· Città del Vaticano ·

A Santa Marta il Pontefice denuncia le politiche economiche inique

Per i carcerati e per i nuovi poveri «nascosti»

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
06 aprile 2020

È per i carcerati, costretti in celle sovraffollate, e per i tanti nuovi poveri «nascosti», vittime di politiche economiche ingiuste, che Papa Francesco ha pregato e offerto la messa celebrata lunedì mattina, 6 aprile, nella cappella di Casa Santa Marta. Con una certezza: questo non è un discorso da “comunisti” ma «è il centro del Vangelo» ed è «su questo che noi saremo giudicati».

«Penso a un problema grave che c’è in parecchie parti del mondo. Io vorrei che oggi pregassimo per il problema del sovraffollamento nelle carceri» ha detto il vescovo di Roma, a braccio, all’inizio della celebrazione trasmessa in streaming, aggiungendo: «Dove c’è un sovraffollamento — tanta gente lì — c’è il pericolo, in questa pandemia, che finisca in una calamità grave». E ha concluso: «Preghiamo per i responsabili, per coloro che devono prendere le decisioni in questo, perché trovino una strada giusta e creativa per risolvere il problema».

Per la meditazione nell’omelia il Pontefice ha preso spunto dal brano del Vangelo di Giovanni (12, 1-11) proposto dalla liturgia del giorno. «Questo passo — ha fatto notare — finisce con un’osservazione: “I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù”» (12, 10-11).

«L’altro giorno — ha proseguito il Papa — abbiamo visto i passi della tentazione: la seduzione iniziale, l’illusione poi cresce, il secondo passo, e terzo: cresce e si contagia e si giustifica». Ma, ha messo in guardia Francesco, in realtà «c’è un altro passo: va avanti, non si ferma». Per coloro che lo perseguitavano, infatti, «non era sufficiente mettere a morte Gesù, ma adesso anche Lazzaro, perché era un testimone di vita». Ma, ha precisato, «io vorrei oggi soffermarmi su una parola di Gesù: “I poveri infatti li avete sempre con voi”».

«Sei giorni prima della Pasqua» — ha sottolineato il Papa, ripetendo le parole di Giovanni per far presente che «siamo proprio alla porta della Passione» — Maria «fa questo gesto di contemplazione: Marta serviva — come l’altro passo — e Maria apre la porta alla contemplazione». Invece «Giuda pensa ai soldi e pensa ai poveri, ma “non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro”», come scrive Giovanni nel Vangelo (12, 6).

Purtroppo, ha insistito il Pontefice, «questa storia dell’amministratore non fedele è sempre attuale, sempre ce ne sono, anche a un alto livello: pensiamo ad alcune organizzazioni di beneficenza o umanitarie che hanno tanti impiegati, tanti, che hanno una struttura molto ricca di gente e alla fine arriva ai poveri il quaranta per cento, perché il sessanta è per pagare lo stipendio a tanta gente». Ma questo «è un modo di prendere i soldi dei poveri».

Francesco ha rilanciato «la risposta è Gesù». E proprio su queste parole ha voluto centrare la sua meditazione: «I poveri infatti li avete sempre con voi»: questa «è una verità».

«I poveri ci sono, ce ne sono tanti» ha affermato il Papa. «C’è il povero che noi vediamo — ha spiegato — ma questa è la minima parte; la grande quantità dei poveri sono coloro che noi non vediamo: i poveri nascosti». E, ha continuato, «noi non li vediamo perché entriamo in questa cultura dell’indifferenza che è negazionista e neghiamo: no, no, non ce ne sono tanti, non si vedono; sì, quel caso...». Ma così facendo diminuiamo «sempre la realtà dei poveri». Invece di poveri «ce ne sono tanti, tanti».

In effetti, ha proseguito Francesco, «se anche non entriamo in questa cultura dell’indifferenza, c’è un’abitudine di vedere i poveri come ornamenti di una città: sì, ci sono, come le statue; sì, ci sono, si vedono; sì, quella vecchietta che chiede l’elemosina, quell’altro», quasi fosse «una cosa normale»: come se fosse «parte dell’ornamentazione della città avere dei poveri».

«La grande maggioranza — ha denunciato il vescovo di Roma — sono i poveri vittime delle politiche economiche, delle politiche finanziarie». Tanto che «alcune recenti statistiche» presentano questo quadro riassuntivo: «Ci sono tanti soldi in mano a pochi e tanta povertà in tanti, in molti». Proprio «questa è la povertà di tanta gente vittima dell’ingiustizia strutturale dell’economia mondiale».

Oggi più che mai, ha affermato il Papa, ci sono «tanti poveri che provano vergogna di far vedere che non arrivano a fine mese; tanti poveri del ceto medio che vanno di nascosto alla Caritas e di nascosto chiedono e provano vergogna». Attualmente «i poveri sono molto più» numerosi «dei ricchi; molto, molto» di più. Ed ecco che «quello che dice Gesù è vero: “I poveri infatti li avete sempre con voi”».

La questione da porre a se stessi è allora: «Ma io li vedo, me ne accorgo di questa realtà? Soprattutto della realtà nascosta: coloro che provano vergogna di dire che non arrivano a fine mese».

«Ricordo che a Buenos Aires — ha confidato Francesco — mi avevano detto che l’edificio di una fabbrica abbandonata, vuota da anni, era abitato da una quindicina di famiglie che erano arrivate in quegli ultimi mesi. Io sono andato lì. Erano famiglie con bambini e avevano preso ognuno una parte della fabbrica abbandonata per vivere. E, guardando, ho visto che ogni famiglia aveva dei mobili buoni, mobili che ha un ceto medio, avevano la televisione, ma sono andati lì perché non potevano pagare l’affitto».

Lo stesso accade ovunque nel mondo: «I nuovi poveri, che devono lasciare la casa perché non possono pagarla, vanno lì», dove possono. Ed è «quell’ingiustizia dell’organizzazione economica o finanziaria che li» riduce così.

«E ce ne sono tanti, tanti» di poveri, ha rilanciato il Pontefice. A tal punto «che li incontreremo nel giudizio». E «la prima domanda che ci farà Gesù è: “Come vai con i poveri? Hai dato da mangiare? Quando era in carcere, lo hai visitato? In ospedale, lo hai visto? Hai assistito la vedova, l’orfano? Perché lì ero io”». Si tratta di una certezza: «Su questo saremo giudicati. Non saremo giudicati per il lusso o i viaggi che facciamo o l’importanza sociale che avremo. Saremo giudicati per il nostro rapporto con i poveri».

Dunque, ha concluso il Pontefice, «se io, oggi, ignoro i poveri, li lascio da parte, credo che non ci siano, il Signore mi ignorerà nel giorno del giudizio». Perché «quando Gesù dice “I poveri li avete sempre con voi”, vuol dire: “Io, sarò sempre con voi nei poveri. Sarò presente lì». Ma questo, ha aggiunto, «non è fare il comunista, questo è il centro del Vangelo: noi saremo giudicati su questo».

Papa Francesco ha concluso la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare alla Madre di Dio la sua preghiera, sostando davanti all’immagine mariana della cappella di Santa Marta, accompagnato dal canto dell’antifona Ave Regina Caelorum.