· Città del Vaticano ·

Protomartire dell’Oceania

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Il missionario marista san Pietro Chanel

27 aprile 2020

Agli inizi del XIX secolo, una delle principali preoccupazioni di Papa Gregorio XVI era l’evangelizzazione dell’Oceania, il continente che gli europei avevano riscoperto nel secolo precedente. Un territorio immenso, frammentato in una miriade di isole sparse per l’oceano Pacifico. Con un gesto di coraggio, egli ne affidò l’evangelizzazione alla nascente Società di Maria (maristi), in quanto il loro fondatore, il venerabile Jean Claude Colin, aveva offerto la sua disponibilità e quella dei confratelli. Il 24 dicembre 1836 partirono per l’Oceania otto religiosi, tra i quali Pietro Chanel, che diverrà il protomartire del continente.

Pietro nacque in una modesta famiglia di contadini, il 12 luglio 1803, a Cuet, nel comune di Montrevel-en-Bresse, in Francia. Lavorò dai 7 ai 12 anni come pastore, poi frequentò le scuole a Saint Didier-d’Aussiat. Grazie ai buoni uffici di un sacerdote, nell’autunno del 1814 venne accolto nella scuola di Cras-sur-Reyssouze. Il 23 marzo 1817 fece la Prima Comunione. In questa epoca nasce in lui l’interesse e l’attrazione per le missioni lontane. Venne a conoscenza delle lettere che i missionari francesi inviavano dal continente americano. Entrò così nel seminario minore di Meximieux, dove rimase dal 1819 al 1823. Passò quindi nel seminario maggiore di Brou. Il 15 luglio 1827 venne ordinato sacerdote e iniziò il suo ministero pastorale come vice parroco ad Ambérieu-en-Bugey.

Nel 1831, sempre più convinto di diventare missionario, entrò nella Società di Maria. Voleva portare il Vangelo in America, affascinato dai racconti dei missionari della Louisiana. All’inizio gli venne affidato l’insegnamento nel seminario di Belley, dove divenne direttore spirituale e anche vice superiore. Tuttavia, conservava ancora il sogno di fare il missionario.

Il 29 aprile 1836 Gregorio XVI approvò la congregazione marista. Da quando il Papa affidò l’Oceania a questi religiosi, Pietro vide all’orizzonte la possibilità di realizzare il suo desiderio. Si offrì volontario e il 24 dicembre di quell’anno partì dal porto di Le Havre sul piroscafo “La Delphine” alla volta del continente. Dopo due mesi di viaggio, giunse a Futuna. Con due confratelli si sistemò sull’isola e, l’8 dicembre 1837, vi celebrò la prima messa. Venne ben accolto dal re Niuliki e apprese la lingua e le tradizioni locali. Cercò di farsi operatore di pace tra le varie tribù che si facevano la guerra. Per questo, venne chiamato Petelo, “l’uomo dal grande cuore”. Nonostante gli ostacoli, iniziò a evangelizzare. Ma il successo che otteneva con numerose conversioni cambiò l’atteggiamento del re, che cominciò a impedire ai missionari di svolgere apostolato e smise di passare loro i viveri. Per andare avanti Pietro e i suoi confratelli dovettero lavorare nei campi di manioca. Purtroppo, alcuni abitanti distrussero le coltivazioni per ridurre i missionari alla fame e costringerli ad andarsene.

Tuttavia, il religioso non ebbe timore. A chi gli diceva di abbandonare la missione, ripeteva: «La religione è impiantata nell’isola, non cesserà con la mia morte, poiché non è opera degli uomini, ma viene da Dio». E il suo esempio di testimonianza evangelica attirò numerose conversioni, al punto che anche il figlio del re si fece battezzare. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: il sovrano e gli anziani andarono su tutte le furie; e Niuliki decise di mettere fine a questa situazione che minava il suo potere. Il 28 aprile 1841, un gruppo di uomini armati di lance e di asce, guidati da Musu-Musu, genero del re, entrarono nella capanna dei missionari e trovarono Pietro. Lo uccisero a colpi di bastone e di ascia.

Il re credeva così di aver risolto il problema e di essersi definitivamente sbarazzato del cristianesimo. Invece la morte del missionario fece fiorire l’evangelizzazione. Si avverarono le parole di Pietro e nel giro di pochi anni la maggioranza della popolazione si convertì. Anche gli assassini di Pietro e lo stesso Musu-Musu si pentirono e si fecero battezzare. Il genero del re volle perfino essere sepolto vicino al martire.

In questo modo il missionario francese aveva realizzato il suo sogno di portare il Vangelo ai popoli lontani e aveva vissuto secondo il motto scelto: «Amare Maria e farla amare». Fu canonizzato il 12 giugno 1954 da Pio XII. (nicola gori)