· Città del Vaticano ·

Una fede appassionata

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Sessantuno anni fa moriva don Mazzolari

11 aprile 2020

Quanti modelli di santità esistono? Sicuramente molti, perché la santità della «porta accanto», come ama dire Papa Francesco, ha il sapore della vita quotidiana e la fragranza delle cose familiari. Accade un po’ come in natura: terreni diversi danno luogo a ortaggi o frutta dal sapore e dalle proprietà differenti. Così nella vita cristiana. La fede attecchisce in contesti, epoche e luoghi differenti, generando modi unici di vivere la propria santità. Ciò che meraviglia è come l’unico messaggio di Cristo dia vita a una ricchezza di biografie originali. Così è anche la vicenda umana e cristiana di don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo. Nell’omelia del Mercoledì santo 8 aprile il Papa lo ha ripreso commentando il tradimento di Giuda. Ha esclamato: «Com’è il mistero di Giuda? Non so... Don Primo Mazzolari l’ha spiegato meglio di me». Francesco ha riconosciuto che l’intuizione avuta nell’omelia del Giovedì santo 3 aprile 1958, ha colto in profondità il mistero della misericordia di Dio. La salvezza è dono di Dio: all’uomo peccatore, che scopre i propri lati di tradimento, è dato l’affidamento a un amore che sovrasta e anticipa.

Don Mazzolari ci ha lasciato il 12 aprile 1959. Questo anniversario può essere commemorato anche recuperando alcuni temi fondamentali della sua proposta cristiana. Merita attenzione il libro da poco pubblicato con la cura di monsignor Leonardo Sapienza dal titolo, Non mi sono mai vergognato di Cristo (Bologna, Edb, 2020 pagine 184, euro 17).

Il rapporto tra Mazzolari e il Vangelo è il filo rosso che attraversa il volume. Qui sta la ricchezza di un testo che raccoglie scritti anche molto differenti tra loro ma con l’unico denominatore comune: la spiritualità di Mazzolari è profondamente evangelica. Don Primo deve essere ricordato come uomo di fede, prete innamorato di Cristo, dedito gioiosamente all’annuncio della misericordia del Padre. Dopo aver terminato il libro, il palato del lettore si ritrova con due sapori: la gratitudine di poter meditare pagine di Mazzolari e il desiderio di accostarlo nella sua interezza, andando a riscoprire i diari, le opere, gli epistolari già pubblicati. Insomma, c’è acqua fresca per chi ha sete di spiritualità.

In questo senso, l’autore della curatela ha colto nel segno: Mazzolari va letto nella sua profonda spiritualità. Non lo colgono nella sua verità interiore quelli che si fermano alle sole posizioni politiche, pacifiste o polemiche, se non lo inseriscono nel quadro di una fede appassionata e libera. Il resto è conseguenza e non fondamento. Lo scrive molto chiaramente don Benvenuto Matteucci in un articolo commemorativo su «Il Giornale d’Italia» (22 aprile 1959): «Chi immaginasse un tuo ruolo politico s’ingannerebbe. Nessuna idea politica avrebbe potuto contenerti, nessun partito essere soddisfatto di te».

Le tre parti del testo sono anche un percorso di spiritualità. La più voluminosa è la prima: raccoglie un glossario in ordine alfabetico di parole entro cui sono offerte alcune delle citazioni più significative di don Mazzolari. La scelta delle parole è strategica al fine del volume: al centro c’è la spiritualità. Lo provano le oltre venti pagine dedicate alla parola «sacerdote». Il messaggio al lettore arriva chiaro e tondo. Siamo in presenza di un prete, di un credente che non ha rinunciato al coraggio di vivere il suo ministero al servizio del popolo di Dio e in mezzo alla gente. Non potevano poi mancare le parole tipicamente mazzolariane: poveri, pace, lontani, umiltà, obbedienza, impegno, coscienza, carità, laici, vocazione... Incuriosisce la forte sottolineatura che è data alla relazione con i propri vescovi. Il curatore riprende anche brani di monsignor Giovanni Cazzani, desunti soprattutto dall’epistolario, per mettere a fuoco il rapporto libero, fedele e obbediente di don Primo con i suoi superiori. Un assaggio che, per essere completato, rimanda opportunamente al volume Un’obbedienza in piedi (Bologna, Edb, 2017).

La seconda parte è dedicata alla testimonianza. Monsignor Sapienza dà voce ad alcuni amici di don Primo che, soprattutto dopo la sua morte, gli hanno reso attestati di stima. Il pregio è di averli raccolti tutti in una sola sezione, in modo da non lasciare disperso un patrimonio di voci. Alcuni nomi risultano particolarmente significativi. Sono tra i giganti del Novecento cattolico italiano: padre Umberto Vivarelli, don Guido Astori, Amos Zanibelli, padre Giulio Bevilacqua, padre Ernesto Balducci, don Benvenuto Matteucci e padre David Maria Turoldo. La terza parte, più breve, raccoglie infine alcune preghiere di don Mazzolari. Il libro si chiude con la preghiera per la beatificazione del servo di Dio, predisposta da monsignor Dante Lafranconi nel momento in cui veniva avviato l’iter canonico.

La lettura del volume disegna un ritratto fedele del parroco di Bozzolo, visto con gli occhi della fede cristiana. Sicuramente sono gli unici occhiali che Mazzolari avrebbe accettato per rileggere la sua vita. I tratti che emergono della sua santità sono essenziali: un prete tutto d’un pezzo e orgoglioso di esserlo, pienamente incarnato dentro la sua vocazione, un uomo contento di essere cristiano, appassionato per la sua fede tanto da giocarci tutta la sua voce e la sua intelligenza.

Non siamo in presenza della santità pensata come assoluta coerenza o perfezione disincarnata, ma di una santità che si è edificata sotto l’azione dello Spirito nel servizio e nella dedizione alla Chiesa. È l’esempio di quei sacerdoti che Papa Francesco nella Gaudete et exsultate vede come testimoni credibili, lontani da una tranquilla mediocrità anestetizzante. «La loro testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita» (138). Pure la testimonianza di don Primo è stata tanto entusiasta quanto sofferta per «calunnie e incomprensioni», come ben evidenzia don Giovanni Barra nelle pagine di apertura del volume. Per noi lettori, non è solo questione di non vergognarci di Mazzolari e della sua visione di Chiesa. Si tratta, invece, di innamorarci di Cristo e del suo Vangelo. La santità trasuda da cuori appassionati, mentre si spegne in esistenze mediocri. All’ombra del campanile di Bozzolo c’è sempre da imparare.

di Bruno Bignami