· Città del Vaticano ·

Dopo la pandemia un mondo più unito e solidale

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Il 14 maggio Giornata di preghiera, digiuno e opere di carità

13 maggio 2020

L’auspicio del cardinale presidente dell’Alto comitato per la fratellanza umana Ayuso Guixot


«Per affrontare le sfide attuali e quelle del futuro immediato, noi leader religiosi siamo chiamati a promuovere l’unità, la solidarietà e la fratellanza», affinché «da questo momento difficile sia possibile riemergere tutti migliori di prima e aiutare le nostre società a essere pronte a cambiare tutto ciò che è necessario, non solo seguendo le leggi dell’economia e del profitto». L’auspicio del cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot è rimbalzato in videoconferenza da Roma a New York, nella sede delle Nazioni Unite, per rilanciare la Giornata di preghiera, di digiuno e di opere di carità indetta per il 14 maggio — per invocare «a una sola voce» il Signore, affinché preservi l’umanità e la aiuti a superare la pandemia del covid-19 — dall’Alto comitato per la fratellanza umana (Hchf), da lui presieduto. Oltre a Papa Francesco e al segretario generale dell’Onu, António Guterres, sono numerosi i capi delle principali religioni e di organismi internazionali che hanno assicurato la loro adesione all’iniziativa — rivolta a tutti gli uomini e le donne «che credono in Dio creatore» — di cui il porporato spagnolo ha parlato martedì 12, intervenendo in video alla conferenza di alto livello organizzata dalla Missione permanente del Regno del Marocco al palazzo di Vetro.

Com’è noto l’Hchf è stato istituito per raggiungere gli obiettivi del Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune — firmato da Papa Francesco e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019 — ed è composto da esponenti delle tre grandi religioni monoteiste (cristiani, musulmani ed ebrei); da ultimo ha annoverato tra i propri membri anche una donna, la bulgara Irina Bokova, già direttore generale dell’Unesco. Lo stesso segretario generale dell’Onu vi ha designato come rappresentante per seguirne le attività e collaborarvi, il suo special adviser Adama Dieng.

Chiamato ad approfondire il tema del «ruolo dei leader religiosi nell’affrontare le sfide legate al coronavirus», il cardinale Ayuso Guixot ha preso spunto dalla storica immagine della sera del 27 marzo, con piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia, e Papa Bergoglio che prega da solo sul sagrato della basilica Vaticana, e dalle bellissime parole della sua omelia su come «ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo... presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa». Ecco allora la necessità per gli uomini di rimanere uniti, ribadita dal presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, che ha sottolineato come «alla base della nostra collaborazione ci sia la radice comune della nostra umanità». Dicendosi convinto «che siamo diventati più uniti e abbiamo capito che la vita delle nostre comunità non può essere separata da quella degli altri», il porporato ha chiarito che «il nostro sentirci uniti non è dovuto alla forza del potere economico o delle armi, quanto piuttosto al fatto che ci siamo scoperti deboli e fragili e, dunque, bisognosi l’uno dell’altro».

Questo dell’unità è stato il primo dei tre elementi approfonditi dal porporato insieme con quelli della solidarietà e della fratellanza. «La consapevolezza della nostra unità — ha osservato — richiede ai leader religiosi insieme alle rispettive comunità, di essere solidali con l’umanità duramente colpita. Questo non può essere, infatti, un momento di indifferenza, di egoismo o di divisione». Perciò, ha aggiunto, «la via da seguire è quella di trovare il coraggio di aprire lo spazio per nuove forme di solidarietà». Soprattutto è importante che «nessuno venga lasciato indietro», come chiesto dal Pontefice nella domenica della Divina misericordia. E così, oltre agli sforzi per garantire la salute e il sostegno economico di chi è in difficoltà, la pandemia impone anche un impegno «per gettare nuove basi» volte a «sconfiggere ogni ingiustizia e disuguaglianza». Insomma, secondo il cardinale Ayuso, si tratta di «cogliere l’opportunità di creare una nuova e migliore società globale».

E in tal senso ecco allora il terzo elemento richiamato dal relatore: quel riconoscersi fratello e sorella, che rappresenta il primo passo «per abbattere i muri innalzati dalla paura e dall’ignoranza». Servirebbe, ha commentato, «una spinta per cercare insieme di costruire ponti di amicizia e di fraternità, fondamentali per il bene di tutta l’umanità». Anche perché «questo spirito di fratellanza in cui siamo uniti», indipendentemente dall’appartenenza a un gruppo, una comunità, una cultura o una religione, «ci sosterrà e ci aiuterà a superare questi momenti difficili», ha concluso.