· Città del Vaticano ·

Verso un’umanità e una Chiesa fatte di persone

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Tempore Famis

16 aprile 2020

Come sta cambiando il nostro modo di vivere da cristiani in questo tempo nuovo e sconvolgente? Cosa ci sarà di diverso dopo, quando tutto questo sarà passato? Una delle maggiori difficoltà del momento interminabile che stiamo vivendo è quella di pensare. Siamo dentro gli eventi incontrollabili, che sembrano toglierci anche il respiro della mente, se non quello dei polmoni. Eppure, da credenti, sappiamo che ci è promesso e donato un altro soffio, quello dello Spirito che il Crocifisso e Risorto ha effuso sul mondo, per renderci partecipi di una nuova creazione. Questa è l’espressione impiegata da san Paolo: «Quindi se uno è in Cristo, è una creatura/creazione nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Corinti 5, 17).

L’evento pasquale ha come contenuto — e non solo di fede — il morire e il rinascere, l’abbandono di una condizione e l’affacciarsi di un nuovo inizio. Cosa significa questo oggi, dal punto vista credente e non? Che ci sono eventi tali da costringerci al cambiamento: di mentalità, di comportamenti, di sentimenti. Non possiamo rattristarci per il nostalgico confronto con ciò che non c’è più, ma solo cominciare a pensare, lasciando che emergano qualità latenti, persino a noi stessi insospettate.

Probabilmente ci troveremo a dover distinguere una per una le persone che incontreremo: il sano e il malato, il povero e il benestante, chi può circolare e chi sta chiuso in casa. E neppure sappiamo se noi stessi saremo da una parte o dall’altra. Non sarà più possibile l’indifferenza — e non tanto per virtù — perché sarà manifesto chi sta bene e chi sta male, chi è solo e chi può stare in compagnia. E questo avverrà a tasso variabile, non più fisso. Forse è davvero giunto il tempo, almeno per i credenti, di riscoprire l’importanza dei rapporti personali: per non allontanarsi più da chi è vicino, e per farsi prossimo a chi è costretto a stare lontano. La Pasqua del Signore potrebbe farci il dono di passare da massa indistinta e globalizzata a umanità e Chiesa fatte di persone, capaci di avvicinarsi l’una all’altra con cura e rispetto.

di Maurizio Gronchi