontrati ultimamente dall’umanità non possono essere risolti con mezzi e metodi che sembravano adeguati ed erano utilizzati prima. Ne ho già parlato nel 1988 nel mio discorso davanti all’Assemblea generale dell’Onu.

Mi sono permesso di citare queste parole in quanto sono convinto che nuove sfide e nuove minacce richiedono una nuova mentalità, basata sui valori che vengono condivisi da tutte le confessioni mondiali, da tutte le correnti principali del pensiero moderno.

Attualmente il mondo sta vivendo una crisi acuta e travolgente causata dalla pandemia del nuovo coronavirus. In queste condizioni siamo proprio costretti a rivedere tante cose. Sono sicuro che Giovanni Paolo II avrebbe sostenuto l’appello di demilitarizzare i rapporti internazionali e la mentalità politica, e di ridurre le spese militari.

Al primo posto nella politica di tutti gli Stati deve essere affrontata la questione della sicurezza dell’uomo, della protezione della sua salute e dell’ambiente, della creazione delle giuste condizioni per una vita dignitosa di ogni singolo individuo che vive sulla nostra terra.

Il mondo sta attraversando un periodo difficile e sta ponendo dei quesiti particolari a tutti noi ma soprattutto davanti ai politici. Oggi diventa ancora più importante e pieno di responsabilità il ruolo dei leader spirituali. Vorrei sperare che riescano a gestire questa responsabilità seguendo e ispirandosi all’esempio di Papa Giovanni Paolo II. Lui continua a rimanere nostro contemporaneo anche oggi.

di Mikhail Gorbaciov

 

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