· Città del Vaticano ·

Quando il silenzio insegna ad ascoltare

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Nella messa a Santa Marta il Pontefice mette in guardia dalle divisioni causate nelle comunità cristiane da soldi, vanità e chiacchiericcio

21 aprile 2020

«In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche sentire il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare, ci faccia crescere nella capacità di ascolto». Con questa preghiera Papa Francesco ha iniziato martedì mattina, 21 aprile, la celebrazione della messa — trasmessa in diretta streaming — nella cappella di Casa Santa Marta. Per poi, nell’omelia, mettere in guardia dalle divisioni nella comunità cristiana provocate, quasi sempre, dalla «mondanità dei soldi, dalla vanità e dal chiacchiericcio». A queste tentazioni, ha suggerito, si può rispondere con «la docilità allo Spirito Santo», che può trasformare persone e comunità per realizzare l’«armonia» autentica.

«“Nascere dall’alto” è nascere con la forza dello Spirito Santo» ha detto il Papa all’inizio dell’omelia, prendendo spunto dal passo del Vangelo di Giovanni (3, 7-15) che racconta il dialogo tra Gesù e Nicodemo. «Noi — ha spiegato — non possiamo prendere lo Spirito Santo per noi, possiamo soltanto lasciare che Lui ci trasformi». E «la nostra docilità apre la porta allo Spirito Santo: è Lui che fa il cambiamento, la trasformazione, questa rinascita dall’alto». È «la promessa di Gesù di inviare lo Spirito Santo» (cfr. Atti degli apostoli 1, 8); e «lo Spirito Santo è capace di fare delle meraviglie, cose che noi neppure possiamo pensare».

«Un esempio è questa prima comunità cristiana» ha fatto presente il Pontefice, riferendosi al passo degli Atti degli apostoli (4, 32-37) proposto dalla liturgia come prima lettura e sottolineando: «Non è una fantasia questo che ci dicono qui: è un modello dove si può arrivare quando c’è la docilità e si lascia entrare lo Spirito Santo e ci trasforma». È «una comunità “ideale”, diciamo così» ha spiegato Francesco. Anche se «è vero che subito dopo di questo incominceranno dei problemi; ma il Signore ci fa vedere fino a dove potremmo arrivare se noi siamo aperti allo Spirito Santo, se siamo docili».

«In questa comunità c’è l’armonia» ha affermato il Papa. E «lo Spirito Santo è il maestro dell’armonia, è capace di farla e l’ha fatta qui: la deve fare nel nostro cuore, deve cambiare tante cose di noi» per «fare l’armonia, perché Lui stesso è l’armonia». Anche «l’armonia fra il Padre e il Figlio — ha proseguito Francesco — è l’amore di armonia, Lui e Lui, con l’armonia, crea queste cose come questa comunità così armonica». Ma «poi la storia ci dice nello stesso libro degli Atti degli apostoli, di tanti problemi nella comunità». Ecco che, ha insistito il Pontefice, «questo è un modello: il Signore ha permesso questo modello di una comunità quasi “celeste”, per farci vedere dove dovremmo arrivare».

In realtà anche in quella comunità «poi incominciarono le divisioni». E «l’apostolo Giacomo, nel secondo capitolo della sua lettera, dice: che la vostra fede “sia immune di favoritismi personali”» (cfr. 2, 1). Lo scrive «perché c’erano». E, ancora, «gli apostoli devono uscire ad ammonire: “Non fate discriminazioni”». Inoltre «Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, nel capitolo 11, si lamenta: “Ho sentito che ci sono divisioni tra voi”».

Insomma «incominciano le divisioni interne nelle comunità» ha fatto notare il Papa. Perché a «questo “ideale”» si deve arrivare, «ma non è facile: ci sono tante cose che dividono una comunità, sia una comunità cristiana parrocchiale o diocesana o presbiterale o di religiosi o religiose, tante cose entrano per dividere la comunità».

