· Città del Vaticano ·

Un dopo Pasqua da far durare

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Tempore Famis

25 aprile 2020

Tutti aspettiamo con forte desiderio e perfino con ansia il “dopo coronavirus”: è giusto, è umano, importante, è vitale; perciò si sta molto pregando in tutto il mondo e anche da noi perché questo accada al più presto. Proprio questa attesa del “dopo” ci ricorda di non archiviare, per così dire, la Pasqua da poco celebrata, ma di curare il “dopo” di quello che per i cristiani è l’evento più importante della storia. Giustamente, perciò, Giorgio La Pira parlava della Pasqua come un “principio della storia”. Dev’esserci necessariamente nella nostra vita un “dopo Pasqua”, ma non al modo di quello del coronavirus che attendiamo col desiderio annesso che non torni più.

Il “dopo Pasqua”, invece, dobbiamo farlo durare per sempre: la Pasqua non possiamo dimenticarla, perché la “casa dell’uomo”, come Ernst Bloch chiamava l’uomo e la sua storia, poggia sulla pietra rovesciata della tomba di Cristo, ossia sulla “creazione nuova”, che trova nella persona di Cristo la sua “primizia” e il Glorificato, in lui, farà diventare anche noi creature nuove (2 Corinzi 5,17). Facciamo durare il “dopo Pasqua”.

A Pasqua c’è tutto: c’è la morte e c’è la vita; c’è la caduta e la risurrezione; c’è l’umiliazione e l’esaltazione. A Pasqua c’è lo scontro fra il peccato e la grazia; c’è la vittoria dell’amore di Dio sul disamore dell’uomo; c’è l’ostentazione del cinismo e c’è la celebrazione della pietà. Nella Pasqua c’è il confronto agonico fra le due sapienze: l’uomo vuole imporre la sua forza su Dio uccidendolo, Dio con la debolezza della Croce pone nella storia la carica salvifica in grado di redimere gli uomini di tutti i tempi, di tutti i popoli, di tutte le culture, di tutte le religioni. Proprio quando Dio sembra più debole, è allora che è più forte e fa sentire l’onnipotenza della sua carità.

Abbiamo bisogno di ricordare che cosa è accaduto a Pasqua, lì e in quel giorno: è accaduto, paradossalmente, che l’uomo vi ha “trionfato” col suo peccato, mentre Dio vi ha trionfato con il perdono. Non sono però due trionfi paralleli: a Pasqua l’amore redentore di Dio sconfigge Satana e la colpa dell’uomo, dimostrando così — una volta per sempre — che la vita è più forte della morte, e che l’amore di Dio sopravanza in modo smisurato sul mediocre disamore e sul livido odio, il virus più velenoso che esca da cuore dell’uomo.

di Michele Giulio Masciarelli