· Città del Vaticano ·

Per gli anziani soli nella pandemia

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

La preghiera del Papa nella messa a Santa Marta

15 aprile 2020

«Preghiamo oggi per gli anziani, specialmente per coloro che sono isolati o nelle case di riposo. Loro hanno paura, paura di morire da soli. Sentono questa pandemia come una cosa aggressiva per loro. Loro sono le nostre radici, la nostra storia. Loro ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria. Preghiamo per loro perché il Signore sia loro vicino in questo momento». È con questa preghiera, a braccio, che Papa Francesco ha aperto la messa celebrata mercoledì mattina, 15 aprile, nella cappella di Casa Santa Marta, e trasmessa in diretta streaming.

«Ieri — ha subito ricordato Francesco nell’omelia — abbiamo riflettuto su Maria di Màgdala come icona della fedeltà: la fedeltà a Dio». Ma «com’è questa fedeltà a Dio? A quale Dio? Proprio al Dio fedele» ha rilanciato il Papa nella sua meditazione.

«La nostra fedeltà non è altro che una risposta alla fedeltà di Dio» ha spiegato il Pontefice. Il Signore infatti «è fedele alla sua parola», è «fedele alla sua promessa» e «cammina con il suo popolo portando avanti la promessa vicino al suo popolo». Egli, ha ribadito, è «fedele alla promessa: Dio, che continuamente si fa sentire come Salvatore del popolo perché è fedele alla promessa»; Dio «che è capace di ri-fare le cose, di ri-creare, come ha fatto con questo storpio dalla nascita a cui ha ri-creato i piedi, lo ha fatto guarire: il Dio che guarisce, il Dio che sempre porta una consolazione al suo popolo». Il riferimento del Pontefice è stato al passo degli Atti degli apostoli (3, 1-10) proposto dalla liturgia come prima lettura, che racconta appunto di un uomo, storpio fin dalla nascita, che viene guarito, attraverso la preghiera di Pietro «nel nome di Gesù Cristo».

Dunque, questo è «il Dio che ri-crea una ri-creazione nuova: questa è la sua fedeltà con noi. Una ri-creazione che è più meravigliosa della creazione». È, ha spiegato il Pontefice, «un Dio che va avanti e che non si stanca di lavorare — diciamo “lavorare”, ad instar laborantis (cfr Sant’Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali 236) come dicono i teologi — per portare avanti il popolo, e non ha paura di “stancarsi”, diciamo così».

Proprio «come quel pastore che, quando rientra a casa, si accorge che gli manca una pecora e va, torna a cercare la pecora che si è perduta lì» (cfr Matteo 18,12-14). Insomma, «il pastore che fa gli straordinari, ma per amore, per fedeltà». E «il nostro Dio — ha affermato Francesco — è un Dio che fa gli straordinari, ma non a pagamento: gratuitamente. È la fedeltà della gratuità, dell’abbondanza».

«La fedeltà — ha proseguito il Papa — è quel padre che è capace di salire tante volte sul terrazzo per vedere se torna il figlio e non si stanca di salire: lo aspetta per fare festa» (cfr Luca 15, 21-24)

Perciò, ha aggiunto Francesco, «la fedeltà di Dio è festa, è gioia, è una gioia tale che ci fa fare come ha fatto questo storpio: entrò nel tempio camminando, saltando, lodando Dio (cfr Atti degli apostoli 3,8-9). La fedeltà di Dio è festa, è festa gratuita. È festa per tutti noi».

«La fedeltà di Dio — ha insistito il Pontefice — è una fedeltà paziente: ha pazienza con il suo popolo, lo ascolta, lo guida». Di più: Dio arriva anche a spiegare lentamente e a riscaldare il cuore, proprio «come ha fatto con questi due discepoli che andavano lontano da Gerusalemme: scalda loro il cuore perché tornino a casa» ha sottolineato Francesco, facendo riferimento al passo del Vangelo di Luca (24, 13-35) che racconta l’episodio di Emmaus.

«La fedeltà di Dio — ha detto ancora il Papa — è quello che non sappiamo: cosa è successo in quel dialogo, ma è il Dio generoso che ha cercato Pietro che lo aveva rinnegato, che aveva rinnegato». Noi «soltanto sappiamo che il Signore è risorto ed è apparso a Simone: cosa è successo in quel dialogo non lo sappiamo (cfr Luca 24,34). Ma sì, sappiamo che era la fedeltà di Dio a cercare Pietro». Perché «la fedeltà di Dio sempre ci precede e la nostra fedeltà sempre è risposta a quella fedeltà che ci precede». Dunque, «è il Dio che ci precede sempre». È come «il fiore del mandorlo, in primavera: fiorisce per primo».

«Essere fedeli — ha concluso il Pontefice — è lodare questa fedeltà, essere fedeli a questa fedeltà è una risposta a questa fedeltà».

Successivamente, con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori il Papa ha invitato «le persone che non possono fare la comunione» a fare la comunione spirituale. Per poi concludere la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Il vescovo di Roma ha infine sostato in preghiera davanti all’immagine mariana nella cappella di Casa Santa Marta. E la sua preghiera è stata rilanciata, a mezzogiorno, nella basilica Vaticana dal cardinale arciprete Angelo Comastri attraverso la recita del Regina Caeli e del rosario.