· Città del Vaticano ·

Il mondo secondo Minna Canth

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A 175 anni dalla nascita della romanziera finlandese più conosciuta e amata

17 aprile 2020

«Uno scrittore deve mostrare tutto esattamente come è nella realtà, senza nulla abbellire. La letteratura deve essere uno specchio che dimostra agli uomini come sono»: sono queste le parole che hanno fatto da sfondo a Roma all’incontro teso a celebrare, a 175 anni dalla sua nascita, la figura di Minna Canth, scrittrice e giornalista finlandese vissuta nella seconda metà dell’Ottocento. Minna Canth e l’emancipazione della donna è stato il tema attorno al quale si sono confrontate le studiose Carla Santoro, responsabile per la letteratura del sito Cultfinlandia, e Taika Martikainen, professoressa di lingua e letteratura finlandese al Liceo Sibelius di Helsinki.

All’attività letteraria la scrittrice affiancò, infatti, per tutta la vita (1844-1897) il costante impegno per l’uguaglianza di genere e a favore dei diritti dei soggetti più deboli, in particolare, di quello allo studio per le ragazze di ogni ceto sociale. Proprio l’attualità, con la recente elezione a premier di una donna e la forte impronta femminile nei ruoli di leadership, come da tradizione scandinava, ha offerto lo spunto per una prima riflessione, una sorta di bilancio sulla storia del femminismo finlandese.

L’intervento, a tal proposito, di Carla Santoro ha ricordato il discorso inaugurale di Jenni Haukio, consorte del presidente della Repubblica finlandese, per l’anno giubilare di Minna Canth, iniziato il 19 marzo 2019: «Grazie anche a lei, in ambito di uguaglianza tra uomini e donne, la Finlandia si colloca oggi al secondo posto nel mondo. Le nostre ragazze possono avanzare a qualsiasi posizione sognata, anche ad un’altissima carica come la presidenza della Repubblica o la direzione della radiotelevisione». Taika Martikainen ha voluto sottolineare, invece, quanto, nonostante le umili origini, fosse stata incoraggiata dal padre a frequentare le scuole e a perseverare nel raggiungimento dell'autonomia, anche dopo il matrimonio con il chimico Ferdinand Canth.

Tenacia e caparbietà furono proprio i tratti distintivi di Minna che, a dispetto delle critiche e delle aggressioni che subì da parte dei connazionali per la sua lotta contro ogni forma di oppressione e sopruso sociale, mai si perse d’animo, continuando a battersi per giusti princìpi. «Se vivesse questo nostro tempo, la Canth certamente contrasterebbe le minacce e le diffamazioni, diventate pratica quotidiana della società odierna, come i proclami di odio, senza risparmiarsi nel progetto di costruire un futuro più giusto, non sopraffatto dalla paura e da chi la fomenta» dichiara la Santoro. E battagliera Minna lo fu anche nel reggere le prove che la vita le sottopose: nel 1879 la sua esistenza virò drasticamente.

Rimasta sola con sette figli dopo la perdita del marito, rifiuta l’appoggio, anche economico, dei parenti: si rimboccò le maniche, tornò nel paese d’origine e decise di riscattare la merceria del padre, di cui assume la gestione. In pochi anni la sua visione del mondo prende una prospettiva del tutto diversa. Alla conduzione dell’attività commerciale e alla presenza accanto ai figli affianca la scrittura, che, fin da subito, si caratterizza per lo stile fortemente realistico, per la potenza con cui illustra la magra esistenza dei poveri e denuncia ingiustizie e sottomissioni.

Non a caso, la Martikainem ha voluto sottolineare che la Canth rappresenta il primo autore in Finlandia ad essersi ispirato al naturalismo francese e alle correnti del realismo europeo, i cui modelli confluirono nelle sue opere. Già nelle due commedie — scritte da Minna negli anni Settanta e portate in scena un decennio dopo — Furto con scasso e Nella casa di Roinila è evidente quanto lo stile delle opere teatrali assuma i contorni della tragedia umana. La stessa autrice confessò che, durante la scrittura del dramma La moglie dell’operaio, sentiva in sé coraggio, libertà e spirito di sfida, propri dei protagonisti dell’opera. A tal punto si appassionò ai personaggi nati dalla sua penna che dal 1880, fino alla morte, Minna Canth non smise mai di scrivere.

Ma anche il pubblico si lasciò coinvolgere e trasportare dalla veridicità del suo stile. Pur fortemente critico nei confronti delle istituzioni, il primo pezzo teatrale drammatico ebbe un discreto successo, mentre il successivo, I figli della sventura, risultò a tal punto forte nel suo naturalismo, che fu ritirato dalle scene dopo un’unica rappresentazione: tuttavia il pubblico partecipò emotivamente a quel dramma, in parte piangendo, in parte indignandosi, in parte addirittura svenendo. «Certo è che, da quel momento, ogni opera di Minna Canth era attesa con trepidazione e curiosità — spiega la Santoro — destinata com’era a spaccare la platea, ma sempre ad animare il dibattito. E mai deluse il suo pubblico».

In Sylvi e Anna-Liisa la crudezza delle storie di disperazione raccontate intendono denunciare, senza mezzi termini, l’oppressione e le costrizioni cui erano sottomesse, e a cui la società dell’epoca non offriva alternativa, le donne delle fasce più povere della popolazione. Nel 1886 con il romanzo psicologico di formazione Hanna, unica opera della Canth pubblicata in italiano (Vocifuoriscena, 2016) l’autrice raccoglie le tematiche femministe a lei care, senza, tuttavia, vestirle di preconcetti ideologici: qui il realismo si fa più raffinato, senza nulla togliere alla lacerante analisi di un paese che, pur nel mezzo di un pieno risveglio nazionale, si rivela arcaico in quanto al ruolo delle donne nella società. Hanna, infatti, pur appartenendo ad una famiglia borghese, vede la sua inesauribile voglia di studiare e conoscere contrastata dai ragazzi coetanei, già liberi ed emancipati, che la costringono a rinunciare alla sua vocazione professionale. Non le è possibile realizzarsi in ciò che unisce uomini e donne: libertà, giudizio e intelletto.

«Oltre a combattere per i diritti dei poveri e l’emancipazione femminile Minna Canth fu innanzitutto, una donna, e persino vulnerabile — ha concluso Taika Martikainen — infatti, negli studi più recenti è stata ridimensionata l’“eroina”, restituendo all’autrice le sembianze umane di una figura coraggiosa, intelligente, ma anche estremamente sensibile». Minna Canth: Sensibile, dolce e fervida è, non a caso, il titolo della nuova biografia critica. Approfondendo la conoscenza di questa letterata non sfuggirà perché diverse città della Finlandia ospitano la sua statua. L’unica immagine femminile scolpita, da sempre, nella storia della letteratura. finlandese. L’unica scrittrice chiamata dal popolo finlandese semplicemente Minna.

di Silvia Camisasca