· Città del Vaticano ·

Verso una meta comune

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Donne e sinodalità

18 aprile 2020

Sinodalità è un concetto oggi centrale nella riflessione ecclesiale e lo sforzo è quello di azioni appropriate per la sua traduzione in una prassi dinamica sempre più consapevole e mirata, a tutti i livelli della vita della comunità che è e deve essere in continuo movimento, senza mai avere la tentazione di accontentarsi dei luoghi già occupati: «Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce» (Evangelii gaudium, 223).

A proposito di sinodalità si parla spesso di un camminare che è caratterizzato da due aspetti inscindibili, quello dell’essere insieme, senza esclusioni e paure, e quello del tendere a una meta comune e condivisa che guida e attira tutti a sé.

La sinodalità, inoltre, non è solo il camminare insieme dei membri della Chiesa, ma è una costante tensione all’apertura oltre i confini della Chiesa stessa, per andare incontro a tutte le persone di buona volontà, credenti di altre religioni e non credenti, per affrontare insieme un tratto di strada, che si spera diventi il più lungo possibile.

Dalle caratteristiche della sinodalità che si sono qui brevemente delineate si vuole ora volgere lo sguardo a quelle che contrassegnano l’agire delle donne, pur senza addentrarsi, in questa sede, sul dibattito che si chiede se esse siano per natura, o se, invece, siano un portato della realtà socio-culturale che plasma i comportamenti.

Si può sicuramente rilevare che tale agire si rivela come spiccatamente relazionale, volto a tessere trame di rapporti inclusivi e allargati, capaci di raggiungere e coinvolgere sempre nuovi soggetti, al di là di rigidi confini precostituiti, e a questo proposito si può citare come paradigmatico l’impegno delle donne nel dialogo ecumenico e interreligioso.

D’altra parte, tornando ancora a Evangelii gaudium (nn. 222-225), la principale preoccupazione delle donne, quando non vogliono imitare modelli maschili, non è quella di occupare spazi, circoscrivendo rigorosamente il proprio ambito di azione, quanto, piuttosto, quella di un progressivo allargamento del raggio degli interventi, con modalità inedite e creative. Tradizionalmente nella Chiesa, come del resto nell’intera società, le donne si sono ritrovate in una collocazione “ai margini”, frutto di secolari discriminazioni e svalutazioni, e questo, nonostante le difficoltà e sofferenze, può oggi costituire una grande risorsa nell’intraprendere un cammino di sinodalità, perché, con la consapevolezza di questa posizione, le donne possono contribuire a un continuo spostamento dei margini stessi, allargando gli orizzonti fino a comprendere soggetti che prima erano posti “fuori”.

Il pieno inserimento delle donne nel cammino della sinodalità, inoltre, consente di gettare un’ulteriore luce sulla distinzione, già da più parti ricordata, tra sinodalità e collegialità, evidenziandone la differente portata.

La collegialità, ampiamente sottolineata dal concilio Vaticano II, come dice lo stesso nome, riguarda, infatti, il collegio episcopale nella sua unione con il Vescovo di Roma e rappresenta una forma privilegiata di raccordo tra i vescovi delle Chiese locali.

La sinodalità, invece, coinvolge l’intero popolo di Dio in virtù del sacerdozio battesimale comune a tutti i fedeli e a essa ciascuno concorre con il proprio carisma che è uno dei doni che lo Spirito elargisce ai credenti per il bene dell’intero corpo ecclesiale (1 Corinzi, 12).

Si è detto che il cammino sinodale è il tendere insieme verso una meta comune e il pieno inserimento delle donne può generare un arricchimento di enorme portata poiché la meta, che è sempre la medesima, è, però, in questo caso, vista da una prospettiva differente, quella femminile appunto, capace di cogliere aspetti e sfumature che altrimenti resterebbero in ombra.

È spesso rilevato che la sinodalità è, nella comunità ecclesiale, il riflesso di quel dinamismo d’amore che unisce distinguendo le tre Persone divine e tale riflesso è diverso nelle donne, nelle quali esso si imprime con una luce peculiare, conforme al loro essere ugualmente persone, ma in modalità differenti.

Il prossimo sinodo dei Vescovi sarà incentrato sulla sinodalità ecclesiale e già da ora le donne dovrebbero attrezzarsi per poter portare il proprio contributo specifico, con la speranza che la loro voce sia ascoltata e valorizzata, affinché la Chiesa possa essere veramente inclusiva e, quindi, sinodale.

di Giorgia Salatiello