· Città del Vaticano ·

Favorire un’identità caraibica

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I vescovi delle Antille progettano un sinodo regionale

21 maggio 2020

Al fine di «favorire un’identità regionale più profonda in seno all’intero popolo di Dio», i membri della Conferenza episcopale delle Antille (Aec) — che recentemente si è riunita online in assemblea plenaria — hanno deciso di convocare un sinodo per la regione caraibica. Si tratterà di una delle «maggiori future iniziative», che mira a definire la missione della Chiesa nei prossimi anni, indica Donald Chambers, sacerdote giamaicano e segretario generale di questa istituzione ecclesiale molto singolare in quanto comprende 19 diocesi distribuite in 16 paesi e due missio sui juris. Tutte isole, tranne le tre diocesi dell’Altopiano della Guyana in Amazzonia, con un’ampia varietà di lingue e culture di nativi americani, creoli, afroamericani. I tre dipartimenti d’oltremare francesi — Guyana, Martinica, Guadalupa — rappresentano essi soli la metà dei fedeli cattolici della zona.

Nell’Aec, inoltre, i cattolici vivono «quasi in autarchia spirituale», spiega al nostro giornale monsignor Emmanuel Lafont, vescovo di Cayenne, precisando che quello che uno non ha a disposizione — seminario, monastero, o magari qualcos’altro — «non può sperare di trovarlo in una diocesi vicina». «Tuttavia, abbiamo molto in comune: la storia con i popoli indigeni, in particolare Caraibi, Aruachi e  Tupi-Guarani, la colonizzazione europea, la tratta degli schiavi e la successiva schiavitù, il clima ciclonico, le scosse telluriche, le catastrofi naturali ricorrenti  ma allo stesso tempo anche le innumerevoli località paradisiache, come dimostra lo sviluppo del turismo diventato elemento essenziale dell’economia. Abbiamo in comune anche le conseguenze di tutta questa storia sulla vita familiare, molto difficile, e sulla violenza che emerge dalle frustrazioni economiche e sociali dei nostri popoli», rileva il presule. Infine, la regione caraibica è contraddistinta dalla molteplicità delle antiche confessioni cristiane missionarie e delle recenti, pentecostali ed evangeliche. «Rispondere a tutto ciò rappresenta una grande sfida, ma è probabile che il concetto di ecologia integrale, umana, sociale e naturale contribuisca a darci nuovi strumenti», afferma monsignor Lafont.

Tra le priorità attualmente identificate dalla Chiesa nella regione vi è «innanzitutto la necessità di comunicare maggiormente le proprie esperienze così come le ricerche pastorali e missionarie in risposta alle sfide totalmente nuove del nostro tempo», commenta il presule. Una vera sfida per le diocesi i cui pastori a volte vanno incontro ai fedeli dopo giorni di navigazione lungo i fiumi. «Abbiamo deciso di incontrarci ogni mese in video conferenza — spiega il vescovo di Cayenne — ciò si rivela molto difficile, in quanto ognuno di noi ha già elaborato un programma di attività nella propria diocesi, che non si adatta facilmente alle videoconferenze. Perciò questi  appuntamenti regionali dovrebbero essere presi e concordati prima di definire i nostri calendari diocesani. Si tratta di riunirci, poiché siamo praticamente tutti isolati, nel vero senso della parola».

Monsignor Lafont è stato uno dei quattro membri dell’Aec ad aver partecipato al Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia lo scorso ottobre, insieme a monsignor Francis Alleyne, vescovo di Georgetown, monsignor Karel Martinus Choennie, vescovo di Paramaribo, e monsignor Gabriel Malzaire, vescovo di Roseau, dal quale sono usciti «confortati e nutriti». Nel resoconto del sinodo da loro redatto per informare i loro fratelli vescovi hanno invitato la Chiesa regionale a  diffondere la consapevolezza del legame tra ecologia naturale ed ecologia umana. Un legame particolarmente sentito a causa della vicinanza delle loro diocesi con la regione dell’Amazzonia. È altresì necessario progredire nella promozione dei diritti dei poveri, degli indigeni, salvaguardando la dignità dei più vulnerabili e proteggendo la loro ricca cultura originaria, hanno sottolineato. «Non vi è dubbio che gli accenti e i sogni — sociale, culturale, ecologico, pastorale-missionario — del sinodo sono altrettanti fari per chiarire la nostra riflessione e le nostre scelte missionarie e pastorali», afferma monsignor Lafont, assicurando che «tutti i paesi caraibici  desiderano ispirarsene».

di Charles de Pechpeyrou