· Città del Vaticano ·

A colloquio con il vicario apostolico di Phnom-Penh

Restare forti nella fede

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25 aprile 2020

«Pace e misericordia: di questo la Cambogia e l’intero mondo hanno tanto bisogno in tempi in cui, come gli apostoli dopo la risurrezione, siamo confinati in casa per la paura del covid-19. Ma Gesù Cristo entra nelle nostre case e dice: la pace sia con voi!»: è un afflato evangelico quello che attraversa la mente e il cuore del vescovo Olivier Michel Marie Schmitthaeusler, vicario apostolico di Phnom-Penh, mentre racconta a «L’Osservatore Romano» la vita della piccola comunità cattolica in Cambogia (circa 25.000 fedeli su una popolazione di diciotto milioni di abitanti al 98 per cento buddisti), anch’essa sconvolta dall’emergenza coronavirus. «Da oltre un mese — racconta il presule, presbitero francese della Società per le missioni estere di Parigi — su ordine del governo abbiamo fermato incontri, liturgie, attività religiose, e anche le nostre scuole sono chiuse». Ma la vita della comunità non si è inaridita: «I sacerdoti e le comunità religiose grazie alle reti sociali e ai collegamenti online — rileva monsignor Schmitthaeusler — sono stati in grado di mantenere un forte legame con i fedeli, con la preghiera e l’intensa comunione spirituale. Le nostre scuole cattoliche sono molto attive e hanno avviato un programma di e-learning completo per seguire i nostri studenti. Caritas Cambogia e il vicariato di Phnom-Penh hanno attuato azioni di carità verso i più poveri. Tutte queste iniziative sono il segno della misericordia di Dio in azione nella nostra vita».

Il vescovo ha inviato un accorato appello ai suoi fedeli invitandoli a essere «testimoni concreti di pace e di misericordia», esortandoli a «continuare a pregare ogni giorno, leggendo la Parola di Dio, seguendo la messa, pregando con il rosario. La preghiera è fonte della nostra azione, della nostra pace, è l’incontro personale con Gesù che viene a trovarci», spiega. E ha dato disposizioni ai sacerdoti del vicariato affinché si occupino con attenzione dell’istruzione impartita nelle scuole cattoliche di ogni ordine e grado: «È fondamentale monitorare la situazione in modo che i nostri studenti non perdano le opportunità educative e la didattica a distanza possa proseguire».

La medesima attenzione, afferma Schmitthaeusler, «è data al servizio catechistico, che può andare avanti grazie alle app digitali fruibili sullo smartphone come Telegram e Messenger». Un pensiero speciale è rivolto oggi ai settanta catecumeni che avrebbero dovuto ricevere il sacramento del battesimo nella notte di Pasqua: «Possano rimanere forti nella fede in questo tempo di prova. Speriamo che, se Dio vorrà, per la domenica di Pentecoste, il 31 maggio, possiamo riunirci di nuovo e battezzarli nella gioia dello Spirito Santo». Ma intanto, per non perdere la relazione e il contatto umano, «almeno una volta alla settimana — auspica il vicario apostolico di Phnom-Penh — ogni catechista deve indire una riunione “live” online con quanti seguono il corso di catechesi, e il medesimo approccio è necessario per il servizio pastorale con i bambini e i giovani, incoraggiando attività di formazione e scambio, dibattiti, condivisione di informazioni e preghiera».

L’altro versante su cui il vicariato è particolarmente impegnato è quello della solidarietà e dell’attenzione ai più poveri e agli “scartati”, nel segno degli appelli pubblici più volte diffusi da Papa Francesco: «Una grande ondata di carità nasce dalla Domenica della divina misericordia che abbiamo celebrato il 19 aprile. Ogni parrocchia e associazione può attivare azioni concrete di aiuto. Anche in tale attività abbiamo istituito un’apposita piattaforma per lo scambio di idee e per migliorare il servizio di assistenza ai bisognosi», racconta il presule. La speciale Alleanza per la carità e lo sviluppo che riunisce in Cambogia le organizzazione non governative cattoliche e le congregazioni religiose che operano per la salute, l’istruzione, il servizio sociale, la promozione e lo sviluppo umano, è molto attiva nel presente ma si prepara, intanto, per il tempo post-coronavirus. Il ministero della Sanità cambogiano ha infatti reso noto che non sono stati segnalati nuovi casi di contagio da coronavirus per otto giorni consecutivi, e questo fa ben sperare riguardo la possibile riapertura del paese. «In questa fase stiamo distribuendo cibo, disinfettante e mascherine di protezione per i più poveri. Ma bisogna anche già pensare al dopo. L’emergenza covid-19 avrà ripercussioni durature sui più vulnerabili: perdita di lavoro, impennata dei debiti, attività economiche chiuse. Attraverso i nostri servizi sociali e le nostre ong, saremo al servizio del prossimo, in quella fase di difficoltà e di necessaria ripresa, nel nome di Gesù Cristo risorto», assicura il pastore di Phnom-Penh.

Per dare un segno tangibile di prossimità, nel tempo di isolamento e sofferenza vissuto da tutti i fedeli, monsignor Schmitthaeusler ha chiesto a ciascun sacerdote di «stabilirsi in una data comunità o villaggio del vicariato, per celebrare messa e vivere in questi luoghi. Anche se non si possono riunire o incontrare i fedeli, tale presenza è preziosa e costituisce un segno di vicinanza concreta alla gente nei villaggi». Lo stesso vicario apostolico non risiede in episcopio, ma si è trasferito temporaneamente nella parrocchia di Nostra Signora del Sorriso, a novanta chilometri dalla capitale: «Lì sono stato sacerdote per dieci anni, lì vive la più grande comunità cattolica del vicariato, e lì sono avviati molti dei programmi di istruzione e sviluppo. Ho celebrato da lì il triduo pasquale: il Vangelo è stato trasmesso con semplici strumenti come megafoni in mezzo alle risaie, e poi è stato ritrasmesso a Phnom-Penh in modo professionale dal nostro servizio di comunicazione ecclesiale», racconta. «A lei, Nostra Signora del Sorriso, rivolgiamo e affidiamo il nostro cuore», mentre prosegue il fermo di ogni attività a causa della diffusione della pandemia di coronavirus, osserva.

Per vivere questo tempo di “confinamento” la Chiesa cattolica cambogiana ha dunque cercato di organizzarsi «in modo creativo e proattivo», spiega Schmitthaeusler, utilizzando tutti i mezzi e le risorse a disposizione: «Basti pensare che il nostro servizio di comunicazioni sociali cattoliche è in allerta 24 ore al giorno per consentire a tutti di rimanere in comunione, poiché l’eucaristia è, in ogni modo e in ogni tempo, fonte e culmine della vita cristiana», conclude.

di Paolo Affatato