· Città del Vaticano ·

Una nuova costituzione del mondo

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Il Signore che passa nel tempo del coronavirus - 6

03 aprile 2020

Senza nessuna preparazione, e neanche con troppa consapevolezza da parte nostra, la storia ci ha catapultato in una di quelle sue fasi che potremmo chiamare di carattere costituente. Nei prossimi mesi si scriverà il tratto costituzionale non solo del nostro paese, ma anche dell’architettura complessiva delle cose e del mondo. E questo vale pure per la Chiesa. L’intruso invisibile del virus mostra oggi la piccolezza e l’irrilevanza di questioni su cui ci siamo azzannati come se ne andasse di Dio, dimenticandoci stoltamente del destino degli uomini e donne che abitano la terra. Ora la drammatica della storia ci chiede di essere all’altezza di questo destino: nella ferma certezza che proprio così, e solo così, onoreremo anche il nome di Dio.

A una nuova costituzione del mondo e a un inedito ordinamento delle relazioni ha già messo mano la catena di eventi che abbiamo cercato di non vedere fino all’ultimo, convinti che la rimozione coincidesse con un’immunità totale. Questo è quello che succede quando la seduzione della ragione si trasforma in incanto della magia. Il tempo per non cedere completamente la mano al fato nel determinare la configurazione di questo passaggio costituente dell’umano e della sua storia a-venire è brevissimo. Anzi, è adesso o mai più.

La comunità cristiana dei credenti nel suo complesso, visto che sono saltate completamente le barriere confessionali sulle quali abbiamo danzato per secoli il gioco delle nostre identità, ha nelle sue corde gli strumenti che l’abilitano a prendere in mano le redini del nostro comune destino. Ed è giunto il momento di mostrare all’opinione pubblica del mondo che quando ci carichiamo di questo compito non lo facciamo per accaparrarci potere nel varco aperto dalla fragilità delle nostre società e dei sistemi istituzionali, ma solo per mettere in comune con tutti quella sapienza evangelica che, tra mille titubanze, sa affrontare anche i marosi più impervi dell’umana vicenda di vivere che ci accomuna tutti.

Nel vuoto degli ordinamenti umani, il passo stentato di un’ottantenne vestito di bianco che si porta al cospetto di Dio per intercedere per l’umanità, senza distinguere tra chi è dei suoi e chi non lo è, rappresenta il gesto di un uomo che, a nome di tutti e a favore di tutti, prende in mano la storia per dirci che possiamo essere noi, fragili creature sparse su tutta la terra, gli autori e le autrici della nuova costituzione del mondo. Quella che deciderà delle disposizioni di fondo con cui guarderemo agli altri e cercheremo di riannodare davvero insieme i fili spezzati di una condivisa fraternità.

Il gesto dell’intercessione, mentre riconosce che non siamo noi il principio della nostra destinazione e la protegge così da ogni delirio di onnipotenza in cui ci siamo a lungo cullati, mette in circolo nella paralisi degli ordinamenti umani, così come li abbiamo conosciuti finora, la forza di una benedizione avvolgente che ci fa desiderare l’alba di nuovi mattini.

I credenti sanno che aggrapparsi ai lembi di questo desiderio non è la follia disperata dell’ultimo uomo, ma la fiducia discreta nella speranza della vita che un uomo di Nazareth ha vissuto fino all’estremo pur di rendercene certi. Per questo ci impegniamo solennemente davanti a ogni fratello e sorella nell’umano a condividere il destino di ciascuno di loro; senza cedere allo sconforto, ma lavorando alacremente alla costituzione di un nuovo ordinamento secondo giustizia e carità. Più di questo, lo confessiamo apertamente, non possiamo fare; ma questo lo faremo con tutte le briciole di forze che riusciremo a raschiare dal fondo del nostro animo gravato dalla storia che stiamo vivendo. Perché anche lo Spirito «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va…» (Gv 3, 8).

di Marcello Neri

I precedenti articoli a firma di Giuseppe Bonfrate, Stella Morra, Vincenzo Rosito, Marco Ronconi e Manuela Terribile sono stati pubblicati rispettivamente nelle edizioni del 23-24, 26 e 28 marzo e del 2 e 3 aprile.