· Città del Vaticano ·

Fedeltà alla bellezza di una vocazione

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Colloquio con Caterina Ostinelli biblista dell’Ordo virginum di Como

30 maggio 2020

La storia di Caterina Ostinelli, biblista dell’Ordo virginum di Como, è il canto di una tenace fedeltà alla bellezza di una vocazione scoperta nella giovinezza e poi seguita per tutta la vita. «Con la mia scelta ho voluto restituire alla Chiesa locale tutto ciò che ho ricevuto — sottolinea la biblista —. La mia fede è nata in famiglia e in parrocchia. Ho scoperto presto la chiamata, mentre frequentavo il liceo classico. Già allora sentivo che volevo essere solo di Dio. La mia consacrazione nell’Ordo virginum è avvenuta il 29 marzo 2009, ma avevo scoperto il fascino di questa via molto tempo prima».

Partiamo allora dagli inizi del suo cammino.

Sono nata a Como nel 1963, settima di nove figli, in una famiglia fortemente cattolica. Sono grata ai miei genitori per tutto ciò che mi hanno testimoniato con la loro vita. Mio padre era molto attivo nella parrocchia di Sant’Agata in cui anch’io ora vivo. Era ministro straordinario dell’eucaristia e presidente laico del consiglio pastorale parrocchiale.

Da bambina ed adolescente lei frequentò la sua parrocchia.

Questa parrocchia è una delle più grosse di Como, è sempre stata una realtà molto viva, in linea con gli insegnamenti del concilio Vaticano II, aperta alla corresponsabilità dei laici, alla catechesi degli adulti. Da adolescente andavo all’oratorio, vi trovavo un clima fraterno. Durante gli anni del liceo partecipai inoltre agli incontri di ricerca vocazionale guidati da don Oscar Cantoni che, dal 2016, è diventato il nostro vescovo.

Lei decise presto di consacrarsi al Signore.

Sì, non avevo ancora vent’anni. Però dovevo capire in quale contesto il Signore mi voleva. Intanto pensai di iscrivermi alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale con sede a Milano. Proprio qui sentii parlare per la prima volta dell’Ordo virginum. Uno dei docenti, don Franco Brovelli, durante le sue lezioni ci parlò del rito della consecratio virginum, di cui nel 1980 era appena uscita l’edizione in italiano. Allora era una novità e ne rimasi affascinata.

Pertanto cosa fece?

Cercai di informarmi ulteriormente. Così scoprii che l’Ordo virginum era già presente a Vicenza e a Milano. Erano le prime realtà presenti in Italia, alcune un po’ in sordina. Infatti a Milano il cardinale Carlo Maria Martini era stato felice di far nascere l’Ordo, però con delle consacrazioni private, fatte nella cappella dell’episcopio, senza dare troppa pubblicità all’evento, anche per non creare la sensazione che si volesse istituire un doppione rispetto alle ausiliarie diocesane, già presenti nella diocesi e di fatto con una fisionomia molto simile a quella dell’Ordo virginum.

E poi?

Don Oscar, riconoscendo anche in altre giovani donne del gruppo la stessa aspirazione vocazionale, ci radunò insieme proponendoci di approfondire questa particolare scelta di consacrazione. Infine ci presentammo al vescovo di allora, monsignor Teresio Ferraroni, per far nascere l’Ordo virginum anche nella nostra diocesi.

Il vescovo come reagì?

Trovandosi davanti ad una novità assoluta si mostrò un po’ titubante. Infine decise di creare un’associazione di vergini intitolata ai santi Felice e Abbondio, i cui membri dovevano condurre vita comunitaria. Questo percorso era anomalo rispetto al progetto dell’Ordo virginum, dove ogni consacrata vive da sola oppure sceglie, se crede, la vita comunitaria, ma con una decisione personale, non in base ad un modello prestabilito. Pertanto mi staccai dal gruppo e proseguii i miei studi, conseguendo a Milano nel 1987 il baccalaureato in teologia con una tesi sull’Ordo virginum, dal titolo «Con le lampade accese», e nel 1990 la licenza in sacre scritture presso il Pontificio istituto biblico a Roma.

Poi la Provvidenza le aprì una strada…

Ero sempre convinta della bellezza della consacrazione e unità al Signore col voto privato di castità. Ritornata a Como, mi raggiunse l’invito di don Pierino Riva, parroco di Cavallasca (ora a Menaggio), di fare un servizio pastorale nella sua parrocchia. Mi offriva anche un alloggio e l’incarico di direttrice nella scuola materna parrocchiale, con uno stipendio che mi garantiva l’indipendenza economica. Fui felice di accettare, perché quello che mi interessava era proprio l’attività di collaboratrice pastorale. Anche se non mancò qualche difficoltà, la gente comprese il mio ruolo e ho un ricordo bello del periodo passato a Cavallasca dove mi fermai fino al 2006. Tuttavia avevo nel cuore la sofferenza di non poter ricevere la consacrazione nell’Ordo virginum, perché l’unica forma accettata nella mia diocesi era quella con la vita comunitaria da cui non mi sentivo attratta.

Il 2 dicembre 2006 Papa Benedetto XVI nominò monsignor Diego Coletti vescovo di Como.

Proprio così. Monsignor Coletti era stato responsabile a Milano dell’Ordo virginum. Con lui la mia consacrazione divenne possibile. Dopo un’attesa tanto lunga, mi preparai con gioia insieme ad Armanda Mainetti che purtroppo aveva una malattia degenerativa ed è morta nel 2016. Ma resta il profumo della sua sofferenza offerta per amore. Oggi nella mia diocesi siamo in diciotto ad esserci consacrate nell’Ordo virginum, in diciannove con Armanda.

Lei continua il suo impegno a servizio della Chiesa.

Mi sono rimessa in gioco a livello parrocchiale e diocesano. Opero a servizio del catecumenato e nella commissione catechistica diocesana. Spendo la mia passione per la Bibbia guidando percorsi di lectio divina aperti a tutti e sono insegnante di religione.

Cosa l’affascina in particolare nell’Ordo virginum?

Tutto ciò che lo caratterizza. Innanzitutto la dimensione sponsale: questo essere sposa di Cristo che si vive come la Chiesa sposa, tutta unita a Cristo. Poi la diocesanità: questa immersione nella Chiesa locale, dove c’è tutta una ricchezza che costantemente si riceve e si dona. E la secolarità: questa condivisione del cammino di tutti, con le fragilità e i problemi di ognuno. Noi non abbiamo puntelli, sicurezze, garanzie particolari per i periodi di malattia e la vecchiaia. Certo fra noi consacrate ci aiutiamo a vicenda, abbiamo momenti comuni di formazione e c’è una rete di fraternità. Ma per ciascuna di noi la roccia è Cristo, solo Lui. (donatella coalova)