«Vedendo quali sono le cose che hanno diviso le prime comunità cristiane — ha spiegato Francesco — io ne trovo tre: prima, i soldi». Infatti «quando l’apostolo Giacomo (cfr. 2, 2) dice di non avere favoritismi personali dà un esempio, perché “se nella vostra chiesa, nella vostra assemblea entra uno con l’anello d’oro, subito lo portate avanti, e il povero lo lasciate da parte”». È la questione dei «soldi». Anche Paolo «dice lo stesso: “I ricchi portano da mangiare e mangiano, loro, e i poveri, in piedi”» (cfr. Prima lettera ai Corinzi 11, 20-22). In questo modo, «i poveri li lasciamo lì come a dire loro: “arrangiati come puoi”».

«I soldi dividono, l’amore dei soldi divide la comunità, divide la Chiesa» ha insistito il Pontefice osservando: «Tante volte, nella storia della Chiesa, dove ci sono deviazioni dottrinali — non sempre, però tante volte — dietro ci sono dei soldi: i soldi del potere, sia potere politico, sia soldi in contanti, ma sono soldi».

«I soldi dividono la comunità» ha ripetuto il Papa. E «per questo la povertà è la madre della comunità, la povertà è il muro che custodisce la comunità». Perché «i soldi dividono, l’interesse personale anche nelle famiglie: quante famiglie sono finite divise per un’eredità? Quante famiglie? E non si parlarono più, quante famiglie» divise per «un’eredità: i soldi dividono».

«Un’altra cosa che divide una comunità è la vanità, quella voglia di sentirsi migliore degli altri» ha rilanciato Francesco, ricordando «la preghiera del fariseo: “Ti ringrazio, Signore, perché io non sono come gli altri”» (cfr. Luca 18, 11). È «la vanità» di «sentirmi che» valgo più degli altri, ha aggiunto il Pontefice. E «anche la vanità nel farmi vedere, la vanità nelle abitudini, nel vestirsi: quante volte — non sempre, ma quante volte — la celebrazione di un sacramento è un esempio di vanità, chi va con i vestiti migliori, chi fa quello e l’altro». Si cede alla vanità per «la festa più grande: anche lì entra la vanità». E «la vanità divide, perché ti porta a fare il pavone e dove c’è il pavone c’è divisione, sempre».

«Una terza cosa che divide una comunità — ha affermato il Papa — è il chiacchiericcio: non è la prima volta che lo dico, ma è la realtà». Ed «è la realtà quella cosa che il diavolo mette in noi, come un bisogno di sparlare degli altri: “Ma che buona persona è quella” — “Sì, sì, ma però...”». Ecco il bisogno di mettere «subito il “ma”», come «una pietra per squalificare l’altro e subito qualche cosa che ho sentito la dico e così l’altro lo abbasso un po’».

«Ma lo Spirito viene sempre con la sua forza — ha assicurato Francesco — per salvarci da questa mondanità dei soldi, della vanità e del chiacchiericcio, perché lo Spirito non è il mondo: è contro il mondo». Ed «è capace di fare questi miracoli, queste grandi cose».

In conclusione il Pontefice ha invitato a chiedere «al Signore questa docilità allo Spirito perché Lui ci trasformi e trasformi le nostre comunità parrocchiali, diocesane, religiose: le trasformi, per andare sempre avanti nell’armonia che Gesù vuole per la comunità cristiana».

Successivamente, con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Francesco ha invitato «le persone che non possono comunicarsi» a fare «adesso» la comunione spirituale. Concludendo la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare — accompagnato dal canto dell’antifona Regina Caeli — la sua preghiera alla Madre di Dio, sostando davanti all’immagine mariana della cappella di Casa Santa Marta.

Le intenzioni del vescovo di Roma sono state rilanciate a mezzogiorno, nella basilica Vaticana — dove, da ieri, accanto alla statua della Vergine è stata collocata l’immagine di Gesù misericordioso ispirata da santa FaustinaKowalska — dal cardinale arciprete Angelo Comastri che ha guidato la recita del Regina Caeli e del rosario.