· Città del Vaticano ·

Nella messa di lunedì il Papa chiede di non ricadere «nel sepolcro della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche di armi, dei bambini senza educazione»

Il dopo pandemia sia la risurrezione dei popoli

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14 aprile 2020

Sono a un bivio i progetti del «dopo pandemia» e Papa Francesco lo ha indicato senza mezzi termini: o scommettere «per la risurrezione dei popoli» o ricadere «nel sepolcro della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione». È un forte invito a scegliere «il bene della gente» quello che il vescovo di Roma ha rilanciato celebrando la messa, la mattina del 13 aprile, lunedì dell’Angelo, nella cappella di Casa Santa Marta

«Preghiamo oggi — ha detto, a braccio, all’inizio della celebrazione, trasmessa in diretta streaming — per i governanti, gli scienziati, i politici, che hanno incominciato a studiare la via d’uscita, il dopo pandemia, questo “dopo” che è già incominciato: perché trovino la strada giusta, sempre in favore della gente, sempre in favore dei popoli».

Per la meditazione nell’omelia il Papa ha preso le mosse dal passo evangelico di Matteo (28, 8-15) proposto dalla liturgia. «Il Vangelo di oggi — ha affermato il Pontefice parlando dall’ambone, con accanto il cero pasquale — ci presenta un’opzione, un’opzione di tutti i giorni, un’opzione umana ma che regge da quel giorno: l’opzione tra la gioia, la speranza della risurrezione di Gesù, e la nostalgia del sepolcro».

Sono «le donne», ha spiegato il Papa, che «vanno avanti a portare l’annuncio (cfr Mt 28, 8): sempre Dio incomincia con le donne, sempre». Le donne «aprono strade». Le donne «non dubitano: sanno; lo hanno visto, lo hanno toccato. Hanno anche visto il sepolcro vuoto».

«È vero che i discepoli — ha proseguito Francesco — non potevano crederlo e hanno detto: “Ma queste donne forse sono un po’ troppo fantasiose”, avevano i loro dubbi». Ma le donne «erano sicure e loro alla fine hanno portato avanti questa strada fino al giorno d’oggi: Gesù è risorto, è vivo tra noi» (cfr Mt 28, 9-10).

E poi c’è l’altra opzione, la nostalgia del sepolcro: «È meglio non vivere con il sepolcro vuoto» perché «ci porterà tanti problemi questo sepolcro vuoto e la decisione di nascondere il fatto». Del resto, ha fatto notare il Papa, «è come sempre: quando non serviamo Dio, il Signore, serviamo l’altro dio, il denaro».

Il Pontefice ha invitato a ricordare che Gesù stesso ha detto che ci «sono due signori: il Signore Dio e il signore denaro», ma «non si può servire ambedue». E proprio «per uscire da questa evidenza, da questa realtà — ha fatto presente Francesco — i sacerdoti, i dottori della Legge hanno scelto l’altra strada, quella che offriva loro il dio denaro e hanno pagato: hanno pagato il silenzio» dei soldati (cfr Mt 28, 12-13).

Sì, ha insistito il Papa, hanno pagato «il silenzio dei testimoni». Eppure, ha aggiunto, persino «una delle guardie aveva confessato, appena morto Gesù: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”» (Mc 15, 39).

«Questi poveretti non capiscono, hanno paura perché ne va della vita» ha affermato il Pontefice tratteggiando lo stato d’animo dei soldati , e così «sono andati dai sacerdoti, dai dottori della Legge». E «loro hanno pagato: hanno pagato il silenzio». E «questa, cari fratelli e sorelle, non è una tangente: questa è corruzione pura, corruzione allo stato puro».

«Se tu non confessi Gesù Cristo il Signore» ha messo in guardia il Pontefice, è perché ha il sopravvento «il sigillo del tuo sepolcro, dove c’è la corruzione». Certo, ha riconosciuto il Papa, «è vero che tanta gente non confessa Gesù perché non lo conosce, perché noi non lo abbiamo annunciato con coerenza; e questo è colpa nostra». Invece «quando davanti alle evidenze si prende questa strada, è la strada del diavolo, è la strada della corruzione: si paga e stai zitto».

È a questo punto che Francesco ha agganciato la sua meditazione alla concretezza della realtà di questo tempo così complesso: «Anche oggi, davanti alla prossima fine — speriamo che sia presto — di questa pandemia, c’è la stessa opzione: o la nostra scommessa sarà per la vita, per la risurrezione dei popoli, o sarà per il dio denaro: tornare al sepolcro della fame, della schiavitù, delle guerre, delle fabbriche delle armi, dei bambini senza educazione» e «lì c’è il sepolcro».

Concludendo, il vescovo di Roma ha auspicato che «il Signore — sia nella nostra vita personale sia nella nostra vita sociale — ci aiuti sempre a scegliere l’annuncio: l’annuncio che è orizzonte, è aperto, sempre». E «ci porti a scegliere il bene della gente» e anche a non «cadere mai nel sepolcro del dio denaro».

È con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori che il Papa ha invitato «le persone che non hanno adesso la possibilità di comunicarsi» a fare la comunione spirituale. E ha concluso la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare la sua preghiera alla Madre di Dio, sostando davanti all’immagine mariana nella cappella di Casa Santa Marta. Accompagnato dal canto dell’antifona mariana Regina Caeli.