· Città del Vaticano ·

Urgente una mobilitazione internazionale per l’Africa

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Rischia di diventare il prossimo epicentro della pandemia

18 aprile 2020

Il continente africano rischia di diventare il prossimo epicentro della pandemia di coronavirus. È l’allarme lanciato oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). «Nell’ultima settimana i casi confermati di covid-19 in Africa sono aumentati del 51 per cento e il numero delle morti accertate del 60 per cento» ha reso noto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, spiegando che in mancanza di attrezzature per i test «è verosimile che i numeri siano più alti».

Per quanto abbia annunciato che dalla prossima settimana sarà distribuito un milione di kit, tuttavia Ghebreyesus ha rimarcato che il gap da colmare è ancora significativo. Nel continente, riferisce l’agenzia delle Nazioni Unite, solo negli ultimi sette giorni si è registrata una forte impennata dei casi con quasi 1.000 decessi e oltre 18.000 contagi, sebbene siano tassi di gran lunga inferiori rispetto a quelli osservati in Europa e negli Stati Uniti. Le cifre sono state confermate anche dal Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc), agenzia specializzata dell’Unione africana, il quale rende noto che gli Stati maggiormente colpiti sono l’Egitto, con 2.673 casi, seguito dal Sud Africa con 2.605 contagi, l’Algeria con 2.268 e il Marocco con 2.283.

Nel frattempo il rapporto «Covid-19: per proteggere la vita e le economie africane», pubblicato ieri dalla Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca), denuncia che nel continente potrebbero morire tra le 300 mila e i 3,3 milioni di persone. Per di più circa 30 milioni di africani rischiano di cadere in condizioni di estrema povertà, se non verranno adottati strumenti adeguati. «Sono necessari almeno 100 miliardi di dollari come risposta immediata, per tutelare la salute e garantire la sicurezza sociale», afferma ancora il rapporto.

Il coronavirus «non è solo una pandemia ai danni della salute pubblica, ma lo è anche in termini di posti di lavoro, di sviluppo e non ultimo umanitaria» ha affermato dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, durante l’incontro virtuale organizzato dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale sull’Africa. Guterres chiede in particolare di intervenire sul debito dei Paesi africani. «Per contribuire ad affrontare le devastanti conseguenze economiche e sociali serve un pacchetto di risposte pari a una percentuale a due cifre del Pil globale», ha precisato, sottolineando che nel continente il rapporto medio debito/Pil è aumentato dal 39,5 per cento nel 2011 al 61,3 per cento nel 2019. «È necessario — ha evidenziato ancora — un quadro omnicomprensivo in tre fasi: sospensione del pagamento del debito estero per i Paesi in via di sviluppo che non hanno accesso ai mercati finanziari, opzioni globali verso la sostenibilità del debito e, infine, affrontare le questioni strutturali nell’architettura del debito internazionale, per prevenire tutte quelle inadempienze che causano crisi finanziarie ed economiche prolungate. Guterres ha chiesto inoltre di concentrarsi sui Paesi più vulnerabili, ricordando il piano di risposta umanitaria globale, in gran parte dedicato al continente africano, che deve essere finanziato dalla comunità internazionale.

Dal punto di vista sanitario Guterres ha riferito che sono stati istituiti “voli di solidarietà”. «Tempi eccezionali richiedono una solidarietà eccezionale», ha concluso, sottolineando che in questo senso «una delle prove più importanti è rappresentata dalla mobilitazione in favore dell’Africa».

Bm e Fmi osservano però che il continente africano, al netto di un congelamento del debito e con gli opportuni aiuti, ha ancora bisogno di 114 miliardi di dollari nel 2020 per sostenere la crescita, con un gap di finanziamenti pari a circa 44 miliardi.