· Città del Vaticano ·

Dall’arte la forza per ripartire

Giovanni Angelo d’Antonio, «Annunciazione e Cristo in pietà» (1455, particolare)

Punti di resistenza

16 maggio 2020

Un nuovo polo museale custodirà i tesori dell’arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche


«Da terremotati, siamo abituati a essere chiusi, siamo già temprati — spiega con un sorriso Barbara Mastrocola, direttrice del museo diocesano e curatrice delle collezioni civiche di Camerino —. Ma il nostro motto è “chiusi per agibilità, aperti per vocazione”. Un museo non è solo un edificio, un contenitore, è anche, anzi, soprattutto, il suo contenuto. E qui abbiamo collezioni splendide». Di cui fanno parte autentici gioielli, come la statua lignea della Madonna con Bambino di Macereto proveniente dal Museo inagibile di Sant' Agostino di Visso («l’abbraccio più tenero del Rinascimento, con la manina del bimbo che si aggrappa al mantello della mamma» chiosa con legittimo orgoglio la direttrice del museo), e una delicata Santa Anatolia che fonde finezza gotica e plasticità mediterranea («sembra una regina francese, elegantemente intagliata e splendidamente nostalgica»). Oltre a capolavori di qualità indiscussa, come l'opera di proprietà comunale l’Annunciazione e Cristo in Pietà (proveniente dalla Pinacoteca civica) di Giovanni Angelo d’Antonio, pittore che probabilmente raffigura se stesso nel dettaglio della foto riprodotta in pagina, e scruta lo spettatore come a volerlo coinvolgere nella scena di morte e redenzione che si sta svolgendo sul Golgota.
Il motivo della telefonata alla direttrice del museo diocesano, stavolta, non è un bilancio dei danni del sisma del 2016, a quattro anni di distanza. E nemmeno un cahier de doléance per gli effetti della quarantena anti covid-19 sul tessuto sociale di una zona già molto provata. A Barbara Mastrocola abbiamo chiesto i dettagli di un progetto che renderà la cultura un volano di sviluppo e offrirà concrete possibilità di lavoro a tante persone. Finalmente una buona notizia, in mezzo a calamità e disagi di ogni genere, per quello scrigno di tesori, spesso poco noti al grande pubblico, che è la provincia camerte: alcune delle opere d’arte dell’arcidiocesi di Camerino e San Severino, attualmente provvisoriamente “parcheggiate”, ritroveranno presto una casa. Una casa virtuale ce l’hanno già: il profilo Instagram camerinomusei, che ha moltissimi followers. Ma arriverà presto, almeno per una parte di esse, anche una casa “vera”.
Un nuovo museo sorgerà nella sede del Palazzo arcivescovile di San Severino Marche e sarà allestito grazie a un progetto dalla Regione Marche approvato e finanziato dalla Commissione europea con uno stanziamento di 1 milione e 100 mila euro.
Il palazzo, già oggetto di risanamento conservativo e adeguamento sismico dopo il terremoto del 1997, non ha subito danni significativi dall’ultimo sisma del 2016 ed è la sede ideale per allestire spazi espositivi funzionali e sicuri.
«Questo per noi è segno di gioia e speranza» ha detto l’arcivescovo di Camerino - San Severino Marche Francesco Massara, all’indomani della notizia dello stanziamento. «Sarà il Museo della Rinascita, perché conterrà la maggior parte delle opere della diocesi, un patrimonio immenso e preziosissimo, purtroppo fortemente danneggiato dal sisma, che potrà essere conservato e che costituisce la storia e l’identità del nostro territorio». Cinque piani che ospiteranno anche sale multimediali — che permetteranno al visitatore di ricostruire il contesto in cui le opere sono nate — spazi didattici e ambienti per lo studio e la consultazione, con particolare riferimento al patrimonio archivistico, alla catalogazione e al monitoraggio del patrimonio storico artistico. L’idea del progetto si fonda sul riutilizzo dei locali a funzione espositiva, ma anche come sede di laboratori di restauro di quadri, tavole, affreschi e sculture danneggiate dal sisma. Non solo: avere le opere così “a portata di mano”, e una vicino all’altra, aiuterà gli storici dell’arte a studiare in modo più approfondito e integrato le singole opere.
Un assaggio di questa ripartenza c’è già stato: dal maggio al novembre scorso l’esposizione «Dalla polvere alla luce» promossa dall'Arcidiocesi e dal Comune di Camerino e ospitata in parte nella chiesa del seminario, unica chiesa agibile di Camerino, in parte in un deposito attrezzato e che resterà fruibile a Camerino, ha mostrato al pubblico trenta opere recuperate grazie anche ai Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali e ai Vigili del Fuoco, che hanno messo in salvo capolavori provenienti dalle oltre cinquecento chiese della diocesi. «Impegnarsi nel progettare un evento, piccolo ma enorme se si considera la devastazione del sisma, che possa mostrare poche ma importanti opere, simbolo della volontà di ricominciare — ha detto Mastrocola — è un segno forte e molto significativo per la nostra comunità, nonostante la chiusura dei musei e di tutte le chiese della città». In quell’occasione è tornata a Camerino anche la Macchina Processionale (nota come “La Nuvola”) della Madonna del Santuario di Santa Maria in Via dopo essere stata restaurata — gratuitamente — da Sante Guido e Giuseppe Mantella a Reggio Calabria. In mezzo a tanti crolli, che fanno, giustamente, scalpore, una foresta di solidarietà e cultura sta silenziosamente crescendo.

di Silvia Guidi