· Città del Vaticano ·

Centinaia di persone uccise in Sud Sudan

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Scontri intercomunitari nello stato di Jonglei

22 maggio 2020

Non accenna a placarsi l’escalation di violenze in Sud Sudan. Almeno 300 persone sono rimaste uccise e un numero imprecisato ferite nell’ennesima ondata di scontri intercomunitari, avvenuti nel corso del fine settimana nello stato orientale di Jonglei. Lo riferiscono le autorità locali, citate ieri dai media internazionali. Tra le vittime vi sono anche tre operatori umanitari, uno dei quali di Medici senza frontiere (Msf).

Nello stato di Jonglei nei mesi scorsi si sono moltiplicati gli episodi di violenza, l’ultimo dei quali è esploso sabato a Pieri, città dello stato di Jonglei. Le notizie provenienti dall’area parlano non solo di decine di abitazioni distrutte e date alle fiamme, ma anche di saccheggi nei depositi utilizzati dalle organizzazioni umanitarie che operano nella regione. Sono segnalati, inoltre, sequestri di donne e bambini e furti di bestiame. I caschi blu della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (Unmiss) sarebbero stati dispiegati nell’area per sedare le violenze.

Il vice capomissione di Msf in Sud Sudan, Steve Mackay, ha confermato l’uccisione di un membro dello staff e il ferimento di altri due durante gli intensi combattimenti scoppiati tra la comunità Murle e quella Nuer intorno a Pieri, dove l’associazione gestisce un centro di salute. Migliaia di persone, tra cui diversi operatori umanitari, sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per trovare rifugio nella boscaglia e nei villaggi vicini. Le ostilità sono proseguite fino a domenica pomeriggio. Sinora negli ospedali sono state accolte più di 50 persone ferite con arma da fuoco, ma il numero delle vittime è ancora molto provvisorio, spiega Msf.

Non solo si temono altri morti, ma anche che intorno e dentro la città di Pieri ci siano oltre cento feriti impossibilitati a ricevere cure mediche a causa del limitato accesso ai servizi medici di zona. Per motivi di sicurezza, l’organizzazione è stata costretta a sospendere temporaneamente le proprie attività a Pieri, garantendo però le cure mediche salvavita alla popolazione. Solo due mesi fa, riferisce Msf, il loro centro di salute a Pieri ha ricevuto 68 persone ferite in meno di 12 ore, molte delle quali in condizioni critiche.

Negli ultimi giorni, il commissario della contea di Uror, nello stato di Jonglei, aveva reso noto all’agenzia Dpa di un bilancio di almeno mille morti e 370 feriti nell’attacco sferrato sabato scorso da uomini armati della comunità di pastori Murle contro sei villaggi dell’area. Tra le le vittime si contano anche 230 tra donne e bambini, oltre a 270 giovani.

Le violenze intercomunitarie hanno conseguenze devastanti per la popolazione, soprattutto in questa fase di crisi legata alla pandemia da covid-19. In molte aree del Paese è estremamente difficile l’accesso all’assistenza medica e ad altri servizi umanitari. Secondo le Nazioni Unite, dal mese di febbraio — quando è stato raggiunto l’accordo per un governo di unità nazionale — sarebbero state uccise circa 800 persone in scontri vari.